Quegli incarichi inesistenti e le millanterie su Mattarella

Sabato 15 Giugno 2019 di Barbara Jerkov
Nemmeno sapevano, i furbetti della cricca togata, che Stefano Erbani, consigliere giuridico del Quirinale tirato in ballo nelle loro conversazioni, è il successore di Ernesto Lupo, di cui era stato il vice. Per cui, dicendo che Giuseppe Pignatone sarebbe andato a svolgere un incarico da consigliere giuridico (bis?) al Colle dopo la pensione prendendo il posto non di Erbani ma di Lupo, in realtà stavano svelando la loro totale ignoranza anche solo dell'organigramma interno del Quirinale. Molte parole, molte promesse, moltissime millanterie, evidentemente.

E ancora. Sergio Mattarella non ha mai parlato con Luca Lotti o altri di nomine di magistrati, ripetono al Quirinale, l'unico incontro è quello del 6 agosto scorso scorso, in visita di congedo da ministro e non si è parlato di magistratura. In queste ore difficili sono in molti a ritenere che i primi a tifare per uno scioglimento del Consiglio superiore fossero proprio Luca Palamara, Cosimo Maria Ferri e i loro amici-colleghi. Perché facendo di tutt'erba un fascio è fatale non capire più chi sono i buoni e chi i cattivi, l'azione disciplinare promossa nei loro confronti sarebbe finita nel nulla e, con nuove elezioni generali, avrebbero potuto sperare di rientrare in Consiglio, magari con uomini diversi, ma sempre spinti dalle loro cordate.

Senza contare i mesi e mesi di vacatio nell'autogoverno della giustizia, proprio in un momento come questo in cui la magistratura ha più che mai bisogno di una guida salda, trasparente e autorevole. Ecco a cosa ha pensato Mattarella quando giovedì ha annunciato le elezioni suppletive per i soli togati dimissionari: inutile, è stato il chiaro monito del Colle, rivotare se non cambiano prima le norme così da scongiurare un Consiglio superiore fotocopia dell'attuale. L'amarezza per i veleni che emergono in queste ore è immaginabile, ma anche la volontà di tener viva la parte sana del Consiglio.
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