“Botte, papà sempre botte". A processo per maltrattamenti sul figlio di 4 anni. «Era per educarlo»

PER APPROFONDIRE: maltrattamenti, violenza, viterbo
Il tribunale di Viterbo
"Botte, papà sempre botte". Queste parole, quasi disperate, sono di un bimbo di 4 anni, in cura per un disturbo linguistico in un centro terapeutico del capoluogo. A raccoglierle la logopedista, una terapista e una neuropsichiatria, che di fronte a quella confessione disarmante provano a capire cosa succede nella famiglia del piccolo.

«E' stato in cura da noi da dicembre 2012 all'estate del 2014 - ha spiegato la terapista - e aveva istaurato con me un rapporto esclusivo. Era sicuramente un bambino difficile ma anche molto comunicativo. Diceva spessa botte papà, poi una mattina ho visto dei segni sul collo e sul viso e ho chiesto cosa fosse successo. Mi mimò il gesto di mani strette intorno al collo, continuando a ripetere papà».

Le terapiste provano prima a parlare con i genitori del bambino (entrambi viterbesi), poi con l'assistente sociale e alla fine denunciano tutto in Questura. Al termine dell'indagine della polizia il padre è stato accusato di maltrattamenti su minori e ora è a processo davanti al giudice Gaetano Mautone. «Ho tentato di aprire un canale di comunicazione con i genitori - ha affermato la neuropsichiatra in aula - ma non è andato bene. Il padre riteneva che quello che faceva al figlio fossero punizioni per educarlo».

A spiegare nel dettaglio le punizioni la logopedista che lavorava al bambino. «Non era solo il padre a punirlo, ma anche il nonno. Ricordo che una mattina gli disse di comportarsi bene altrimenti gli avrebbe staccato la pelle. Era rabbioso, tanto che con la voce di bimbo disse: Quando io grosso do cazzotto forte e a papà e mando su al cielo. Ero probabilmente solito vedere scene di violenza in casa, diceva che il padre picchiava anche la sorella piccola e la mamma. Mimava i gesti e ripeteva le parolacce che sentiva in casa. Il padre davanti a noi, quando chiedemmo spiegazioni, ci disse che probabilmente non avremmo capito i suoi metodi educativi, che consistevano anche nel metterlo di fronte a una ciotola d'acqua mentre tutti mangiavano se si era comportato male. Come fosse un cagnolino».

Alla prossima udienza, prevista per novembre dell'anno prossimo, saranno ascoltati - in modalità protetta e alla presenza di uno psicologo - il minore e l'ispettore della polizia che ha seguito tutte le indagini.
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Sabato 30 Novembre 2019, 12:55






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