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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

L'amore, le donne: l'eleganza della Sciamma
I gol di Maradona, Dardenne in fuori gioco


PORTRAIT DE LA JEUNE FILLE EN FEU di Céline Sciamma (Concorso)
– La pittrice Marianne arriva su un’isola per fare un ritratto a Héloïse. Ma tra le due donne nasce una reciproca attrazione. Céline Sciamma abbandona l’impeto caotico della gioventù d’oggi di “Diamante nero” e i confini della sessualità di “Tomboy” per tuffarsi in una storia del XVIII secolo, che diventa un saggio protofemminista (i personaggi sono quasi totalmente donne) sulla “libertà” femminile, costretta spesso a restare all’ombra del potere maschile. Un film elegante e raffinato, però a tratti anche noiosamente inchiodato a un trattenuto cedimento al desiderio e all’erotismo (il primo bacio arriva dopo un’ora). Con un inizio che ricorda “Lezioni di piano” e due scene molto belle: il canto notturno attorno al falò con il primo vero segnale di attrazione e la scena finale con l’insistito primo piano su Héloïse, che ricorda quello di “Vive l’amour”.  Ma la Sciamma convince di più quando racconta l’oggi. Voto: 6,5.
DIEGO MARADONA di Asif Kapadia (Fuori concorso)
- C’era davvero necessità di fare un ulteriore documentario (ricordiamo anche “La mano de D10s” di Marco Risi), che ripassasse la storia di questa straordinaria star del calcio (forse il più grande giocatore di sempre) e al tempo controversa persona, con quella doppia personalità distribuita senza risparmio, nel bene e nel male, nell’area di rigore e nelle case dei camorristi, nei gol a grappoli e nella droga a strisce? No, a meno di non estrarre uno sguardo ulteriore, un pensiero originale, fatti ancora oscuri, al minimo anche una struttura del racconto accattivante… E purtroppo questo non c’è. Il regista inglese di origine indiana Asif Kapadia, che già aveva dedicato ritratti ad Ayrton Senna e Amy Winehouse, sembra accontentarsi di una carrellata cronachistica, stemperata in modo banalmente cronologico, della dualità maradoniana, negli anni napoletani. Non manca nulla, anche se tutto già si sapeva. E nel vederlo oggi con quel suo corpo sfatto, trasandato, debordante, sorge una malinconica, soprattutto nell’unico momento autoriale del film, con quel primo piano prolungato senza sonoro, dove lo sguardo di Diego si perde in uno spazio vuoto, nel suo melodramma disperato, che solo Napoli poteva detenere. Voto: 5.
LE JEUNE AHMED di Jean-Pierre e Luc Dardenne (Concorso)
– Ahmed è un adolescente musulmano indottrinato dal suo imam, che lo spinge ad uccidere la propria professoressa in quanto infedele. Il ragazzo ci prova, ma il tentativo va a vuoto. Ma il ragazzo, entrato in una specie di servizio sociale di recupero, non demorde. Un film (troppo) piccolo, dalla durata di nemmeno un’ora e mezza, che tenta di catturare il meccanismo di influenzare il pensiero fino alle estreme conseguenze in menti ancora fragili. Ma il film è schematico e non approfondisce mai alcun comportamento, tanto meno a livello sociale, cercando il percorso interiore squilibrato di un ragazzino ormai invasato dalla religione. Ormai la forza dei Dardenne sembra evaporata, resta ancora solo quel loro stile, non sempre empatico. Voto: 5.
 
 

Lunedì 20 Maggio 2019, 18:25
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