Chiusure domenicali, a rischio 200 posti

PORDENONE - A livello nazionale ormai è conosciuta come la Proposta Di Maio. Banalmente si tratta di una misura - per ora paventata - in grado di rivoluzionare l'impianto della riforma voluta nel 2011 dall'allora premier Mario Monti, che liberalizzò l'apertura nei giorni festivi dei negozi e dei centri commerciali figli della grande distribuzione. Ora il governo giallo-verde vuole fare marcia indietro e impedire almeno il 75 per cento delle aperture festive. Ma che impatto avrebbe l'eventuale approvazione della misura governativa a livello provinciale? Il territorio pordenonese ospita, soprattutto sull'asse della pontebbana, diversi grandi centri commerciali. La stima di Federdistribuzione è relativa proprio agli effetti che provocherebbe la chiusura domenicale coatta, e solo nella Destra Tagliamento sarebbero a rischio almeno duecento posti di lavoro. A livello nazionale si parla invece di 40 mila posizioni in bilico. 
 
IL MECCANISMONel 2011 il governo Monti ha liberalizzato il sistema delle aperture dei centri commerciali. Ma ai lavoratori che avevano sottoscritto un contratto da dipendente in precedenza è stata lasciata la libertà di scelta: possono decidere di rinunciare alla domenica e di mantenere i ritmi ante 2011. Così le grandi aziende che gestiscono i centri commerciali hanno fatto ricorso a nuove assunzioni. Si tratta generalmente di contratti a termine che impegnano giovani al di sotto dei 35 anni. Per garantire le aperture domenicali, i centri commerciali del Pordenonese hanno fatto ricorso a un aumento del 10 per cento della forza lavoro. Si prenda ad esempio il centro commerciale Gran Fiume di Fiume Veneto (ma il discorso vale anche per il Meduna e per le catene della distribuzione alimentare): ogni cento dipendenti, se la proposta del vicepremier dovesse andare in porto, si rischierebbe il taglio di dieci lavoratori. E se ampliata a tutta la provincia, la statistica giungerebbe quasi a quota duecento persone a rischio. Almeno per quanto riguarda la grande distribuzione, la contrarietà è unanime: «Sarebbe una tagliola dal giorno alla notte - spiegano dall'ufficio stampa di Unicomm, il gruppo che controlla anche l'Emisfero di Fiume Veneto - e dal nostro punto di vista una scelta sbagliata». Per la maggior parte dei centri commerciali, la domenica è perlomeno il secondo giorno della settimana quanto a incassi. Il costo del personale però è alto, quindi a rimetterci potrebbero essere più che altro i lavoratori. 
Marco Agrusti

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