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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

68 Berlinale, giorno 7. Una notte al museo
​il film di Ruizpalacios è da esposizione

TOUCH ME NOT di Adina Pintilie (Concorso) – Una donna che ha subìto un trauma nell’infanzia vive nel terrore che qualcuno possa toccarla, urlando nel caso avvenisse. Così si mette a seguire terapie di gruppo per portatori di handicap, fisici e mentali, mentre assolda qualche escort per vederlo solitario in azione. Un film dalla gestione interminabile, rimaneggiato più volte dalla regista esordiente rumena, che paga questo continuo lavoro di incertezza. Un’opera di arroganza intellettuale, che parla e mostra dei corpi a temperatura glaciale, che sfiora il porno senza avere il coraggio di andare a fondo e che esibisce freaks con l’intento di destare un’emozione forte. Immerso in una desolante luce lattea, stilizzato in geometrie estetizzanti, è paradossalmente scorporato di ogni dinamica sessuale, relegata all’ennesima visita a una dark room, ripresa come ai tempi in cui tali luoghi avventurosi erano templi inconfessabili e sconosciuti, oggi sdoganati da visioni domestiche di clip facilmente rintracciabili sul web. Voto: 3.
YARDIE di Idris Elba (Panorama)
– D, un ragazzo giamaicano, vede colpito a morte il fratello maggiore a Kingston, durante una festa. Diventato adulto e spostatosi a Londra (siamo nel 1983), cerca di mettere in atto la propria vendetta sul presunto assassino. Ma la verità è più contorta. Esordio registico dell’attore inglese che resta su un piano puramente convenzionale, con una sceneggiatura senza il minimo detour da una storia di violenza e amore, redenzione e vendetta. Si fa il pieno di reggae, ovviamente. Voto: 5.

MUSEO di Alonso Ruizpalacios (Concorso) – Juan e Wilson sono due amici per la pelle. Il primo è figlio di un medico, il secondo ha il padre morente. Decidono di fare una bravata: rubare al Museo Archeologico di Mexico city diversi oggetti in esposizione, per poterli rivendere. Forse il film più sorprendente di tutto il concorso. Il regista messicano Ruizpalacios, dopo l’esordio di Güeros (sempre qui a Berlino), sconvolge una storia abbastanza semplice e poco originale trasformandola in un’opera stratificata e seducente con una regia che esplora la storia del cinema, con una formidabile verve fantasiosa. Un film più da vedere che raccontare, dove Gael Garcìa Bernal regala la sua migliore, cangiante interpretazione di sempre. La storia di due balordi ragazzi, forse incapaci di accontentarsi del già molto che possiedono, diventa anche una sorta di esplorazione esistenziale, passando dal noir alla commedia, dal poliziesco al cinema d’autore, in una brillante visione grandangolare dei generi e della vita. Imbattibile la sequenza in cui il protagonista svela l’inganno di Babbo Natale ai bambini, con battuta sul capitalismo annessa. Voto: 8.

Venerdì 23 Febbraio 2018, 00:08
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