C'è un tesoro segreto nelle magre terre di Arba: l'aglio di grava nera

L'aglio della grava nera di Federica, ad Arba
ARBA (Pordenone) - A Colle di Arba si coltiva un aglio speciale, come è speciale questa terra; piccole quantità, che vanno a ruba, un po' come accade per...

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ARBA (Pordenone) - A Colle di Arba si coltiva un aglio speciale, come è speciale questa terra; piccole quantità, che vanno a ruba, un po' come accade per l'aglio di Resia, in provincia di Udine. Quello di Colle viene coltivato da Federica Zerbato, un'agricoltrice che ha puntato tutto sulla qualità, sul rispetto della terra e del ritmo delle stagioni. 


Tanti sassi e microclima particolare
«Coltivo aglio misto - spiega Federica -; c'è quello rosa, quello viola e una particolare specie di aglio bianco i cui bulbi mi sono stati donati da un'anziana signora di Cavasso che, oltretutto, è anche una delle donne che hanno conservato il seme della cipolla rossa di Cavasso. Il particolare microclima, le proprietà del terreno, il fatto che ci siano moltissimi sassi, essendo a fianco del greto del fiume Meduna, conferiscono all'aglio un profumo intenso. Non solo: la coltivazione naturale, arricchendo la terra solo con concime organico, rende l'aglio estremamente digeribile».

Nelle mappe del XIII secolo: la grava nera 
«Consultando una mappa del territorio redatta dagli austriaci nel XIII secolo a fronte di un censimento ho scoperto che il territorio di mia proprietà viene indicato come "grava nera", presumo per il colore scuro di questa terra. Volendo quindi dare una collocazione geografica e storica della mia proprietà ho "intitolato" l'aglio con il nome di "aglio della grava nera", per onorare la storia della zona. La produzione non è consistente perché seguo la rotazione della coltura alternandola a patate, zucche o fagioli. Ho terreni in conversione che tra qualche mese otterranno la certificazione ufficiale di azienda biologica a tutti gli effetti». 
 

Tra ortiche e germogli di pungitopo
La piccola azienda agricola di Federica si occupa in primavera della raccolta di erbe del campo tra cui il tarassaco, ortica, aglio orsino e germogli di pungitopo, con trasformazione in prodotti conservati; in estate arriva la coltivazione di aglio, ma anche quelle di scalogno, zucchine, cetrioli, zucche e, soprattutto, della cipolla rossa di Cavasso Nuovo; i frutteti producono lamponi, uva spina e more, mele, prugne e pesche selvatiche con cui Federica realizza confetture. In autunno si passa alla trasformazione di cipolla e aglio in prodotti conservati e adesso, che è inverno e non c'è molta verdura nell'orto, l'imprenditrice prepara dolci e pasta fresca. 

​Ortaggi come merce di scambio 

«Ho deciso di aderire alla linea buono, sano e giusto, filosofia Slow Food. Per tutte le mie coltivazioni seguo quindi lo stesso disciplinare che adotto per la cipolla, che è appunto un presidio friulano, concimando la terra con letame animale e niente più. La cipolla rossa di Cavasso Nuovo è un ortaggio particolarmente delicato, digeribile, croccante. Ottimo mangiato crudo, ma apprezzato in tutti i modi in cui si può usare la cipolla». «Le donne di Cavasso Nuovo da sempre hanno coltivato questa cipolla che veniva usata come merce di scambio con altri prodotti che crescevano meglio nella Bassa Friulana, come mais o grano. Cavasso e Colle di Arba, dove abito, hanno terre sassose e magre e si adattano a coltivare cipolla, aglio e patate».  Leggi l'articolo completo su
Il Gazzettino