Posto fisso, perché i giovani lo rifiutano? «Idea vecchia, noi sogniamo la fluidità»

Ma i maturandi diffidano dello smart working: «La dad esperienza traumatica»

Venerdì 3 Giugno 2022 di Emiliano Bernardini
Posto fisso, perché i giovani lo rifiutano? «Idea vecchia, noi sogniamo la fluidità»

Il posto fisso? Una visione del secolo scorso. Lavorare nello stesso posto per tutta una vita è un concetto superato. Oggi la parola d’ordine nella vita come nel lavoro è fluidità. Fluido perché nel suo significato intrinseco un fluido non fissa lo spazio e non lega il tempo. Attenzione però perché nulla a che vedere con la “modernità liquida” del sociologo Zygmunt Bauman che annunciava l’avvento del lavoro liquido, ossia a breve termine, insicuro e instabile, preconizzando, quindi, precarietà e disoccupazione. I ragazzi che quest’anno affronteranno la maturità hanno invece le idee chiare su quello che vogliono. Hanno identità multiple, plurime, complesse e fortemente dinamiche. Sognano un mondo che si mescola e che ogni volta crea nuove forme.
Parlare con loro fa risaltare in maniera molto più evidente quanto il concetto di lavoro stia cambiando. Quanto l’idea del contratto a tempo indeterminato, sì insomma, il classico posto fisso meta agognata di generazioni e generazioni non sia più l’obiettivo di quella che viene definita generazione Z. I giovani d’oggi, sono sicuramente molto diversi dai propri genitori, per i quali finire gli studi e iniziare a lavorare coincideva spesso con la formazione di una nuova famiglia. 

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LA NUOVA STABILITÀ
Stabilità è una parola che risuona nelle loro orecchie ma è il modo di raggiungerla che è diverso. Stabilità non vuol dire stare fermi ma anche per ossimoro vuol dire muoversi continuamente. Anche se andando a scavare qualche voce fuori dal coro si trova. E così parte il ritornello un po’ âgée che risuona così: «Lavoro sicuro e famiglia». Nessuno che alla domanda “cosa vuoi fare da grande?” risponda il medico, l’avvocato, il giornalista. No. L’obiettivo è studiare, mescolarsi e percorrere nuove strade. Insomma un continuo divenire e non più un essere per sempre. Fondamentale è continuare a evolversi. Basta chiudersi in uno stesso identico posto per 30 anni. 

CAMBIAMENTO COSTANTE
I giovani vedono nel lavoro uno strumento per crescere e cambiare costantemente. Fuori dai licei romani, con la maturità alle porte, i giovani hanno un concetto molto chiaro del mondo che vogliono costruire. «Credo che sia fondamentale poter cambiare, passare tutta la vita a lavorare le classiche otto ore in un unico posto è un concetto che per noi è superato», dice Elena. «I lavori, per come li conosciamo oggi, hanno bisogno di essere stravolti. Non si può più pensare di restare in un posto per sempre», dice Alice. «Il lavoro salariato non libera l’individuo», spiega Federico. Il tempo è dalla loro parte e per questo sanno di poter tracciare un nuovo percorso. Una strada che apra ad una sorta di rivoluzione. Vogliono spezzare quel gioco che a detta loro «per troppo tempo ha reso le persone schiave del lavoro». 

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L’IMPORTANZA DEL TEMPO
Loro più che nessun altro sanno bene quanto il tempo sia prezioso. Sono i social e il lockdown ad averglielo insegnato. E dunque tutti sono concordi nel dire che «vogliono del tempo per vivere la vita». Ma guai a farli passare per scansafatiche. «C’è molta disinformazione sul mondo dei giovani. Si dice sempre che noi vogliamo i week-end liberi o fare le vacanze. No, noi abbiamo voglia di lavorare ma chiediamo un salario giusto per quello che viene chiesto», ci racconta Beatrice fuori dal liceo Righi. «Chiediamo delle tutele» spiega Elena che proprio per questo vede il suo futuro lontano dall’Italia. «Vorrei un lavoro che mi permetta di viaggiare e che mi permetta anche di fare esperienze in vari ambiti. Insomma, che mi permetta di evolvere», sottolinea Margherita.

Stesso discorso per Marco: «Non ambisco al posto fisso. Spero di poter cambiare spesso e essere più dinamico». Insomma si punta ad un lavoro smart ma guai a parlare di smart working. L’esperienza vissuta con la dad li ha segnati profondamente. «Un’esperienza fallimentare dal punto di vista della formazione», rimarca Federico. I giovani vogliono recuperare il tempo (ecco che torna il concetto di tempo) “perduto”. Hanno fame di relazioni, di scambi e di mescolanza. Perché è attraverso gli scambi che i fluidi diventano ogni volta altro. Per Alice, così come per Marco, Federico, Elena e gli altri: «Stare lontani è disumanizzante. Annulla l’individuo». Insomma fluidità, cambiamento ma soprattutto relazioni umane. E il reddito di cittadinanza? Lo vedono tutti come un ottimo strumento che però deve avere dei confini più definiti. Non c’è nulla di male nell’ottenerlo, ma l’errore è nell’approfittarsene. 
 

Ultimo aggiornamento: 00:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA