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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

68 Berlinale, giorno 6.
Il regista si chiama Gröning e non è un idiota


MEIN BRUDER HEIßT ROBERT UND IST EIN IDIOT di Philip Gröning (Concorso) – In una zona della Germania, davanti a un distributore di benzina e in mezzo a una natura placida e confortevole, un fratello e una sorella gemelli, legati da una forte attrazione incestuosa, passano il tempo a discutere di filosofia e tempo, da Heidegger, ovviamente, a Sant’Agostino e Platone, in attesa dell’ultimo esame della ragazza. Il weekend trascorre quasi sereno, tra bagni nel laghetto oppure sdraiati sull’erba. Non sappiamo nulla di più dei due ragazzi e nemmeno dei due proprietari del distributore. Ma La situazione precipita. Un film visivamente potente, costruito come un rimbalzo continuo di pensieri e situazioni apparentemente banali, tra immagini solarizzate, nottuni a bassa definizione, corpi in libertà e una sessualità continuamente rimandata, un luogo che è un palcoscenico rosso infuocato. Ma anche un coming of age, dove trovare finalmente la propria strada, separandosi, uccidendo i padri, appagando il richiamo della carne. Complesso, disturbante, estenuante, ma con un’idea cinematografica titanica. Se Malick guarda al cielo, Gröning pensa alla terra. Voto: 8.
LA TERRA DELL’ABBASTANZA di Fabio e Damiano D’Innocenzo (Panorama)
– Mirko e Manolo sono due ragazzi un po’ spaesati in un ambiente ostile. Una sera tornando a casa investono e uccidono un uomo. E scappano. Scoprono che il morto è un pentito che collaborava con le forze dell’ordine e il capo clan, per rigranziarli del gesto occasionale, li recluta nella gang. Per i due ragazzi inizia una nuova, pericolosa avventura. Esordio registico dei gemelli D’Innocenzo, che sulla scia dei vari Gomorra, Fiore, Ciambre e cuori puri, si inseriscono senza sfigurare, con qualche incertezza narrativa, ma con uno sguardo già a fuoco su realtà disperate e criminali. E il colpo di scena a metà film fa centro. Voto: 6.
PIG di Mani Haghighi (Concorso)
– Un regista boicottato da tempo, mentre la sua compagna sta per girare un film con un suo collega. Nel frattempo a Teheran vengono trovati cadaveri senza testa. Dopo “A dragon arrivers!”, visto due anni fa sempre qui a Berlino, l’iraniano Haghighi propone un’altra opera delirante, grottesca, caotica. Ma anche stavolta non trova la misura tra commedia e dramma, tra horror e comicità. Ne esce una pandemonio incontrollato, dove spuntano anche temi interessanti, ma perduti nel caos di una trama frenetica. Niente, un disastro come l’altra volta. Voto: 2.
UNSANE di Steven Soderbergh (Fuori Concorso)
– Una giovane ragazza si reca in un centro specializzato antiviolenza, ma scopre drammaticamente che vi lavora lo stalker dal quale da tempo vuole fuggire. Internata, cerca in tutti i modi di scappare. Girato con un iPhone, è un thriller, dai toni polanskiani, ad alta tensione che indaga sulla paura psicologica (per metà film corre anche l’idea si possa trattare di una paranoia della protagonista), dove Soderbergh coglie con geometrica lucidità le nevrosi dell’oggi e la questione fondamentale della violenza sessuale. Voto: 7.

 

Giovedì 22 Febbraio 2018, 00:30
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