BLOG
Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

Spose che spariscono e spose da maritare
Desplechin tra i fantasmi, Jacir nella realtà


Bisognerebbe sempre dubitare delle cose che sembrano definitive.
Ad esempio: la morte. Uno pensa che la “sparizione” di una persona, possa automaticamente definire, dopo un lungo periodo, la propria morte. Invece le apparenze sono sempre pronte a mostrarci quanto, tutto sommato, l’umanità resti ingenua. Il regista Ismael, per esempio, ha visto sparire oltre 20 anni prima sua moglie Carlotta. Oggi sta girando il suo ultimo film, ma improvvisamente alla nuova compagna Sylvia si presenta proprio la ex moglie data ormai per morta. In realtà ovviamente non è mai morta, era solo fuggita altrove, in India, dove si era perfino risposata e rimasta a sua volta, e stavolta sul serio, vedova. Quindi ha deciso di tornare alle origini, ripresentandosi al primo marito. Un trauma difficilmente sostenibile, un evento che ribalta il presente e le prospettive del futuro.
Coniugando la vita privata con quella artistica, specie nella sua fase costruttiva della sceneggiatura, il regista francese Arnaud Desplechin, che da noi non ha mai avuto l’attenzione che meriterebbe, resta fedele al suo cinema di storie espanse, di vivace complessità e frammentate nel tempo. Se il discorso metacinematografico non è certamente innovativo, il film approda a una lettura quasi ludica (specie nella seconda, aggrovigliata parte), dove tra fantasmi veri e immaginari, noir e commedia, Hitchcock e Truffaut, il gioco diventa una nuvola di intelligenza di scrittura e regia, in una Roubaix da sempre dimora della vita e del cinema di questo regista.
Film d’apertura del festival di Cannes dell’anno scorso, forse meno compatto di “I miei giorni più belli” e certamente più discontinuo, ma più divertente e pieno di energia. Nel vorticoso giro di situazioni, spiazzamenti, paradossi, la narrazione di destreggia in un gioco di simulazione continua. D’altronde stiamo pur sempre parlando di fantasmi. Cast di abbondante bravura: Amalric, Garrel, Cotillard, Gainsbourg (la migliore), Alba Rohrwacher. 
Stelle: 3



WAJIB - INVITO AL MATRIMONIO
Di ritorno dall’Italia Shadi, un giovane architetto che vive a Roma, accompagna il padre Abu, un insegnante molto conosciuto, a portare, come da tradizione casa per casa, l’invito alle nozze della sorella. Siamo a Nazareth in una famiglia palestinese cristiana e strada facendo i due uomini discutono di se stessi, di politica, di tradizioni, in un territorio occupato dagli israeliani.
La regista Annemarie Jacir si muove in un percorso esistenziale, tra echi di Kiarostami e Panahi, facendo tiepidamente esplodere contraddizioni e rapporti complicati. “Wajib” è interessante, non particolarmente originale, ma sincero e sempre di attualità. 
Stelle: 3
 

Giovedì 26 Aprile 2018, 23:56
COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti