Viterbo, Matias e l’ira della mamma: «Dovevate fermare Mirko»

Vetralla, la donna uscita dall’ospedale e trasferita in una struttura protetta

Venerdì 19 Novembre 2021 di Giorgio Renzetti e Maria Letizia Riganelli
Viterbo, Matias e l ira della mamma: «Dovevate fermare Mirko»

Poche parole e tanta confusione. Mirko Tomkow, 44enne polacco che martedì scorso ha ucciso il figlio con una coltella alla gola, nella sua casa a Vetralla, ieri si è risvegliato ed è stato interrogato dagli inquirenti. Quarantotto ore di incoscienza non lo hanno sottratto alle domande del sostituto procuratore Stefano D'Arma. Che poco dopo ha riascoltato la moglie, Marjola Rapaj di 32 anni, per sentirsi lui ripetere la stessa, disperata, domanda: «Perché non lo avete fermato?».

Matias ucciso dal papà, le accuse

 

Per l'indagato questa mattina si terrà l'interrogatorio di convalida del fermo da parte del gip, che si recherà in ospedale. Tomkow è accusato di un brutale assassinio. Dopo aver colto di sorpresa il figlio Matias di 10 anni, che si trovava solo in casa, lo avrebbe imbavagliato e poi accoltellato con un fendente preso dal cassetto delle posate.

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Poi avrebbe tentato di cospargere la casa di liquido infiammabile. Forse per farla finita. Proprio come avrebbe tentato di fare anche a metà ottobre, quando preso dalla disperazione e dall'alcol era andato in campagna per impiccarsi. Da lì avrebbe mandato alcune foto per avvertire i suoi conoscenti, foto che avrebbero aiutato a sventare il suo piano.
Quella sera Mirko Tomkow, dopo aver inscenato il suicidio, era stato portato all'ospedale di Belcolle. Qui prima degli accertamenti è stato sottoposto al tampone Covid, risultato positivo. Per lui inizia così la trafila nei reparti, prima dallo psicologo e poi in quello Covid di Viterbo, seguito dal trasferimento in un hotel per terminare la quarantena nella Capitale. «Pochi giorni fa mi aveva telefonato per dirmi che il tampone era negativo e che lo avrebbero dimesso il mercoledì. Così martedì - ha raccontato un parente - ero ancora tranquillo che fosse a Roma. Mi sono insospettito solo quando non ho visto la sua auto, sapevo dove era parcheggiata. L'ho chiamato ma il suo telefono era sempre spento. Non pensavo a qualcosa di così drammatico».
Tra l'altro, l'auto del polacco sembra scomparsa nel nulla. Tomkow invece aveva lasciato il Covid hotel martedì mattina e ha raggiunto Vetralla con un autobus. Non è chiaro se sia andato davanti alla elementare frequentata da Mattias («Da quando lui andava a scuola non ci è mai andato una volta», dicono i parenti) poi si avvicina a casa. E' agitato, nervoso, continua a mettersi le mani nei capelli. Non sa cosa fare. Marjola, la mamma del bimbo, è all'oscuro di tutto. Sa che il padre di suo figlio è lontano e che un provvedimento del gip del Tribunale di Viterbo non gli permette di avvicinarsi.

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Il provvedimento restrittivo è del mese di settembre, scaturito da un'indagine dei carabinieri e della Procura che, agendo d'ufficio e senza una formale denuncia della donna, hanno chiesto a un giudice di allontanare quell'uomo dalla sua famiglia. Quel padre che aggrediva la compagna davanti al figlio e che minacciava di ucciderla. «Io ti do fuoco con la benzina e poi mi ammazzo, anzi non ti brucio con la benzina perché costa troppo ma ti faccio a pezzettini e poi mi ammazzo pure io»: queste le parole di Tomkow alla compagna. Queste le minacce davanti al figlio Matias. Parole che la donna avrebbe poi mascherato con un sorriso, per non far capire al bambino cosa stava accadendo.

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Marjola arriva a casa poco dopo le 15 e scopre il corpo esanime del figlio tra sangue e odore di benzina. Quel bambino che amava follemente e che aveva tentato di preservare dalle aggressioni del padre non c'era più. La mamma, sotto shock, è stata ascoltata anche ieri (per la seconda volta) dagli inquirenti con l'aiuto degli psicologi. In serata è stata accompagnata in una struttura protetta. Ieri pomeriggio è stata eseguita l'autopsia sul corpo del piccolo Matias. Il medico legale dovrà stabilire la causa della morte, anche se sembra lampante cosa sia accaduto e perché abbia perso la vita: con un colpo mortale inferto alla gola. Sotto sequestro il coltello utilizzato. E' una delle prove agli atti.
Domani la Procura dovrebbe restituire la salma del bambino alla famiglia. Probabilmente sabato sarà celebrato il funerale nella chiesa di Vetralla.
 

 

 

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