Reddito di cittadinanza, numeri record in Ciociaria. Uil: «Dati preoccupanti

Martedì 11 Febbraio 2020 di Stefano De Angelis
I numeri del reddito e della pensione di cittadinanza in Ciociaria fotografano, di riflesso, la crisi economica e occupazionale di un territorio in forte sofferenza. È l'allarme lanciato dalla Uil. Il sindacato non fa sconti e usa una parola su tutte per descrivere lo scenario e incalzare politica e imprenditoria a fare di più per raggiungere l'obiettivo. Quale? Uscire dalla palude. «Servono «politiche di sviluppo, investimenti pubblici e privati. Una politica economica molto più incisiva in grado di rilanciare definitivamente l'occupazione, che in questo territorio è merce rara».

È quanto chiede, a gran voce, Anita Tarquini, segretaria della Uil di Frosinone, che, analizzando la situazione, lancia un appello affinché si cambi passo per ricreare le condizioni su cui basare la crescita e, dunque, un futuro migliore. L'Unione italiana del lavoro parte da un dato, quello della platea dei destinatari della card con l'aiuto di Stato, misura introdotta dal governo per contrastare la povertà e favorire il reinserimento al lavoro, e della cosiddetta pensione di cittadinanza, l'integrazione dell'assegno minimo per chi abbia compiuto 67 anni ed è in linea con i requisiti previsti.

In Ciociaria sono 22.468 le persone che percepiscono una o l'altra forma di sostegno economico. Per un totale di 9.988 famiglie. Un bilancio, spiega la Uil, che colloca la provincia sul podio regionale, «in terza posizione dopo Roma con 137.498 e Latina con 24.400». In media a uomini e donne vengono erogate, mensilmente, 498 euro. «Al di là dei furbetti e degli illeciti scoperti dalle forze dell'ordine spiega la segretaria Tarquini il nostro studio fotografa una realtà che fa tremare i polsi. Le cifre della nostra provincia, infatti, sono le più elevate in termini di importi corrisposti: il territorio ciociaro viene prima di quello romano, dove la media mensile dei percettori si è attestata a 474 euro, e di Latina, dove è di 472 euro».

Da qui, dunque, la richiesta a chi governa la Ciociaria e al mondo dell'industria di trovare la via per ridare slancio e impulso allo sviluppo. «Questa nostra elaborazione conferma le criticità del territorio: posti di lavoro che saltano, aziende in crisi, difficoltà nel trovare una nuova occupazione - aggiunge l'esponente Uil -. Difficoltà confermata anche dai numeri della cassa integrazione: basti pensare che nel 2018 tra ordinaria, straordinaria e in deroga sono state oltre quattro milioni le ore concesse dall'Inps agli uomini e alle donne della nostra provincia, mentre nel 2019 sono arrivate a oltre sei milioni, con un incremento del 51,6 per cento».

La Tarquini conclude: «È chiaro che serve un'inversione di tendenza che non dimentichi chi si trova in difficoltà, ma che offra loro anche una prospettiva futura migliore. È per questo che le politiche attive del lavoro vanno implementate». © RIPRODUZIONE RISERVATA