Adriano De Grandis
OGGETTI DI SCHERMO di
Adriano De Grandis

Torino 39/4. Tra muti e lunghi notti
il cinema italiano torna a perdersi

Giovedì 2 Dicembre 2021

IL MUTO DI GALLURA di Matteo Fresi (Concorso) – Nella Gallura di metà Ottocento una faida scoppiata tra due famiglie produce una successione spaventosa di omicidi. Emarginato da piccolo in quanto muto, Bastiano diventa il simbolo di questa atroce catena di delitti: cecchino infallibile, si innamora di una giovane contadina, ma osteggiato dal padre vive nella clandestinità, ricercato come capro espiatorio della faida. Da una storia, o probabilmente leggenda, e con un corpo mai ritrovato, Matteo Fresi si muove negli aspri spazi di un territorio, sospeso tra un’idea di western rurale e un melodramma d’amore contrastato. Ma il risultato è abbastanza fragile, la forma prende la via del racconto buono per tutti i gusti, le derive politiche sono appena accennate e la colonna sonora non sempre aiuta. Buono il tentativo, meno il risultato. Voto: 5

LA NOTTE PIÙ LUNGA DELL’ANNO di Simone Aleandri (Fuori Concorso) – Durante il solstizio d’inverno, nella zona di Potenza, alcune storie si compiono: un politico sta per essere arrestato, una cubista è stanca del suo lavoro; un giovane ragazzo è costretto a scappare seminudo nel gelo dalla casa dell’amante matura per improvviso ritorno del marito; tre amici a bordo di un carro funebre cercano di entrare in una discoteca. Il fiato è corto, i racconti slabbrati e poco avvincenti, la messa in scena pecca di esibizionismo (droni e altro) inutile: il film di Aleandri lascia una sensazione di incompletezza in un film sicuramente più ambizioso che riuscito, dove l’insieme vale meno di ogni singola parte. Voto: 4,5.

ALONERS di Hong Seong-eun (Concorso) – Jina lavora in un call center di una compagnia di carte di credito. Impiegata modello (vince sempre la gara del mese), deve fare, malvolentieri, da insegnante a una nuova assunta. Nel frattempo la madre, da poco ritornata a vivere col suo ex marito, muore e Jina vede temporaneamente sfumare l’eredità. Vive in un appartamento da sola e conduce volontariamente una vita isolata, senza amici. Un piccolo film sulla solitudine contemporanea, dove i rapporti personali vengono sostituiti dai vari dispositivi (tv, cellulare) per mantenere contatti con la società. Semplice e didascalico, conserva una vena sovrannaturale (il vicino di casa morto, che Jina pensa invece di vedere sul pianerottolo), che poteva essere sfruttata più incisivamente, anche nel finale, lasciando sospesi i diversi fili del racconto. Voto: 6.

WHAT JOSIAH SAW di Vincent Grashan (Le stanze di Rol) – Una famiglia distrutta dal suicidio della madre, trovata impiccata in un albero del giardino, si ritrova dopo diverso tempo, in un clima fortemente destabilizzato. Il marcio della provincia americana in una sorta di orrore quotidiano, atroce e tragico, senza via d’uscita. Diviso per capitoli, un racconto malsano che genera inquietudine e disagio, spostando radicalmente l’effetto horror, stemperato sulla continuità allucinata di esistenze perdute e non sui dettagli canonici per provocare spavento. Voto: 7.

 

Ultimo aggiornamento: 10:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA