Carlo Leonardi, il primo infermiere morto di Covid nella Tuscia. Il sindaco di Marta: «Quanto ci mancherai...»

Giovedì 18 Marzo 2021 di Federica Lupino
Immagine di una terapia intensiva

Aveva 54 anni e tre splendide figlie. Era un infermiere. Già, lo era perché non lo faceva come mestiere, aveva piuttosto scelto di aiutare gli altri senza tirarsi mai indietro. È il primo operatore sanitario morto per Covid-19 nel Viterbese.

Covid, balzo nei contagi: 82 nuovi casi, di cui 20 a Viterbo. Morto un 54enne di Marta

Carlo Leonardi lavorava nel reparto di elettrofisiologia, era nato a Zepponami ma da tempo viveva con la famiglia a Marta. A metà febbraio si era scoperto positivo al coronavirus insieme a tutte e tre le figlie. Si è salvata dal contagio solo la moglie, anche lei infermiera a Belcolle. “Un contagio nato in ambito domestico”, fanno sapere dalla Asl che per la prima volta dall’inizio della pandemia perde un membro della famiglia lavorativa.

Nessuno, quando in paese si era diffusa la notizia del suo contagio, ha dubitato nemmeno un minuto che non potesse farcela. “L’ho visto l’ultima volta una decina di giorni prima che si ammalasse. Ci siamo presi in caffè al bar: era solare e pieno di vita come sempre. Poi – racconta Maurizio Lacchini, il sindaco di Marta – ho saputo che il coronavirus lo aveva colpito. L’ho chiamato, mi ha detto di non preoccuparmi: aveva solo un po’ di tosse e, per precauzione, si era preso una bombola d’ossigeno per la notte. ‘Sono del mestiere, del resto’, mi aveva ripetuto”. Eppure, all’improvviso le sue condizioni di salute sono precipitate.”Era stato trasportato a Belcolle, prima aveva bisogno solo del casco, poi dal 6 marzo era stati costretti a intubarlo. Ha lottato fino alla fine, aggrappandosi alla vita”, ricorda commosso il primo cittadino.

E mentre le figlie si sono negativizzate lui, complici pregressi disturbi cardiaci, è peggiorato sempre di più fino a spegnersi. “Ci mancherà davvero tanto. Era un punto di riferimento per la comunità: chiunque avesse bisogno, sapeva che in lui avrebbe trovato un aiuto”, continua Lacchini. Un affetto che non potrà nemmeno manifestarsi durante i funerali di oggi alle 15,30 a Marta. “Ci sono le restrizioni dovute alla zona rossa. Potranno partecipare solo i parenti più stretti, più di 60 persone del posto non potranno esserci. Saremo costretti a controllare: faccio appello a tutti affinché si evitino ulteriori occasioni di rischio. Quanto avvenuto a Carlo – conclude il sindaco – ci ricorda che stiamo combattendo una guerra contro un killer”. Un killer che si è portato via il primo abitante del paese sul lago. 

Ieri, a funestare una giornata già nera per la morte dell’infermiere, anche l’elevato numero dei nuovi contagi: 82 in 24 ore, mai così tanti dai primi di gennaio. Un quarto sono concentrati a Viterbo: qui dei 20 positivi 2 sono riconducibili al cluster dell’azienda agricola, che ormai viaggia verso i 70 infetti. Altri focolai non sono segnalati in giro per la provincia. L’origine del contagio nella maggioranza dei casi è da rintracciare in ambito famigliare. Sono 15 i minori coinvolti, con il più piccolo che ha 4 anni.

Ultimo aggiornamento: 14:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA