Adriano De Grandis
OGGETTI DI SCHERMO di
Adriano De Grandis

Spike Lee e Assayas rileggono la Storia
Dolan se stesso, ma il meglio è "L'ospite"

Sunday 21 June 2020
Si torna (pian piano) al cinema. È già una buona notizia. Nel frattempo continuano le offerte sulle piattaforme per quei titoli che forse avrebbero trovato una sala o forse anche no. Qui una nuova sintesi delle proposte.

DA 5 BLOODS – COME FRATELLI di Spike Lee – Quattro veterani afroamericani della guerra in Vietnam, tornano mezzo secolo dopo in Asia, in cerca del corpo del loro quinto amico, scomparso in battaglia, ma soprattutto del tesoro dei lingotti d’oro, trovato per caso durante gli assalti ai vietcong e ora nascosto nella giungla. Spike Lee forse si interroga su troppe cose, tra l’urgenza politica (così forte tra l’altro in questi giorni) e una storia di avidità umana, che alla fine non può non minare tutta la spedizione. Da un punto di partenza che ricorda “Soldi sporchi” di Raimi, un resoconto sul passato che ritorna a chiedere giustizia e un presente dove la battaglia per i diritti dei neri è ancora aspra e drammatica. Spike Lee, che non ama usare il fioretto, scuote la vicenda con una prima parte da rimpatriata quasi goliardica e poi la affoga in una lotta violenta e malsana, dove il tradimento è all’ordine del giorno e le contraddizioni vengono a galla (il sostegno a Trump di uno degli afroamericani). Meno riuscito del precedente “Blackkklansman”, più aggrovigliato nella sua esagerazione e ambiguità costante, con quell’elastico estetico del formato e i continui rimandi soprattutto a Huston e soprattutto Coppola, paga l’idea ambiziosa di raccontare conflittualità storiche e individuali, volendone fare un manifesto definitivo del suo cinema.  Voto: 5,5.

MATTHIAS ET MAXIME di Xavier Dolan (Miocinema)
- Matthias e Maxime (lo stesso Dolan) non sono più adolescenti, sono arrivati sulla soglia dei 30 anni e forse è il caso che decidano la propria vita. Vivono in maniera differente la propria omosessualità e un bacio scambiato per gioco cinematografico spinge la loro amicizia a qualcosa di più. E Maxime sta partendo per l’Australia. Ma gli ostacoli (personali) non sono pochi. Dolan cerca di ricostruire ambientazione ed epoca, in un susseguirsi di estenuanti, chiassose chiacchierate in libertà, dove esplodono goliardia e conflittualità, spaesamento e voglia di vivere. Ma il regista si perde in quel vortice ombelicale di parole, dimostrando di essere entrato in surplace creativo da qualche tempo, continuando a rielaborare la (propria). Ma almeno due momenti intimi sono belli e creano empatia ed emozione. Voto: 6.
WASP NETWORK di Olivier Assayas (Netflix
) - Di sicuro non è tra i più indimenticabili del regista francese: basato su fatti reali (il traffico, negli anni ’90, di finti dissidenti cubani in Florida, per stanare le organizzazioni anticastriste composte da veri transfughi da L’Avana), che Olivier Assayas sembra dirigere quasi distrattamente, lontano alle sue folgoranti opere sulla contemporaneità, è girato veramente a Cuba e strutturato come una spy-story. Ma il film sgonfia l’attesa attraverso una storia lineare e convenzionale, nonostante il twist narrativo a metà percorso. Assayas non declina troppo le istanze politiche e resta un osservatore dei fatti, anche se l’intervista di archivio a Fidel che protesta ironicamente per come il Paese che spia di più al mondo (gli Usa) si lamenti di quello più spiato (Cuba) fa capire quanto meno la paradossale situazione. Voto: 5.
BLISS di Joe Begos (Chili, Rakuten)
– Pittrice in blocco creativo cerca l’ispirazione attraverso sesso e droga. Delirante horror, tra cristalizzazioni punk e corpi smembrati, mentre il quadro in fieri risucchia la vita. Accattivante per 10 minuti, sfiancante per il resto girando sempre attorno alle stesse situazioni, alle atmosfere devastanti, ai dialoghi monotematici fatti sostanzialmente di triviali parole, e risultando, come nelle scene erotiche, paradossalmente pudico. Voto: 3.
WILDLIFE di Paul Dano (Skygo)
- Montana, anni ’60. Un adolescente subisce il matrimonio in frantumi dei suoi genitori, tra una madre sciroccata (Carey Mulligan) e un padre debole (Jake Gyllenhaal) che non riesce a garantire una tranquillità alla famiglia. Quando il padre si unisce come volontario ai pompieri per debellare un grande incendio boschivo, la madre cerca consolazione e riscatto in un agiato uomo maturo. L’esordio alla regia di Paul Dano, tratto da “Incendi” di Richard Ford, mostra una maturità sorprendente, con una capacità sensibile di descrivere sentimenti e situazioni, secondo una classicità consolidata. Ecco forse da un’opera prima ci aspetta magari qualcosa di più personale se non innovativo, ma il film pur senza alcuna audacia sa commuovere, grazie allo sguardo di un ragazzo che inizia a capire come la vita sappia essere complicata e amara. Voto: 7.
L’AMORE A DOMICILIO di Emiliano Corapi (Prime video)
– L’assicuratore Renato offre un passaggio in auto ad Anna, una ragazza della quale si invaghisce al primo istante. Finiscono subito a letto, ma poi lui scopre che lei è agli arresti domiciliari per rapina. Il problema è che Renato non riesce a staccarsi da lei, finendo con l’affrontare situazioni spiacevoli e drammatiche. Una commediola che vorrebbe essere imprevedibile, ma si sbilancia in situazione quasi grottesche, disinnescandosi di volta in volta dentro alla consueta riappacificazione con il mondo. Innocua e buonista, come tante commedie italiane di oggi. Però Miriam Leone è brava. Voto: 4,5.
L’OSPITE di Kenny Abrahamson (Chili, Rakuten, Infinity)
– Il giovane dottor Faraday viene chiamato a Hundreds hall, elegante dimora di campagna ora in rovina, dove vivono una vecchia signora (Rampling) e i suoi figli. Ma il dottore la casa la conosce bene, visto che la madre era un tempo una delle cameriere. E non è una casa senza segreti. Affascinante, plumbeo e metaforico thriller dell’anima, dove il fantasmatico si sposa con l’angoscia e la decadenza con la sconfitta di una classe sociale privilegiata. Abrahamson governa con sicurezza lo spazio, la fotografia offre una realtà in putrefazione e il climax si accompagna al mistero, almeno fino alla soglia di un finale che lo svela in maniera sorprendente. Voto: 7.
 
  Ultimo aggiornamento: 11:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA