Ponte di Genova, tensione su Conte per il decreto. L'accusa: si è mosso da solo

Ponte di Genova, Salvini e Di Maio  accusano il premier Conte  per il decreto: si è mosso da solo
LE INDAGINI
MILANO Il giallo sul decreto-copertina per Genova si ingrossa. Oltre ai malumori della Lega ci sarebbero anche quelli del M5S. In mezzo il premier Giuseppe Conte che avrebbe agito in solitaria, stretto dagli alleati, arrivando però a una soluzione senza provvedimenti concreti. Per la prima volta, infatti, le tensioni nei confronti del premier arriverebbero anche dai grillini. Che, pur di salvare il ministro Toninelli, fanno trapelare malumore per le mosse del presidente del Consiglio. Non a caso, ricorda l'agenzia Agi, Di Maio non è sceso in conferenza stampa a presentare il decreto, giovedì scorso. Da Palazzo Chigi smentiscono questa ricostruzione, ma il tema c'è.
L'EMERGENZA
Non c'è solo la ricostruzione del ponte Morandi ad agitare il Governo. L'emergenza rimane la demolizione dei tronconi del vecchio ponte, un passo cruciale per liberare strade e ferrovie e rendere accessibile anche il porto. Ma anche per mettere in sicurezza l'area circostante il viadotto crollato. Ecco perché c'è una strada che si sta valutando in queste ore. Lasciare al governatore della Liguria, Giovanni Toti, già commissario per l'emergenza, la gestione della fase di demolizione del vecchio ponte, che peraltro coincide con il mandato di emergenza ricevuto subito dopo il crollo. In questo nuovo scenario, Toti potrebbe affidare la demolizione anche alla stessa Autostrade, senza violare il contratto di concessione. Certo, si tratta di una soluzione che deve ancora essere tarata con gli equilibri di governo, e non è scontato che trovi il via libera considerato l'altolà categorico su Autostrade del vicepremier, Di Maio e di Toninelli. Ma sono in molti a definire questa soluzione «di buon senso» nell'esecutivo. La fase due della ricostruzione rimarrebbe in capo al nuovo commissario previsto dal decreto emergenze. Al quale, pare, sarà anche affiancato un coordinatore politico. Di questo si parlerà martedì a Palazzo Chigi nel corso dell'incontro con gli enti locali previsto per ritoccare il decreto.
Intanto, per il crollo del ponte Morandi c'è un nuovo elenco di potenziali responsabili. Nei giorni scorsi gli uomini del primo gruppo della guardia di finanza hanno consegnato ai magistrati una lista di altre sessanta persone su cui potrebbero ricadere le responsabilità penali per il collasso del viadotto che ha causato 43 vittime. Una prima lista di venticinque nomi è stata integrata e la nuova informativa è sulla scrivania del magistrati di Genova che indagano sul disastro. Toccherà a loro, adesso, procedere a eventuali nuove iscrizioni. Del resto venerdì scorso il capo della Procura di Genova Francesco Cozzi è stato chiaro: «E' possibile che il numero degli indagati aumenti», ha anticipato.
ACCELERAZIONE
Al momento gli indagati sono venti, le ipotesi di reato contestate sono disastro colposo, omicidio colposo stradale plurimo e omicidio colposo plurimo con aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro. Ora ci sono altre figure al vaglio: insieme al numero uno di Autostrade per l'Italia, Fabio Cerchiai, figurano dipendenti della Spea, controllata di Atlatia che si occupa di monitoraggio e manutenzione, funzionari del ministero dei Trasporti e rappresentanti del Provveditorato. Dirigenti, tecnici e dipendenti che, secondo gli investigatori, erano a conoscenza delle condizioni del ponte e si occuparono del progetto di retrofitting. Questa accelerazione non è tanto conseguenza dell'analisi delle mail e degli sms agli atti dopo i sequestri di telefoni e computer, quanto dell'approfondimento degli organigrammi e delle relazioni sui lavori di manutenzione del ponte dal 2013 in poi. Cioè a partire da quando Spea compie nuovi monitoraggi statici sul Morandi: i risultati sono tutt'altro che rassicuranti, perciò si comincia a discutere di un progetto di retrofitting. Nel 2015 la società inizia ad abbozzare il progetto da 20 milioni di euro che dovrebbe mettere in sicurezza i piloni 9 e 10 e rinsaldare gli stralli, proprio quelli che avrebbero ceduto alle 11,36 del 14 agosto. Il 12 ottobre 2010 il cda di Autostrade approva il piano di retrofitting, ma contemporaneamente arriva lo studio del Politecnico di Milano che segnala le criticità del ponte: disparità di tenuta dei tiranti (nel punto dove si verificherà il cedimento) e si consiglia di piazzare dei sensori. Ma Autostrade rinvia l'operazione. A gennaio 2017 la Direzione di vigilanza del ministero dei Trasporti riceve da Aspi il progetto di Autostrade, che contiene anche la relazione del Politecnico, e a febbraio 2018 il comitato tecnico ministeriale presieduto da Roberto Ferrazza mette il suo timbro. Tra reiterate sollecitazioni di Autostrade affinché il ministero firmi il decreto di approvazione finale - che sarebbe arrivato con 60 giorni di ritardo - il via libera ai lavori arriverà solo a giugno 2018, troppo tardi per evitare la morte di 43 persone. E nel frattempo, nonostante i ripetuti allarmi, nessuno ha ridotto o chiuso il traffico sul viadotto.
CONVERSAZIONI IN CHAT
La prossima settimana saranno sentite almeno una decina di persone, come testimoni, tra Autostrade e Spea, ma anche i docenti del Politecnico e i tecnici del Cesi che stilarono due studi, nel 2016 e nel 2017, in cui indicavano la necessità di monitoraggi continui. Dal 24, invece, toccherà all'ad di Autostrade Giovanni Castellucci e al direttore del primo tronco Stefano Marigliani, entrambi indagati. Mentre dalle chat telefoniche sarebbero emerse conversazioni interessanti, perciò altre persone saranno ascoltate come informate sui fatti. Intanto Autostrade fa sapere che le foto dei cavi arrugginiti del ponte sono contenute nel «rapporto Spea 2013, quindi descrivono una situazione superata a partire dal gennaio 2016».
Roberta Amoruso
Claudia Guasco
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Domenica 16 Settembre 2018, 09:24






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