Regionali, Meloni: ora gioco di squadra. Ma Forza Italia avverte: «Basta trazione Lega»

Martedì 28 Gennaio 2020 di Emilio Pucci

A Salvini arriva un doppio messaggio dagli alleati. E il contenuto in pratica è lo stesso. Il primo lo spedisce FI: «Senza di noi al Sud la Lega non vince. Ora serve maggiore collegialità, Salvini non può pensare di fare tutto da solo». Il secondo lo invia FdI: «Salvini ha fatto una campagna più che altro da leader del suo partito, è arrivato il momento che cominci a ragionare in termini di coalizione».
La tesi dunque è che un Capitano' al comando non basta più, la Lega non può trainare l'alleanza senza condividere la linea con gli altri azionisti. Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni ovviamente non salgono sul carro di quelli che puntano il dito contro l'ex ministro dell'Interno. Il primo con i suoi non ha lesinato critiche al segretario leghista. Certo, la Lega sfonda in Emilia ma alcune mosse di Salvini a suo dire hanno allontanato l'elettorato moderato.

Regionali, Salvini: «Io rifarei tutto». E punta sul Campidoglio

CAMPAGNE UNITARIE
La seconda ha detto apertamente quello che pensa: «Si può migliorare il gioco di squadra, si può fare un lavoro più condiviso. Oltre a essere scelti dal centrodestra, i candidati debbono essere percepiti come candidati di tutta la colazione. Bisogna fare una campagna elettorale più insieme». Il cahier de doléances è lungo. Alcuni passaggi già noti: ad agosto Salvini annunciò il nome della Borgonzoni senza concordarlo con gli alleati, al comitato della candidata c'erano solo bandiere della Lega, il Capitano ha fatto resistenze perfino ad organizzare il comizio finale di Ravenna. Insomma, per FI e FdI alcuni errori sono stati commessi, innanzitutto andrebbe frenata la voglia di Salvini di personalizzare sempre ogni campagna elettorale.
In ogni caso «nulla da recriminare nei confronti di nessuno», mette in chiaro Meloni, «abbiamo fatto tutti un gran lavoro, pancia a terra, sia Salvini sia noi. Non utilizzerò il risultato delle regionali per spaccare la coalizione del centrodestra». FdI è il partito che cresce maggiormente. In Calabria è arrivata quasi all'11%, in Emilia ha sfiorato il 9. Ma è anche il partito che ha ricavato ancora poco dalla crescita dei consensi. Non per altro un big di FdI sottolinea un semplice dato: «La Lega amministra con le regioni dove esprime un governatore 16 milioni di persone. Forza Italia circa 6 milioni. Fratelli d'Italia, invece, ha in dote solo l'Abruzzo».
E quindi se il Pd chiede un «riequilibrio» dell'asse di governo a M5S, la stessa musica suona ora nel centrodestra. FdI punta a candidare Fitto («l'unico ad avere una macchina elettorale già attiva», ammette un leghista) in Puglia e Acquaroli nelle Marche. Salvini però - è novità delle ultime ore - dopo aver lasciato intendere che era cosa fatta, ci sta ripensando: troppo pericoloso, dopo la batosta emiliana, rinchiudersi nella ridotta della Toscana, dove il rischio di una nuova sconfitta è concreto. E' vero infatti che la Lega, pur non avendo una struttura, in Calabria ottiene il 12,25%, ma è evidente che il Meridione è sempre più controllato da FdI e FI. Meglio, per il Capitano, giocarsela in una di queste regioni, piuttosto che consegnare un'altra vittoria a un alleato che poi glipresenterà il conto.
Gli azzurri, per esempio, oltre ad esprimere la prima donna presidente della regione Calabria (sommando i voti al partito e quelli della lista civica a sostegno arriva al 20%), guidano la Basilicata e il Molise e probabilmente presto potranno conquistare pure la Campania con Caldoro. Il problema per Berlusconi è appena si risale verso nord. In Emilia FI ha racimolato uno striminzito 2,56%. Ecco perché l'ala moderata forzista è in subbuglio. «Basta è il grido dell'ala moderata scimmiottare la linea sovranista di Salvini e Meloni. Dobbiamo mettere in discussione la leadership di Salvini, cambiare strategia altrimenti rischiamo di non poterci più neanche presentare alle prossime elezioni». Carfagna è più diplomatica: «Ora la priorità è riorganizzare la nostra area, abbandonando la tattica della spallata all'esecutivo».
Al momento il Capitano ha davanti due strade: la prima è quella della piazza, continuare a girare le regioni, innervosire la maggioranza. La seconda è quella di palazzo: «Dieci senatori M5S confida un senatore sono pronti a fare il salto. A quel punto sarà possibile presentare una mozione di sfiducia al governo».

Ultimo aggiornamento: 14:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA