Dall'hub di Cona alle missioni: ecco la sua storia

Dall'hub di Cona alle missioni: ecco la sua storia
IN CHIESAPADOVA «Su questa vicenda mi spiace, ma non ho nessuna dichiarazione da fare, mi rimetto alle comunicazioni ufficiali della Diocesi». Il parroco delle Cave don Florindo...

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IN CHIESA
PADOVA «Su questa vicenda mi spiace, ma non ho nessuna dichiarazione da fare, mi rimetto alle comunicazioni ufficiali della Diocesi». Il parroco delle Cave don Florindo Bodin, dunque, vuole chiudere così il caso della foto hard diffusa nel gruppo whatsapp dei genitori dei ragazzi della parrocchia che si stanno preparando a ricevere la Cresima, da parte di don Graziano Rizzo, che prestava servizio come suo collaboratore in parrocchia. Le direttive arrivate dalla Curia sono quelle di attenersi a una grande prudenza, senza però negare quanto avvenuto. Don Florindo è un sacerdote molto apprezzato nella parrocchia intitolata alla Beata Vergine Maria del perpetuo suffragio, dove è arrivato nell'autunno di due anni fa prendendo il posto di don Alberico Alfonsi, che aveva guidato la comunità per un quarantennio, mentre ora presta servizio come collaboratore nella vicina Brusegana.

Ma chi è don Graziano Rizzo, il sacerdote finito nell'occhio del ciclone e rimosso dalla parrocchia delle Cave dov'era collaboratore per le celebrazioni delle festività? Da tutti è considerato un sacerdote spiritoso, ironico, che familiarizza con i giovani e con le famiglie, tanto che, oltre che nelle celebrazioni domenicali, era spesso presente anche durante la settimana, perché diceva che gli mancava la vita comunitaria. Da qualche tempo abitava in centro nella Casa del Clero. Alle Cave era arrivato dopo aver lasciato l'unità pastorale di Cona, dove era stato allestito il centro di accoglienza per i profughi: in quel contesto aveva partecipato nel 2016 alla Via Crucis con il vescovo monsignor Claudio Cipolla e un nutrito gruppo di migranti. Inoltre, collaborava con don Lorenzo Snider, della Società Missione Africane di Feriole, ed era stato incaricato dallo stesso vescovo di curare la vita spirituale dei richiedenti asilo di fede cristiana che si erano insediati nell'hub al confine tra le province di Padova e di Venezia, e nell'altro centro di accoglienza, allestito a Bagnoli. Una figura religiosa, quindi, molto conosciuta nella Bassa Padovana e sulla quale finora c'erano stati solo apprezzamenti e consensi. Un fulmine a ciel sereno, di conseguenza, si è rivelata la vicenda scoppiata nella chat di famiglie e catechisti delle Cave.

A comunicare l'accaduto è stato lo stesso don Florindo il quale durante l'omelia di domenica ha spiegato: «Don Graziano è stato assegnato ad altro incarico e non sarà più presente nella nostra parrocchia». Poi i fedeli, non essendoci stato nessun saluto da parte di don Graziano nonostante fosse ormai una presenza abituale in canonica, hanno chiesto maggiori ragguagli e hanno appreso del trasferimento nella Casa del Clero, in attesa che la Diocesi decida il suo destino definitivo. Tra i ragazzi impegnati in parrocchia, però, il fatto che possa aver mandato un messaggio per sbaglio non è una novità. «Don Graziano - spiega un animatore della comunità - è un po' così, anche a me è capitato di ricevere dei messaggi per errore, non è uno troppo abile con i social, anche se si ingegna. Propendo per una svista». E aggiunge: «Mi ha sempre inviato parecchi whatsapp, anche esilaranti, ma mai volgari e soprattutto mai a sfondo sessuale. E quando gli ho chiesto perché fosse sparito nel nulla mi ha risposto che stava valutando i nuovi incarichi che il vescovo gli aveva affidato».
Nicola Benvenuti
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Il Gazzettino