Feto nel water portato in una busta in ospedale: coppia sotto accusa a Chieti

Martedì 28 Luglio 2020 di Monica Di PIllo
Feto nel water portato in una busta in ospedale: coppia sotto accusa

Quando due anni fa abortì  spontaneamente nel bagno di casa era all’ottavo mese di gravidanza, ma lo aveva nascosto ai medici del Sert di Pescara che l’avevano in cura con il metadone e agli operatori del 118: non si era mai sottoposta a un controllo ginecologico, né l’aveva esortata a farlo il suo compagno. È per questo che il gip di Chieti, Andrea Di Berardino, ha rigettato l’archiviazione proposta dal pm nei confronti di A. D. L., 28 anni, di Francavilla, in provincia di Chieti, e del suo compagno S. D. A., chiedendo al pm di riformulare il capo di imputazione contestando la violazione della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza, per non aver osservato le norme sull’interruzione volontaria di gravidanza con la sua condotta omissiva, non essendosi mai sottoposta ad una visita ginecologica . Anche il compagno dovrà rispondere di concorso, non avendola mai spinta a farsi visitare. I due ora rischiano fino a tre anni di reclusione.

Nei loro confronti l’inchiesta era stata aperta due anni fa: era il 12 giugno del 2018 quando la donna chiamò il 118 per chiedere aiuto perché stava male e aveva perso sangue mentre era nel bagno di casa a Francavilla. Immediato l’intervento del medico del 118, a cui la giovane mentì, riferendo di essere incinta di 5 mesi. Portata in ospedale, ai medici che le praticarono il raschiamento, mentì nuovamente, affermando addirittura di non sapere di essere incinta. I medici scoprirono che era all’ottavo mese e chiesero alla donna dove fosse il feto, che qualche ora più tardi venne portato in ospedale, all’interno di una busta di plastica, dal suo compagno che riferì di averlo ritrovato nel water. Subito la procura aprì un’inchiesta per fare luce sulla vicenda e dall’autopsia emerse che il bambino era nato morto.

 

Ultimo aggiornamento: 13:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA