Evasione e bancarotta: un arresto e 3 indagati, sequestrati 7 immobili

Evasione e bancarotta: un arresto  e 3 indagati, sequestrati 7 immobili

di Luca Pozza

SCHIO - La Guardia di finanza di Schio, nell’ambito dell’operazione denominata "Happy Sheep", ha dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali e reali emessa dal Tribunale di Brescia nei confronti di quattro indagati. Uno di loro è stato tradotto agli arresti domiciliari, mentre nei confronti degli altri è stata notificata la misura dell’interdizione ad esercitare attività d’impresa e a ricoprire cariche sociali.
Contestualmente, in esecuzione dell’ordinanza, sono state poste sotto sequestro disponibilità finanziarie per sette immobili, nei confronti di una società di capitali dell'Alto Vicentino attiva nel settore immobiliare (tra
cui uno chalet nel vicentino e numerose proprietà terriere in Abruzzo), nonché nei confronti dei quattro indagati, per complessivi 325 mila euro. Nell'inchiesta della procura di Brescia, scattata due anni fa, sono indagate complessivamente 11 persone. 

Le indagini sono iniziate nel 2016 quando i finanzieri, nell'ambito di un'istruttoria prefallimentare per una ditta vicentina attiva nel settore tessile, avevano individuato un preordinato atto giuridico di scissione con cui la medesima società, in debito con l'erario per 2 milioni di euro si era "spogliata" dell'attivo patrimoniale per un valore di 2.215.000 euro per non pagare il fisco. Poi, tramite successivi atti di compravendita, vari immobili a Roana del valore di oltre 700 mila euro, sono stati ceduti, fraudolentemente, al figlio dell'amministratore della società tessile, all'epoca poco più che ventenne, senza il pagamento di alcun corrispettivo. Infine, la società tessile, ormai cessata, era stata trasferita a Brescia dove era presente una mera cassetta della posta.

Nel corso delle indagini, anche tramite perquisizioni fatte nelle province di Vicenza, Milano, Roma e Brescia, era stata rilevata l'esistenza di una "catenaria" di entità giuridiche, tutte riferibili alla stessa persona indebitata con il fisco per oltre 7 milioni di euro. Il principale indagato, residente nel Vicentino, con la complicità dei familiari e di vari prestanome, aveva costituito numerose imprese tutte destinate alla decozione, e la contestuale scissione delle "good companies" per conservare intatto il patrimonio di famiglia, rimasto indenne dall'aggressione dell'Erario e dei creditori commerciali.
 
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Lunedì 6 Agosto 2018, 14:40






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