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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

Cannes 71, giorno 8. Lotte nello spazio
e in fabbrica. Ma è solo Brizé a entusiasmare


Giornata di lotta nello spazio con lo spin-off di “Star Wars”, di lotta sindacale con “En guerre” e di lotta alla smodata presunzione di un regista con “Under the silver lake”.
EN GUERRE di Stéphane Brizé (Concorso) – Nonostante un record di profitto e i numerosi sacrifici da parte dei dipendenti, i proprietari decidono di chiudere la fabbrica. Gli oltre mille dipendenti si ribellano. A guidarli il leader sindacale Laurent. Se qualcuno aveva qualche dubbio, Brizé si conferma regista di straordinaria qualità, in grado ogni volta di affrontare storie diverse (anche se questa ricorda “La legge del mercato”, sempre qui a Cannes) con un’idea di regia appropriata, coerente e potente. Capace di muoversi tra la realtà più dura dei nostri giorni, quella della lotta per mantenere il proprio lavoro, all’adesione al romanzo ottocentesco, Brizé segue qui la battaglia furibonda dei lavoratori contro l’intransigenza padronale, così volgarmente ottusa e volutamente penalizzante. Schierandosi apertamente dalla parte delle maestranze, Brizè costruisce una sconvolgente dimensione documentaristica, dalle riunioni accese agli scontri veri e propri, fino alle brevi parentesi personali e a una scelta radicale nel finale. Il tutto con una composizione dell’immagine che porta attraverso l’uso del tele a uno sguardo sempre esterno ma calato, con discrezione, all’interno della “guerra”, con quella distanza che permette di osservare meglio l’intera questione; e che sembra estraniarsi nella scena più drammatica, demandando teoricamente questo compito alla registrazione di un cellulare, quasi con pudore. Si potrà obiettare che le scene familiari e il finale siano un po’ troppo “larmoyant” rispetto al resto del film, ma la potenza (anche della colonna sonora, usata come ulteriore catalizzatore della tensione) dei gesti, delle parole e degli scontri è impressionante. Monumentale la recitazione di Vincent Lindon, già premiato qui con appunto “La legge del mercato”. Purtroppo un bis per lui appare difficile, ma stavolta è molto, ma molto più bravo. Voto: 8.
UNDER THE SILVER LAKE di David Robert Mitchell (Concorso)
– Ecco come può farsi del male un giovane regista, che ha del talento e alle spalle già un film di grande interesse, “It follows”, tra gli horror interessanti degli ultimi anni. Basta prendere dalla propria memoria, tutto ma proprio tutto quello che si è visto e ascoltato, cinema (soprattutto Hitchcock, che poi se non si capisce te lo mostra anche scritto), musica, libri, fumetti, il mondo pop, credendosi capace di raccontare, attraverso lo spaesato Andrew Garfeld, l’odierna Los Angeles attingendo, nientemeno dalle concatenazioni narrative pynchoniane, una specie di resoconto lisergico che guarda a Paul Thomas Anderson. Ne esce un film mostruosamente presuntuoso, confusamente affastellato (specie nella seconda parte), disgraziatamente insopportabile e terribilmente eterno (siamo a 140’). Disastro. Voto: 4.
SOLO – A STAR WARS STORY di Ron Howard (Fuori concorso)
– La gioventù di Han Solo e il suo primo incontro con Chewbacca. Scritto da Lawrence Kasdan e il figlio Jon e ambientato 11 anni prima di “Una nuova speranza” si fa apprezzare per la baldoria delle battaglie, ma oltre al giocattolone un po’ ormai usurato c’è poco. Il personaggio di Tobias Beckett (Woody Harrelson) è interessante e la conoscenza con lo wookee è simpatica e divertente, ma la storia è fin troppo esile e per quanto Alden Ehrenreich si sforzi non ha una smorfia degna di Harrison Ford. Ma almeno le Tre Cime di Lavaredo ci fanno un figurone. Voto: 5.
 b.

Mercoledì 16 Maggio 2018, 16:24
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