Niger, missionario italiano rapito da presunti jihadisti

Missionario italiano rapito in Niger da presunti jihadisti
Il missionario Pierluigi Maccalli è stato rapito la notte scorsa da presunti jihadisti in Niger. Lo ha reso noto padre Mauro Armanino, missionario a Niamey, la capitale del paese africano. «Da qualche mese la zona si trova in stato di urgenza a causa di questa presenza di terroristi provenienti dal Mali e dal Burkina Faso», ha dichiarato all'agenzia vaticana Fides. Padre Maccalli, originario della diocesi di Crema, già missionario per anni in Costa d'Avorio, si trovava nella parrocchia di Bomoanga, diocesi di Niamey, appena rientrato dopo un periodo in Italia.
 


Da tempo è impegnato sia nell'evangelizzazione che nella promozione umana: scuole, dispensari e formazioni per i giovani contadini. Molto attivo anche contro l'infibulazione femminile e la circoncisione maschile, può essere questo uno dei moventi del rapimento. La missione dei padri della Società delle Missioni Africane (Sma) si trova a sud-ovest del Paese, alla frontiera col Burkina Faso e a circa 125 chilometri da Niamey: una zona dove si trovano tanti piccoli villaggi in cui si vive di agricoltura.

All'arrivo della notizia, confermata dalle autorità del Niger, la procura di Roma ha aperto un'inchiesta per sequestro
di persona a scopo di terrorismo: il fascicolo è affidato al sostituto procuratore Sergio Colaiocco. Il ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi è in costante rapporto con l'Unità di crisi della Farnesina che, con gli altri organi dello Stato, segue il caso del rapimento da parte di un gruppo armato.

L'ambasciata d'Italia a Niamey ha formalmente chiesto alle autorità locali di dare «assoluta priorità» alla rapida soluzione della vicenda e in ogni caso di evitare iniziative che possano mettere a rischio l'incolumità di padre Maccalli. «Siamo in attesa che la Farnesina possa darci chiarimenti. Stanno lavorando per capire bene quale sia la situazione, ma non ci sono alcune notizie concrete al momento», dice al Sir padre Walter Maccalli, fratello di «padre Gigi» e a sua volta missionario in Angola. Sulle possibili ragioni del sequestro padre Walter non si esprime: «Sono stati realizzati ospedali e tante altre opere, ma non posso pensare che siano collegate al rapimento. Dobbiamo ancora capire come siano andate le cose. Ci auguriamo con tutto il cuore che possa risolversi per il meglio. Ci sono cose di fronte alle quali non possiamo fare nulla - aggiunge - se non pregare e attendere con fiducia».

Anche lo stesso presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani si è subito mobilitato per il sequestro di padre
Maccalli, chiamando il presidente del Niger, Mahamadou Issoufou, scrive in un tweet.
«Mi ha assicurato che sta
seguendo personalmente la vicenda. La polizia nigerina sta raccogliendo tutte le informazioni utili. Mi terrà aggiornato sui prossimi sviluppi. Conosco bene Issoufou perché lo scorso luglio - aggiunge - dopo che lui era già venuto a Bruxelles, mi sono recato in Niger e quindi ho cercato di sollecitare il suo interessamento
». Il presidente nigerino ha riferito che le forze dell'ordine locali hanno avviato tutte le iniziative per accertare l'accaduto, e se si sia in presenza di un atto legato al terrorismo.

Da parte loro, i confratelli della Società delle Missioni Africane, dalla Curia generalizia di Genova, parlano di un gruppo di uomini armati che dopo essere entrati nel villaggio alle 21.30 locali (23.30 italiane) di ieri hanno rapito il sacerdote, rubando il suo computer e il suo telefono.
«Negli ultimi mesi - spiegano a Fides - le forze dell'ordine avevano messo in guardia i religiosi. La polizia e le forze dell'ordine avevano infatti registrato movimenti sospetti di miliziani jihadisti proprio al confine con il Burkina Faso». Per tutelare la propria sicurezza, i missionari avevano così limitato gli spostamenti e non uscivano più dalla missione durante la notte.

«Dopo il rapimento - riferiscono dalla Curia della Sma - padre Maccalli è stato probabilmente portato al di là della frontiera. Nella confinante regione del Burkina Faso c'è, infatti, una vasta foresta in cui hanno le proprie basi i miliziani jihadisti. Attualmente la diocesi di Niamey ha inviato un gruppo di sacerdoti nel villaggio di padre Maccalli per verificare i fatti e prendere contatti con la comunità locale. Un altro religioso italiano di una parrocchia vicina è stato fatto evacuare e ora è al sicuro a Niamey».

Sconvolta la comunità di Madignano (Cremona), di cui è originario »padre Gigi«, dove vivono i fratelli Clementina e Angelo, e dove attualmente è anche l'altro fratello missionario, padre Walter. Il vescovo di Crema, mons. Daniele Gianotti, ha espresso »la sua vicinanza nella preghiera e in ogni altri forma che possa essere utile«, chiedendo a tutta la diocesi di pregare per il rapito »e per il suo rapido ritorno, in condizioni di piena salute e sicurezza, alla missione a lui affidata«.
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Martedì 18 Settembre 2018, 10:53






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