«Variante Omicron "coltivata" in Veneto»: analisi di laboratorio per capire come reagisce a vaccini e anticorpi naturali. Nuovo caso: è a Padova

Antonia Ricci e, a sinistra, l'assessore Manuela Lanzarin

Variante Omicron in Veneto: «Nuovo caso a Padova su una paziente di 77 anni residente in città, già trattata con la terapia monoclonale», ha annunciato Luca Zaia, presentando l'ospite della diretta di oggi, la dottoressa Antonia Ricci, direttrice dell'Istituto Zooprofilattico delle Venezie, che ha parlato della sequenziazione della variante Omicron in Veneto, e «della decisione di "coltivare la variante" per sottoporla ai vaccini».

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Nuovo caso di variante Omicron in Veneto

«Un secondo caso di variante Omicron è stato scoperto in Veneto ed è un caso assolutamente gestibile come mi ha riferito il dg dell'Azienda Ospedaliera Dal Ben», ha precisato Zaia. La donna si trova in isolamento domiciliare, monitorata dallo staff sanitario dell’ospedale.

Due varianti diverse in una stessa famiglia

Si stanno facendo sequenziamenti sulla variante Omicron nel paziente di Vicenza positivo dopo un viaggio in Africa. «Abbiamo esaminato anche i tamponi della moglie e di uno dei due figli, il maschio, più grande, che sono risultati positivi. ma non alla variante Omicron bensì alla Delta, diversa quindi da quella del padre - ha spiegato la dottoressa Ricci -. Il dato non è strano: moglie e figlio avevano qualche sintomo prima che l'uomo rientrasse dall'Africa, dunque si erano contagiati precedentemente. Sono in corso le analisi sulla figlia più piccola, anche lei positiva al Covid. Stanno tutti bene e con sintomi molto blandi, questo conferma che i casi Omicron ad oggi sono casi lievi».

Lo studio dei medici sudafricani sulla variante Omicron

Cosa sappiamo della variante Omicron? A parlarne è ancora la dottoressa Ricci: «Dopo una prima infezione la variante Omicron ha presentato - in simulazione con modello matematico - una probabilità di reinfezione più alta. Lo studio è di medici africani - ha spiegato la direttrice - si tratta di un modello matematico che nasce dallo studio di casi abbastanza limitati. Ma non si tratta di fallimenti vaccinali, perché in Sudafrica il tasso di vaccinazione è bassissimo. Va bene tenerla sotto controllo ma abbiamo bisogno di molte più informazioni su come si comporterà questa variante nei nostri Paesi, dove livello di vaccinazione e condizioni sanitarie sono molto diverse da quelle africane. Potremmo avere una riduzione della efficacia dei vaccini in termini percentuali, ma come già visto con la Delta e la Alfa, ma con un livello di protezione che resta buono ma non eccezionale, inoltre con una probabilità del 90% di non finire in terapia intensiva o morire. La dose buster, la terza dose, è importante perché dopo 5 mesi dalla seconda dose l'efficacia del vaccino si riduce, soprattutto di fronte a queste varianti, per riattivare il nostro sistema immunitario».

Il monito

«Attenzione sui voli e sui mezzi di trasporto: quando ci troviamo in situazioni di assembramento, mascherina obbligatoria, io consiglio una Fp2 che protegge benissimo, e per chi viaggia occorre rispettare le regole», ha ricordato la dottoressa Ricci.

Variante Omicron "coltivata" in Veneto

L'Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezia (Izsve) avvierà uno studio sperimentale sui campioni raccolti in regione della variante Omicron, per calcolarne la reazione e l'eventuale resistenza ai vaccini. «Stiamo cercando di isolarla, facendola crescere in laboratorio, per saggiarla con diversi sieri, per capire quanto vaccini e anticorpi naturali possano essere efficaci contro questa variante - ha affermato la dottoressa Ricci -. Valuteremo come si comporta questa variante. Si tratta di studi molto lunghi, almeno un mese o due per avere risultati solidi».

«Definiremo lo studio sperimentale - ha detto Ricci - utilizzando sieri di persone vaccinate o con infezione naturale, in tempi diversi, per coprire varie possibilità. Ci aspettiamo di vedere un calo dell'efficacia del siero contro il virus, per calcolare qual è la diluizione che non è efficace. Questo ci darà l'idea della quantità di anticorpi necessari per neutralizzare la variante. Non ci aspettiamo che non ci sia copertura da parte dei vaccini, perché il virus è sempre quello», ha concluso.

 

 

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