Omicidio Cecchettin. Filippo Turetta: «La volevo solo per me, non accettavo che fosse finita». Nuova strategia della difesa: «Delitto preterintenzionale, cercava di bloccarla»

La lama (12 centimetri) usata da Turetta è quella trovata nella Punto in Germania

VENEZIA - È stata la lama di un solo coltello, quello da cucina lungo 12 centimetri, a ferire e infine ad uccidere Giulia Cecchettin. Su questo dettaglio convergono sia i...

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VENEZIA - È stata la lama di un solo coltello, quello da cucina lungo 12 centimetri, a ferire e infine ad uccidere Giulia Cecchettin. Su questo dettaglio convergono sia i primi responsi dell’autopsia che la confessione resa dall’ex ragazzo di lei Filippo Turetta al sostituto procuratore di Venezia che coordina l’indagine, Andrea Petroni. L’arma del delitto sembra essere con ogni probabilità quella rinvenuta all’interno della Grande Punto di Turetta, mentre il coltello con la lama da 21 centimetri spezzata trovato in un parcheggio a Fossò, a circa 150 metri dalla villetta in cui abitava la ventiduenne, non c’entrerebbe niente. L’ultima parola, comunque, spetterà ai carabinieri del Ris di Parma ai quali è stata inviata l’automobile con tutto il suo contenuto, sequestrata in Germania due settimane fa contestualmente all’arresto su mandato di cattura internazionale.

Giulia morta per dissanguamento

Le 14 ore di autopsia (dalle 9.30 alle 23.40 di venerdì) eseguita dal medico legale Guido Viel, coadiuvato dai consulenti dei familiari della vittima e della difesa dell’indagato, hanno anche evidenziato che la ragazza è morta in pochi minuti per la serie di coltellate che le erano state inferte in rapida successione. Questo sposta definitivamente l’ago della competenza territoriale verso la Procura di Venezia, poiché fino alla determinazione dell’ora del decesso, questa sarebbe potuta passare a Pordenone. Il cadavere era stato infatti rinvenuto a Pian delle More, tra Aviano e Barcis. Anche se l’ora esatta non è stata ancora stabilita con precisione si spera che possa aiutare l’esame dei campioni prelevati dall’entomologo forense Stefano Vanin, contando sul fatto che degli insetti potrebbero aver depositato uova sulle ferite mentre il cadavere si trovava nel bosco. Nel frattempo, le prime deduzioni dall’autopsia fanno pensare che Giulia potrebbe essere morta già a Fossò, dove la poveretta aveva tentato una fuga disperata a piedi ma era stata atterrata dal suo carnefice battendo la testa sul marciapiede. Per il medico legale non è stato certamente il trauma cranico a causare il decesso, bensì il dissanguamento in seguito a ferite multiple da arma da taglio. Anche qui c’è un riscontro dalle telecamere di sicurezza e dalla confessione di Turetta al magistrato: tra l’inseguimento e l’atterramento di lei a Fossò e poi le coltellate non sarebbero passati più di 20 minuti. Venti interminabili minuti.

«La volevo per me, non accettavo che fosse finita»

Non sono stati trovati invece segni di nastro adesivo ai polsi della ragazza come inizialmente era stato ipotizzato: l’esame medico legale ha stabilito che è stato usato solamente per impedirle di urlare. La deduzione investigativa che ne consegue è che Giulia sia stata tenuta ferma in auto sotto la minaccia del coltello. Durante l’interrogatorio, Filippo Turetta ha dato prova di collaborare con gli inquirenti per la ricerca della verità investigativa e, in futuro, processuale. Ha ammesso di aver compiuto un gesto “terribile”, dicendosi pronto a «pagare e scontare la pena per le mie responsabilità». Ha anche ribadito la sua ossessione per la fine del rapporto con Giulia (testimoniata anche dal messaggio audio da lei inviato alle amiche) e la non accettazione del fatto che i due non fossero più una coppia: «L’amavo, la volevo per me, non accettavo che fosse finita». Questo il senso delle parole che avrebbe riferito al Pm. Più volte Turetta avrebbe pronunciato l’aggettivo “mia” per rafforzare questa convinzione.

Omicidio preterintenzionale: la strategia della difesa

Proprio sull’impeto e sulla situazione convulsa potrebbe basarsi la strategia della difesa di Turetta, sostenuta dagli avvocati Giovanni Caruso e Monica Cornaviera, per confutare l’ipotesi di omicidio volontario aggravato (oltre al sequestro di persona e all’occultamento di cadavere) e farlo derubricare in preterintenzionale, cioè che Turetta non avrebbe voluto causare la morte della sua ex. La Procura, intanto, riordina le carte e attende i referti (e forse un nuovo interrogatorio) per capire se possa essere contestata anche la premeditazione. Nel frattempo è stato rilasciato il nulla osta per i funerali, che saranno celebrati martedì a Padova.

 

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Il Gazzettino