Smart working, dal lavoro «ibrido» al divieto all'estero: ecco come sarà nel post emergenza

Lunedì 20 Settembre 2021
Smart working, dal lavoro «ibrido» al divieto all'estero: ecco come sarà nel post emergenza

La protezione dei dati (personali e aziendali), la sicurezza dei lavoratori, il diritto alla disconnessione con la definizione dei tempi e delle modalità di lavoro: lo smart working sarà presto regolato nel privato, così come nel pubblico. E sul tavolo del confronto che in tempi stretti sarà riavviato anche per il settore privato arriveranno i grandi 'capitoli' su cui costruire un accordo quadro tra le parti da 'trasferire' nei contratti. O, in ultima istanza, si procederà con un provvedimento legislativo.

 

Smart working, le nuove regole: sul tavolo controlli, sicurezza e diritto alla disconnessione

 

​Smart working, le nuove regole: il lavoro «ibrido»

Di certo entro il 31 dicembre prossimo, con la fine dello stato di emergenza ad oggi fissato a quella data, verrà meno anche la gestione emergenziale di questa modalità di lavoro esplosa con la pandemia: fino ad allora resta in piedi la procedura semplificata per il ricorso al lavoro agile che in sostanza non richiede la necessità di definire accordi individuali. Dopodiché dovranno essere applicate le nuove regole, post-emergenza, che potrebbero anche 'ufficializzare' l'arrivo del lavoro «ibrido», un mix tra lavoro in presenza e da remoto.

 

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Nessun automotatismo per chi è senza green pass

Intanto, l'estensione dell'obbligo del green pass per tutti i lavoratori non dovrebbe prevedere alcun automatismo per il lavoro da remoto a chi è senza certificato verde. La nuova frontiera dello smart working è comunque un altro terreno su cui sindacati e imprese sono chiamati a confrontarsi, oltre ad un eventuale ma al momento non previsto confronto sull'applicazione dell'obbligo di green pass nei luoghi di lavoro, mentre restano aperti con il governo i tavoli sugli ammortizzatori sociali e le politiche attive e per l'attuazione del Pnrr. Temi che, tra gli altri, potrebbero essere al centro già giovedì dell'assemblea annuale di Confindustria.

 

 

Privato e pubblico

Nel settore privato, dove sta lavorando anche una commissione sul lavoro agile insediata dal ministero di via Veneto, il ministro Andrea Orlando punta a riavviare il confronto (aperto ad aprile scorso e poi rimasto in stand by con la proroga dello stato d'emergenza) per arrivare a definire un accordo quadro nazionale con le parti sociali. Solo se così non dovesse essere, sì interverrà con la legge. Nel pubblico impiego il tavolo dell'Aran vede in calendario una nuova riunione con i sindacati mercoledì 22 settembre ed il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, si è già detto convinto che entro un mese possa arrivare il contratto delle Funzioni centrali (ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici) che conterrà anche le regole sul nuovo lavoro agile, faceno così da apripista al resto delle amministrazioni, che dovranno regolarlo entro l'anno.

 

 

Le novità in arrivo: niente lavoro all'estero

Tra le novità in dirittura d'arrivo, secondo l'ultima bozza, il fatto che il lavoro agile non potrà essere svolto dall'estero a meno che la sede di lavoro sia fuori dai confini nazionali. Nell'accordo dovranno essere definite le giornate in smart working e gli orari delle tre fasce di lavoro da remoto (operatività, contattabilità e inoperabilità). In linea generale, le amministrazioni pubbliche entro il 31 gennaio di ciascun anno sono chiamate a redigere il Piano organizzativo del lavoro agile (Pola) che ne individua le modalità attuative prevedendo, per le attività 'smartabilì, che almeno il 15% dei dipendenti possa avvalersene.

 

 

Ultimo aggiornamento: 21 Settembre, 00:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA