Scuole chiuse e genitori a lavoro. Nella Fase 2, come aiutare i bambini?

Mercoledì 20 Maggio 2020
La dott.ssa Anna Rita Verardo, psicologa e psicoterapeuta, offre ai genitori lavoratori gli strumenti utili per rapportarsi alle fragilità dei bambini durante la Fase 2

“I bambini sanno più di quello che pensiamo. La cultura del segreto li lascia soli a trovare risposte a domande più grandi di loro (…) quelli che siamo abituati a chiamare “traumi” possono condizionare la nostra vita e le nostre relazioni. I bambini imparano dagli adulti di riferimento: non solo dalle parole che diciamo ma da come ci comportiamo. Siamo noi i loro primi modelli. Abbiamo una grande responsabilità nei confronti dei bambini”. Questo il parere medico della dott.ssa Anna Rita Verardo, psicologa e psicoterapeuta, laureata presso l’Università La Sapienza di Roma e specializzata in terapia cognitivo comportamentale e sistemico relazionale. Ora che le scuole sono chiuse e i genitori sono rientrati a lavoro o sono in affanno tra smartworking, scuola online, disinfezione della casa, hanno bisogno di supporto per aiutare i loro figli già segnati da fragilità.

Gli esperti italiani di psichiatria confermano che le fasi due da Coronavirus vedranno aumentati i rischi di depressione e problemi psicologici. Un aumento di stress può andare ad impattare su precedenti stati di fragilità, alcuni di essi possono essere anche estremamente risalenti. Anzi, è sempre più diffusa la consapevolezza nell’opinione pubblica di come alcuni traumi siano profondamente radicati nella psiche di ognuno di noi e, per converso e magari come lato positivo, estremamente comuni nella popolazione adulta.

Un’indagine promossa da Save the Children attesta inoltre che in Italia come nel mondo 6 genitori su 10 pensano che i propri figli avranno delle difficoltà al ritorno a scuola dopo i giorni dell’epidemia da Coronavirus. Tutte le metriche relative a fragilità, difficoltà economiche e aumentato bisogno di sostegno per le famiglie sembrano ampiamente confermate. E’ importante, dunque, fornire agli adulti gli strumenti utili per comprendere meglio il comportamento dei bambini e dei ragazzi in questa fase emergenziale, offrendo chiavi di lettura e modalità precise di intervento per rapportarsi a loro.

Questa tematica è affrontata inoltre nel nuovo libro Riparare il trauma infantile edito da Giovanni Fioriti e frutto della collaborazione fra la dot.ssa Verardo e Giada Laureti, sono spiegati i meccanismi alla base dell’elaborazione di esperienze disfunzionali in età evolutiva, la psicopatologia dello sviluppo e, infine, l’intervento clinico. In modo semplice gli adulti possono riconoscere le esperienze relazionali che, pur essendo molto comuni, a volte hanno un effetto determinante sulla traiettoria di sviluppo. “La sensazione di pericolo aumenta se manca il contatto fisico. Le carezze e gli abbracci sono fondamentali per la sicurezza dei più piccoli. I genitori sono fonte di sicurezza per i più piccoli. La vicinanza ripristina lo stato di calma”.

Nel volume sono esposte le principali teorie sul trauma, integrate e spiegate in modo esaustivo. Si apprende come mettere il bambino in condizione di elaborare e dare significato agli eventi della sua vita. Si insegna a padroneggiare, passo dopo passo, l’integrazione nel lavoro clinico tra sistemi motivazionali ed EMDR nei bambini e nei genitori. Si affrontano i grandi temi dei traumi dell’attaccamento, dell’adozione, del lutto, dell’abuso e della vergogna nell’età evolutiva. Si forniscono inoltre schede di lavoro da utilizzare con i bambini e una cartella clinica completa e di facile utilizzo per i terapeuti.

 

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Ultimo aggiornamento: 29 Maggio, 11:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA