Migranti, piano Ue: «Chi non accetta la redistribuzione pagherà i rimpatri». Conte: «Paesi di arrivo non siano soli». Viminale: «Va superato Dublino»

Mercoledì 23 Settembre 2020
Migranti, il piano dell'Unione europea: «Meccanismo automatico per salvati in mare. Meno peso su Paesi primo ingresso»
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«Il Patto sulla Migrazione è un importante passo verso una politica migratoria davvero europea. Ora il Consiglio Ue coniughi solidarietà e responsabilità. Serve certezza su rimpatri e redistribuzione: i Paesi di arrivo non possono gestire da soli i flussi a nome dell'Europa». Il premier Giuseppe Conte vede il bicchiere mezzo pieno di fronte al nuovo piano su asilo e migrazione presentato oggi dalla Commissione europea di Ursula von der Leyen

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Lamorgese: superare il sistema di dublino

Un frullato di misure già viste, ma dosate col misurino e condite con molto pragmatismo nordico per cercare di andare incontro un po' a tutti i Paesi dell'Ue per trovare un difficile compromesso. Un mix in cui l'Italia trova riconosciuto uno dei suoi cavalli di battaglia, i ricollocamenti dei migranti soccorsi in mare, ma non «quel netto superamento del sistema di Dublino da noi auspicato», come nota il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese.

 

Il patto, che von der Leyen definisce «un giusto equilibrio tra solidarietà e responsabilità», e che il responsabile dell'Interno tedesco Horst Seehofer indica come «una buona base di discussione» su cui si metterà subito al lavoro nella veste di presidenza di turno del Consiglio dell'Ue, propone un meccanismo europeo di solidarietà obbligatoria, ma con elementi di flessibilità. I Paesi dell'Unione potranno infatti scegliere di aiutare uno Stato membro sotto pressione, con i ricollocamenti o i rimpatri sponsorizzati - ma secondo quote precise calcolate su Pil e popolazione - e comunque con l'allontanamento del migrante preso in carico, entro otto mesi.

Un sistema messo a punto tenendo presente il no dei Visegrad, dei Baltici e dell'Austria ai ricollocamenti, ma che a ben guardare nella misura dei rimpatri sponsorizzati prevede che «se entro otto mesi non saranno stati effettuati tutti i rimpatri presi in carico, lo Stato partner che si è impegnato nell'impresa sarà obbligato ad accogliere sul suo territorio quanti restano da allontanare», come ha spiegato la madrina della proposta, la commissaria svedese Ylva Johansson. 
 

 

Un dettaglio non di poco conto, di fronte al quale la Repubblica Ceca, per bocca del ministro dell'Interno Jan Hamacek, ha già levato gli scudi, col rifiuto netto di qualsiasi forma di ridistribuzione obbligatoria dei migranti. E rispetto alla quale l'austriaco Sebastian Kurz ha già espresso tutte le sue perplessità, segnando il difficile percorso del piano nella discussione futura al Consiglio.

Un'iniziativa, quella presentata da Johansson in tandem col vicepresidente greco Margaritis Schinas, che pur cercando di conciliare punti di vista diametralmente opposti prova ad offrire certezze ai soccorritori dei migranti in mare ed eliminare il balletto delle soluzioni ad hoc, con le navi lasciate per settimane in attesa di sbarcare in un porto sicuro. Un punto che dimostra l'attenzione alle richieste dell'Italia e degli altri Paesi del fronte meridionale, con un sistema di solidarietà automatico con ricollocamenti volontari fino al 70% ed un sistema correttivo che scatterà in mancanza delle adesioni necessarie da parte degli Stati partner, con le capitali che saranno obbligate a scegliere di partecipare attraverso i ricollocamenti o i rimpatri sponsorizzati.

Una misura che guarda anche all'attualità delle ultime ore, con la Francia che si appella all'Italia affinché lasci sbarcare la Alan Kurdi, con oltre 130 migranti a bordo. Il Patto, che Johansson definisce «un passo avanti per l'Italia», si ripropone anche di mandare in soffitta la norma di Dublino, rimpiazzata dal Regolamento per la gestione e l'asilo, ma che di fatto continua a porre la responsabilità per il migrante entrato illegalmente nell'Ue sul Paese di primo ingresso (da qui il commento non proprio entusiasta del Viminale), seppure con l'introduzione di una serie di possibilità che consentono una distribuzione: se ad esempio il migrante ha già un parente nell'Ue, il Paese in cui risiede il congiunto sarà responsabile anche per il nuovo arrivato.

Oppure se il migrante in precedenza ha lavorato o studiato in uno Stato diverso da quello di primo ingresso, sarà quel Paese a farsene carico. La nuova norma prevede anche di lasciare immutati i paletti sui movimenti secondari - rispecchiando le istanze di Germania, Olanda, Svezia ed altri Paesi nordici - e di sigillare le vie d'uscita lasciate attualmente dal regolamento di Dublino, con i migranti in fuga dalle autorità del Paese di primo ingresso che raggiungono l'Europa del nord per presentare la loro richiesta d'asilo. Un piano, secondo Amnesty International, che con nuove procedure serrate e un forte accento sui rimpatri «innalza muri e rafforza le barriere».

Ultimo aggiornamento: 24 Settembre, 07:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA