Reddito di cittadinanza sarà modificato dal nuovo governo: ecco cosa cambierà

Reddito di cittadinanza sarà modificato dal nuovo governo: ecco cosa cambierà

di Francesco Bisozzi

Non solo quota 100. Il Partito democratico, in vista dell'accordo di governo con i pentastellati e della prossima legge di Bilancio, oltre a puntare a un depotenziamento della misura bandiera della Lega di Matteo Salvini, preme per modificare il reddito di cittadinanza. Ma in questo caso la strada si preannuncia in salita. Se da un lato i cinquestelle paiono disposti ad avallare una revisione del pacchetto con cui da quest'anno è possibile uscire in anticipo dal mondo del lavoro con 62 anni di età e 38 di contributi, dall'altro non hanno alcuna intenzione di rinunciare al loro cavallo di battaglia. Ne sono consapevoli i democratici, che si accontenterebbero in questa fase di raggiungere un accordo di massima per una riforma light del sussidio targato M5S.

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IL MECCANISMO
Il Partito democratico chiede innanzitutto d'implementare il meccanismo per l'inserimento nel mondo lavorativo degli aventi diritto al reddito di cittadinanza. Va ricordato infatti che da questo punto di vista il nuovo strumento non ha dato per ora risultati. I primi patti per il lavoro erano attesi per l'inizio di luglio: diversamente da quanto era stato previsto, i membri delle famiglie che risultano immediatamente attivabili li sigleranno a partire dall'inizio di settembre. In queste ore si ragiona quindi sulla possibilità di inasprire le sanzioni nei confronti di chi non si presenterà nei centri per l'impiego il giorno della convocazione e di chi, in seguito all'avvio del percorso di reinserimento occupazionale, non parteciperà alle iniziative di orientamento e ai progetti indicati dagli operatori. Il rischio che si verifichino defezioni è elevato, a causa dei bassi importi erogati su molte delle card in circolazione. Per chi ha ricevuto somme al di sotto dei 300 euro il gioco potrebbe non valere la candela. Al momento la legge prevede già sanzioni severe per le famiglie che hanno avuto accesso al sussidio nel caso in cui non si dovessero presentare nei centri per l'impiego quando convocate: a chi diserta il primo colloquio viene sospesa l'erogazione del bonus per un mese, una seconda assenza costa due mensilità del reddito di cittadinanza, mentre dopo tre appuntamenti mancati senza giustificato motivo il diritto al beneficio viene revocato.
 

Tra le ipotesi avanzate finora vi è quella di far scattare il decadimento già al secondo appuntamento mancato e di punire chi diserta la prima convocazione senza giustificato motivo con la sospensione di due mensilità del reddito di cittadinanza anziché una. C'è poi il capitolo stranieri. I democrat sono contrari al vincolo dei dieci anni di residenza in Italia, considerato eccessivamente penalizzante per gli extracomunitari che richiedono di accedere al reddito di cittadinanza. Il Pd vorrebbe rimuovere questo vincolo e abbassare l'asticella almeno di 5 anni. A questo proposito, è il caso di ricordare che da aprile le domande presentate dai cittadini extra Ue sono state congelate: lo ha reso noto l'Inps tramite una circolare datata 5 luglio in cui si specifica che il blocco è operativo dal mese di aprile e rimarrà in vigore fino a data da destinarsi, ovvero fino a quando non verrà emanato il decreto attuativo con la lista dei Paesi stranieri i cui cittadini saranno esonerati dall'obbligo di presentare una documentazione del loro Stato di provenienza che attesti la loro situazione reddituale nel luogo di nascita.

LE RISORSE
Infine, il nodo risorse. Stando a quanto dichiarato il mese scorso dal presidente dell'Ufficio parlamentare di bilancio Giuseppe Pisauro davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, in occasione di un'audizione dedicata all'esame degli ultimi provvedimenti relativi ai saldi di finanza pubblica, nel 2019 la spesa per alimentare il sussidio dei grillini potrebbe a 4,4 miliardi di euro, con un risparmio pari a circa 1,2 miliardi di euro rispetto a quanto preventivato. L'obiettivo del Pd, ora che il progetto legato alla flat tax con l'aliquota al 15 per cento pare definitivamente tramontato, è di convincere i pentastellati a utilizzare le risorse in eccesso per finanziare il taglio del cuneo fiscale, così da provocare un aumento, seppur lieve, degli stipendi dei lavoratori.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Giovedì 29 Agosto 2019, 12:12






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