Omicidio Mollicone, il maresciallo Evangelista lascia il comando dei carabinieri di Arce: fu il primo a indagare sulla caserma

Lunedì 20 Luglio 2020 di Pierfederico Pernarella
Il maresciallo Gaetano Evangelista
Se il giallo del delitto di Serena Mollicone si è andato componendo tassello dopo tassello, allora nel mosaico trova un posto particolare anche il maresciallo dei carabinieri Gaetano Evangelista. Evangelista, in questi giorni, dopo 16 anni di servizio, ha lasciato il comando della Stazione di Arce. Ne assunse la guida nel 2004 al posto di Franco Mottola, poi diventato, insieme al figlio e alla moglie, il principale indiziato per l'uccisione di Serena Mollicone, scomparsa il 1 giugno 2001 e trovata morta nel bosco di Anitrella due giorni dopo.
 
 


In quegli anni nessuno ancora poteva immaginare che la presunta scena del delitto sarebbe diventata proprio la caserma dei carabinieri di Arce. Questo, almeno, sostiene l'accusa e su questa ipotesi avanzata dal sostituto procuratore Beatrice Siravo dovrà pronunciarsi il gup del Tribunale di Cassino, Domenico Di Croce. La decisione è attesa per venerdì 24 luglio. Sarà l'epilogo di una lunga e travagliata vicenda giudiziaria di uno dei principali "cold case" della cronaca nera italiana. Una storia che cominciò a prendere una piega diversa, la più inaspettata, proprio grazie al lavoro del maresciallo Evangelista.

Fu lui, tra i primi, a capire che qualcosa non tornava. A cominciare proprio dalla caserma di cui aveva preso da poco il comando. Era il 2006, le indagini sul delitto Mollicone avevano avuto un'altra clamorosa battuta di arresto. Il carrozziere Carmine Belli, anche in Appello, era stato assolto per non aver commesso il fatto. Uno svarione investigativo, frutto di accurati depistaggi, che aveva lasciato parecchi strascichi. E sospetti.

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«Le voci sul probabile coinvolgimento nella vicenda di Marco Mottola incominciavano ad essere sempre più insistenti», scrivono i carabinieri nell'informativa finale. E il maresciallo Evangelista, proseguono gli investigatori, «iniziò una serie di accertamenti investigativi raccogliendo informazioni, testimonianze ed altra documentazione sul caso Mollicone».

La prima informativa inviata in Procura è del 2006, poi un'altra nel 2007 di oltre un centinaio di pagine. In questi documenti erano contenuti le testimonianze raccolte e l'analisi della documentazione degli atti d'ufficio del 2001, quelli prodotti nei giorni della scomparsa di Serena Mollicone. Materiale investigativo da cui emergevano, scrivono i carabinieri, «una serie di macroscopiche incongruenze che, unite all'atteggiamento poco collaborativo se non addirittura infastidito dai predetti accertamenti, da parte di alcuni militari ancora in servizio nella caserma di Arce».

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Tutto ciò, proseguono gli investigatori dell'Arma, «fece ipotizzare l'inquadramento dell'omicidio nell'ambito dello spaccio di sostanze stupefacenti in cui era coinvolto anche Marco Mottola con il possibile coinvolgimento della famiglia del comandante di Stazione Franco Mottola e di qualche altro militare che nel 2001 prestava servizio alla Stazione carabinieri di Arce».

Evangelista, insomma, fu il primo a capire che la verità andava cercata nella caserma e soprattutto che poteva esserci qualcuno, al di sopra di ogni sospetto, che aveva tentato di coprire quella verità per sviare le indagini. Un sospetto che Guglielmo Mollicone, il papà di Serena, scomparso di recente, già in quegli anni andava predicando, ancora nel vuoto,

Nell'informativa del 2007 il maresciallo Evangelista parla «di un'eventuale attività di depistaggio, risalente al post-delictum, eventualmente collegate con il ruolo del maresciallo Franco Mottola, comandante della Stazione di Arce nel 2001».

Evangelista ipotizza anche il coinvolgimento di una coppia poi scomparsa dalle indagini e dell'appuntato Francesco Suprano, anch'egli in servizio ad Arce. Suprano è uno dei cinque indagati per i quali la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per aver coperto i Mottola in relazione allo spostamento della porta contro cui, secondo la Procura, avrebbe sbattuto la testa Serena Mollicone, per poi perdere conosscenza, nel corso di un litigio con Marco Mottola, il figlio dell'allora comandante dei carabinieri di Arce.

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E il particolare della porta dell'alloggio dei Mottola danneggiata compare per la prima volta propria nell'informativa del maresciallo Evangelista. La circostanza era stata riferita dalla Rosa Mirarchi, la donna che faceva le pulizie nella casa dei Mottola, e anche da Nicole Struglia, una donna che sostituiva nelle pulizie la signora Mirarchi. La porta sarà sequestrata solo 9 anni dopo, nel 2016, ed è ora una delle prove principali dell'accusa grazie agli accertamenti svolti dai carabinieri del Ris e dell'anatomopatologa Cristina Cattaneo sulla salma riesumata di Serena.

Non solo. Il maresciallo Evangelista portò alla luce un'altra misteriosa circostanza: la scomparsa dei registri della caserma di Arce. Sia quello in cui devono essere annotati gli ingressi delle persone civili che non venne mai trovato, che quello riguardante i servizi eseguiti dal comandante che scomparve in «circostanze anomale».

E in quegli anni Evangelista fu il primo ad avanzare sospetti anche sul ruolo del brigadiere Santino Tuzi. Sulla scorta di questi accertamenti la Procura di Cassino aprì un fascicolo delegando le indagini al Reparto operativo del Comando provinciale dei carabinieri di Frosinone. E fu  nel corso di queste indagini che nel marzo del 2008 venne ascoltato Tuzi che per la prima volta disse che Serena Mollicone, la mattina del 1 giugno 2001, era entrata nella caserma di Arce per recarsi nell'alloggio della famiglia Mottola. Confermando i sospetti su cui aveva cominciato ad indagare il maresciallo Evangelista.

  Ultimo aggiornamento: 25 Luglio, 17:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA