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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

Parasite, la lotta di classe in verticale
Bong e una Palma d'oro feroce e spiazzante



Una famiglia povera, che vive col sussidio di disoccupazione, abita in uno scantinato di una zona degradata. L’ingegnoso primogenito riesce a introdursi in una famiglia agiata, in una splendida villa. Con lo stesso stratagemma riesce a collocare successivamente anche padre, madre e sorella. Ma alcuni inattesi intoppi fanno degenerare la situazione.
Se con “Snowpiercer” la lotta di classe si combatteva in modo orizzontale, all’interno di un treno lanciato a folle corsa, adesso con “Parasite” (meritatissima ultima Palma d’oro a Cannes) si manifesta in modo verticale, dai bassi fondi puzzolenti e bagnati della città agli ariosi spazi verdi di dimore e giardini da ricchi, ma anche all’interno di quest’ultime, dalle stanze limpide e perfettamente in ordine agli interrati che nascondono segreti.
Il grande ritorno del regista sudcoreano Bong Jong-ho in patria e alle sue coordinate preferite è un film esplosivo, dove è incredibile la capacità di creare in poco più di due ore un intreccio a orologeria debordante, esagerato, pieno di trovate: nella prima parte ci si diverte tantissimo, mentre la tragedia avanza; poi la commedia sociale si tinge progressivamente di nero, fino alle estreme conseguenze, mentre la regia si muove negli spazi, sia esagerati delle ville sia angusti delle squallide abitazioni popolari, disegnando movimenti sempre morali, prima che geometrici. E usando la tecnologia come arma di divertimento (i ragazzi che si mandano i messaggi non sapendo di essere a un metro l’uno dall’altro), o di minaccia (la foto che la vecchia governante scatta col cellulare, diventando oggetto di scontro fisico), Bong si dimostra anche capace di leggere la modernità in esemplare funzione narrativa.
La dissonanza tra i due mondi è abissale. Non c’è conciliazione: per essere ammesso alla tavola dei ricchi, il povero deve giocare d’inganno, farsi passare per uno di loro, nonostante l’odore rimanga uguale, riconoscibile e insopportabile all’olfatto dei benestanti. Nel mondo dorato delle stanze asettiche la borghesia è più stupida che ingenua, evanescente e incapace perfino di far da mangiare o di guidare un’auto, mentre i bambini giocano agli indiani e sono già fortemente disturbati. Ai poveri non resta che ingegnarsi e indignarsi, fino a una feroce ribellione, che tuttavia termina in un’ulteriore condanna, prendendo non il posto dei ricchi, ma bensì di altri poveri, in un finale malinconicamente sognato.
Nel sotto/sopra tra slapstick e horror, che sembra echeggiare la stratificazione di “Us”, e con Gianni Morandi che canta inaspettatamente “In ginocchio da te”, “Parasite” è un perfetto gioco al massacro. Politicamente feroce. Voto: 8.



CHE BELLO SE INCONTRI GLI ORSI INVASORI - “La famosa invasione degli orsi in Sicilia” è tratto da un romanzo di Dino Buzzati, dove si narra di Leonzio, il grande Re degli orsi, che va alla ricerca di suo figlio Tonio, scomparso nelle acque del fiume. Lo troverà in un circo, nel mondo degli umani, dove regna un malvagio Granduca. Ma grazie al mago De Ambrosiis riuscirà a resuscitarlo, dopo la caduta in un esercizio di equilibrismo. Arrivati al potere, però gli orsi dimostreranno di avere gli stessi difetti degli umani.
L’animazione italiana, certo non rumorosa, è comunque viva, si pensi anche ad Alessandro Rak, anche se qui lo Studio di produzione è francese: Prima Linea Productions. Raccontandola attraverso un cantastorie, il fumettista Lorenzo Mattotti, che ha disegnato gli ultimi manifesti della Mostra del cinema, mette in scena una favola dai toni semplici, con messaggi precisi (ecologia, animalismo, fascino del Potere) e un incanto costante, dai colori sgargianti, in vasti paesaggi e con un senso forte del mistero (come l’ultimo che resterà intatto anche alla fine).
Presentato all’ultimo festival di Cannes, in Un certain regard, segna il debutto nel lungometraggio di Mattotti, con un ragguardevole risultato. Non è poco.  Voto: 7.
 

 
 
 
 
 

Giovedì 7 Novembre 2019, 19:27
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