Mostro di Firenze, dopo 33 anni spunta un nuovo proiettile

Mostro di Firenze, dopo 33 anni spunta un nuovo proiettile
Cinquant'anni dopo il primo omicidio - nel 1968 a Signa - il caso del Mostro di Firenze, mai chiuso, torna a far parlare di sé con un colpo di scena nelle indagini, che non si sono mai chiuse e che la procura di Firenze sta portando avanti. Tra i reperti è spuntata un'ogiva mai trovata prima. È stata estratta poco tempo fa da un cuscino che era nella tenda dei francesi Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili, la coppia uccisa nel settembre 1985 a Scopeti di San Casciano Val di Pesa (Firenze). 



Un colpo andato a vuoto, o che potrebbe aver solo sfiorato una delle vittime. Il fatto è che di questo proiettile nessuno si era accorto finora. Grazie ai nuovi accertamenti, coordinati dal procuratore aggiunto Luca Turco, i carabinieri del Ros hanno dovuto riesaminare tutti i reperti conservati. E così, 33 anni dopo l'ultimo duplice delitto delle coppiette, è spuntata fuori l'ogiva, estratta dal cuscino con estrema cautela dai militari. Il reperto sembra in condizioni migliori rispetto a tutti gli altri. La presenza era stata già ipotizzata da Edoardo Franchi, medico legale consulente dell'avvocato Vieri Adriani, legale delle vittime francesi, in una ricostruzione del delitto degli Scopeti effettuata in base ai reperti autoptici. 

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Ma sposta qualcosa questo ritrovamento? Secondo fonti investigative, è flebile la speranza che possa rappresentare un punto di svolta. Comunque sia, il reperto sarà esaminato e confrontato con gli altri disponibili. Lo scopo della consulenza balistica sarà di stabilire se sia stato sparato dalla Beretta calibro 22, l'arma mai ritrovata che sarebbe stata usata in tutti i delitti e punto fermo di decenni di indagini, o addirittura da un'altra pistola. Questo secondo scenario riporta al fronte nuovo su cui si sono impegnati gli investigatori nell'ultima fase. C'è una pistola di interesse investigativo: è quella di cui nel 2013 denunciò il furto l'ex legionario Giampiero Vigilanti, 87 anni, indagato di recente dalla procura di Firenze insieme al dentista Francesco Caccamo, 88 anni. 

 
 

Difficilmente tuttavia il consulente nominato dalla procura fiorentina per i test balistici potrà dire una parola definitiva in assenza di una comparazione con l'arma - o le armi - dei delitti. Accertamenti sarebbero in corso anche per verificare la presenza eventuale di Dna sull'ogiva, extrema ratio di un'indagine dove ci si sforza di non lasciare nulla indietro. A 33 anni dall'ultimo delitto, agli inquirenti conviene affidarsi alla scienza, sperando che le analisi condotte con tecnologie di ultima generazione possano fornire nuove risposte a questioni mai risolte. Al momento, tuttavia, gli esami condotti sui reperti, non avrebbero fatto emergere nuovi elementi di prova, né a carico del medico e dell'ex legionario né di tutti coloro che, nel tempo, sono stati iscritti sul registro degli indagati. I termini delle indagini preliminari sono scaduti il 30 novembre ma in linea teorica possono essere prorogati ancora sei mesi. Il tempo stringe. A breve sulle scrivanie del pm Luca Turco e del procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo arriverà l'informativa finale degli investigatori. Poi la parola definitiva toccherà al gip anche nel caso di una richiesta di archiviazione. 
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Lunedì 3 Dicembre 2018, 11:13






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1 di 1 commenti presenti
2018-12-03 15:02:09
Caso antico. Responsabile condannato e deceduto nel frattempo. Tanto lavoro sugli scaffali e tante esigenze di giustizia disattese. Ma preferiscono cincischiare con casi antichi alla ricerca di soluzioni inutili. Ma di prime (o seconde...) pagine. Non esiste un controllore del tempo perduto... e pagato?