Meloni, un’ora con Salvini: tregua verso le Europee, poi il vertice con Metsola

Il messaggio all’alleato: no a scontri frontali coi vertici Ue. Intesa sul Trentino. La presidente dell’Eurocamera: «Giorgia una leader pro Europa, contiamo su di lei»

Giovedì 7 Dicembre 2023 di Francesco Bechis e Andrea Bulleri
Meloni, un ora con Salvini: tregua verso le Europee, poi il vertice con Metsola

In piedi tra le fioriere uno di fronte all’altra, a scambiarsi battute come due vecchi amici. Dopo un’intera ora vis-a-vis nell’ufficio della premier, a «fare il punto» sui dossier domestici e (soprattutto) europei, e dopo un caffè nei dintorni di Palazzo Chigi, è questa l’istantanea che viene diffusa del colloquio tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Uno scatto che, nelle intenzioni degli staff, racconta più delle parole. E prova a sancire la “tregua” nel centrodestra in vista delle urne in direzione Bruxelles. Perché se molto rumore aveva fatto l’affondo di Salvini contro Roberta Metsola, accusata di guardare a un nuovo «inciucio Ue» coi socialisti, ecco che a Palazzo Chigi è andato in scena l’incontro chiarificatore. Colloquio reso ancor più necessario dal fatto che proprio la presidente dell’Europarlamento sarebbe stata ricevuta di lì a poco nella sede del governo, a suggellare il suo tour nel sud del Belpaese con un abbraccio alla premier italiana («una donna forte e pro-Ue, ed è per questo che contiamo su di lei», commenterà più tardi Metsola ospite da Bruno Vespa). 


IL COLLOQUIO
A Salvini, Meloni ribadisce in sostanza quanto anticipato ai microfoni di Rtl, nell’intervista con cui apre la sua lunga giornata ammettendo di aver affrontato un anno «tosto» («il segreto è vivere giorno per giorno, come direbbe Rambo», scherza). Il messaggio al suo vice è questo: anche in Europa si può costruire una maggioranza di centrodestra sul modello italiano. Ma senza strappi. Insomma: un conto è «fare campagna» per escludere la sinistra dal prossimo governo dell’Ue. Un altro alzare i toni oltre il livello di guardia contro gli attuali vertici di Bruxelles, come la stessa Metsola o la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Figure di spicco del Partito popolare (a cui è affiliata Forza Italia), con le quali Meloni coltiva un rapporto personale oltre che politico. Meglio abbassare il tiro, spiega Meloni all’alleato. 


A fine incontro, in ogni caso, fonti qualificate di governo parlano di un «clima come sempre amichevole» tra la premier e il suo vice.

Il colloquio «è stata l’occasione per fare il punto sulla situazione politica e aggiornarsi sui principali dossier». Tra i due, viene riferito, c’è «piena sintonia» per portare a termine il programma, «con l’ambizione di rivincere le elezioni politiche» tra quattro anni. E non è un caso se proprio ieri sera sembra tornato il sereno in Trentino, dove da settimane è stallo fra alleati sulla nuova giunta: il governatore leghista Fugatti ha firmato la nomina di Francesca Gerosa come vicepresidente in quota FdI. Uno stallo, che stando ai rumors, aveva impedito finora di concentrarsi sulla campagna elettorale nelle quattro Regioni al voto nel 2024. 


I nodi europei tornano sul tavolo di Chigi durante il successivo tete-à-tete con Metsola. Con la presidente del Parlamento Ue Meloni affronta i temi sul tappeto al prossimo Consiglio europeo: Ucraina e Medio oriente, migrazioni, allargamento dell’Ue. Più tardi, su Rai1, Metsola non lesina complimenti all’amica Giorgia: «Quando parla lei si vede che l’Italia conta. Io – aggiunge – non conto solo sulla sua amicizia ma anche sulla leadership, con cui ha messo l’Italia al centro del dibattito europeo». Al di là della reciproca stima, proprio come von der Leyen anche Metsola ha qualcosa da chiedere alla timoniera del governo italiano: il sostegno alla sua ricandidatura come leader dell’Europarlamento. Ma il tema resta sullo sfondo. 


LA PARTITA
Così come sullo sfondo rimane la partita del Mes, la cui ratifica dovrebbe approdare alla Camera la prossima settimana. Meloni concorda con Salvini: la discussione sul fondo salva-Stati va tenuta agganciata a quella sul nuovo patto di Stabilità. La trattativa ancora non si è sbloccata. «Non si può dire sì a una riforma del Patto che poi non si può rispettare», dà la linea la premier in radio di buon mattino.

«Un’Europa seria deve tenere in considerazione le strategie che si è data: Pnrr, transizione energetica e digitale». A Rtl Meloni affronta uno per uno tutti i temi di questi giorni: dal femminicidio di Giulia Cecchettin («non abbiamo capito abbastanza l’impatto del Covid sulla socialità dei giovani», osserva) fino alla «piccolissima ma rumorosa parte della magistratura» che fa «altro rispetto al suo ruolo».

Poi le critiche al premierato: «Non abbiamo toccato volutamente il ruolo del presidente della Repubblica», mette in chiaro: chi contesta la riforma era «abituato a fare il bello e cattivo tempo facendo e disfacendo il governo nei palazzi». Infine il salario minimo: «Un po’ sorrido – commenta – M5S e Pd in dieci anni al governo non l’hanno fatto».

E «mi stupisce» la posizione dei sindacati che, pur rivendicando in piazza i 9 euro l’ora, «firmano contratti collettivi da cinque euro all’ora. Bisognerebbe essere un po’ coerenti», ribatte. Colpo su colpo. Come farebbe Rambo. 
 

Ultimo aggiornamento: 8 Dicembre, 08:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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