Mafia, arrestato dalla Dia a Trapani il figlio del boss Gaetano Badalamenti: era a casa dalla madre

Mercoledì 5 Agosto 2020

Per l'autorità brasiliana era latitante dal 2017. Eppure Leonardo Badalamenti, 60 anni, il secondogenito di Gaetano Badalamenti (morto nell'aprile 2004), il boss che negli anni settanta è stato a capo della cupola di Cosa Nostra, poi riconosciuto come mandante dell'omicidio di Peppino Impastato, era libero. Su di lui era stato spiccato un mandato di cattura internazionale emesso dai giudici di San Paolo, con l'accusa di associazione criminale finalizzata al traffico di stupefacenti e falsità ideologica. Stamane il figlio del capomafia, morto in un carcere degli Usa in cui scontava una pesantissima condanna per narcotraffico, è stato arrestato dalla Dia mentre si trovava in casa della madre, a Castellamare del Golfo, in provincia di Trapani. In attesa dell'estradizione, è stato trasferito nel carcere Pagliarelli di Palermo

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In Brasile, tra l'altro, Badalamenti era già stato arrestato nel 2009: quella volta fu il Ros dei Carabinieri a mettergli le manette nell'ambito di un'operazione che portò all'a cattura di altre 19 persone indagate in concorso, per associazione mafiosa, corruzione, truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche e trasferimento fraudolento di valori. Non solo. Su Badalamenti c'erano una serie di indagini delle autorità brasiliane. Secondo gli inquirenti, sarebbe stato a capo di un'organizzazione criminale impegnata tra il 2003 e il 2004 a negoziare titoli di debito pubblico emessi dal Venezuela attraverso l'intermediazione di un funzionario corrotto del Banco centrale. Titoli che servivano per garantire l'apertura di linee di credito in istituti bancari esteri. In seguito a suo carico è stata aperta una inchiesta per un tentativo di truffa ai danni delle filiali della Hong Kong Shanghai Bank, della Lehman Brothers e dell'Hsbc per un importo di diverse centinaia di milioni di dollari. Ad arrestare il figlio di don Tano sono stati gli uomini della Dia di Palermo coordinati dal reparto 'Investigazioni giudiziariè in collaborazione con il Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia (Scip) e la polizia brasiliana. Nonostante fosse ricercato, Badalementi jr non ha mantenuto un profilo basso. Nei giorni scorsi era stato denunciato dai carabinieri per essersi nuovamente impossessato di un casolare in contrada Uliveto a Cinisi, che gli era stato confiscato. Il figlio del boss aveva infatti ottenuto dai giudici della corte di assise la restituzione del bene, finito per errore nel decreto di confisca. Senza attendere la notifica del provvedimento Badalamenti ha rotto il catenaccio per entrare nell'immobile, ne è nato uno scontro violentissimo con il sindaco di Cinisi, Giangiacomo Palazzolo, tanto che sono intervenuti i carabinieri che lo hanno fatto sloggiare e lo hanno denunciato. 

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La querelle era stata innescata dopo che il figlio del boss aveva presentato il 23 luglio scorso un'istanza al Comune, intimando al sindaco di sgomberare il casolare. Solo che il provvedimento di revoca della confisca era stato notificato a Badalamenti dai carabinieri di Castellammare del Golfo (città dove ormai vive), ma non ancora al sindaco di Cinisi. Da qui lo scontro tra i due e la denuncia per esercizio arbitrario delle proprie ragioni. «Mi sono dovuto misurare come primo cittadino con un atteggiamento violento e fuori da ogni regola, sembrava uno di quei film dove ad un certo punto i boss tornano dall'estero e dicono 'adesso ci riprendiamo quello che è nostrò. - ha detto Palazzolo - Mi sono opposto con forza e grazie all'intervento dei carabinieri abbiamo fermato questa prevaricazione che aveva anche la pretesa di essere fatta in nome della legge». «L'arresto di questa mattina - ha commentato il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese,- dimostra, ancora una volta, la professionalità e l'impegno delle nostre Forze dell'ordine sul fronte del contrasto alla criminalità organizzata e l'importanza strategica della cooperazione internazionale di polizia come strumento per una più efficace azione di prevenzione e repressiva contro fenomeni ed interessi criminali che superano i confini nazionali».​​
 

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