I fratelli Brazzale fanno burro e formaggio da 200 anni: l'azienda di settore più antica di'Italia è veneta

Lunedì 21 Ottobre 2019 di Edoardo Pittalis
I fratelli Brazzale fanno burro e formaggio da 200 anni: l'azienda di settore più antica di'Italia è veneta
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Thiene, i fratelli Brazzale e un'azienda da 200 milioni di fatturato e 700 dipendenti distribuiti tra Cina e Brasile Nella Repubblica Ceca hanno uno stabilimento e un grande allevamento di mucche. E qui nasce un formaggio conosciuto con il nome della regione. «Produciamo anche burro, è la nostra più antica tradizione di famiglia».



L'INTERVISTA
La famiglia fa burro e formaggio da più di 200 anni, è l'azienda del settore più antica d'Italia, ma i tre fratelli Brazzale di Thiene oggi non sono soltanto industriali caseari: hanno tutti studiato al Conservatorio, anche i loro figli suonano. Colpa di mamma Fiorella, organista famosa che si è esibita nelle cattedrali del mondo. «A casa abbiamo un organo a canne, anzi è più giusto dire che la casa è stata costruita attorno a quell'organo», dice Roberto Brazzale, avvocato, 57 anni, al vertice dell'azienda con i fratelli Gianni e Pier Cristiano, uno agronomo, l'altro laureato in economia. 

 La Fratelli Brazzale, 200 milioni di euro di fatturato, ha due prodotti di punta: il burro e il Grana. Settecento dipendenti sparsi per il mondo (250 in Italia, 350 in Repubblica Ceca, gli altri tra Cina e Brasile). Il gruppo lavora 600 mila litri di latte al giorno trasformandoli in 250 mila forme di grana all'anno. Ogni giorno vengono impacchettate 20 tonnellate di burro. Stabilimento principale a Zanè, un altro per provoloni e paste filate a Malo. E per il Gran Moravia uno stabilimento e l'allevamento nella Repubblica Ceca, nella regione che è stata il cuore dell'impero Austroungarico e che covava il terribile carcere dello Spielberg, dove furono rinchiusi i Carbonari veneti e Silvio Pellico che raccontò la sua vicenda nel libro Le mie prigioni. 

Dice l'avvocato Roberto: È il primo Grana a marchio prodotto fuori dall'Italia, con tecnologia artigianale classica. Non è stata per noi una novità, i nonni avevano prodotto il Grana nel Veneto, fuori dalla Lombardia. Siamo anche gli unici italiani che hanno un caseificio in Cina che oggi è il più grande compratore mondiale di latte. All'estero abbiamo una filiera che ha dieci volte il terreno rispetto all'Italia, formaggi prodotti in loco, un ambiente non stressato a livello idrico. In Brasile abbiamo creato foreste da un 1 milione e 300 mila alberi, primi al mondo, là stiamo coltivando in un modello di pascolo riforestato».



Però, non si spostano da Thiene che rimane la capitale del burro e del formaggio, con una Borsa specializzata nel settore che rileva i prezzi quotidianamente. La sola cittadina non capoluogo di provincia con Sala Borsa. 
A mezzogiorno in fabbrica suona la sirena: «L'abbiamo conservata, la nostra è l'ultima sirena dell'Alto Vicentino. Suona anche il Venerdì Santo alle tre».

Due anni fa si è parlato di voi per il Baby Bonus, oggi molti pensano a qualcosa di simile?
«Avevo osservato meravigliato quello che accadeva nella Repubblica Ceca dove c'è più sensibilità su questi temi e il congedo parentale è estendibile a quasi tre anni, indifferentemente alla madre o al padre. Un giorno viene la responsabile amministrativa, molto brava, deve dirmi che è incinta ed è pallida. Penso allora che se siamo ridotti a questo vuol dire che la mentalità italiana è da vergognarsi. Così ho deciso per una mensilità aggiuntiva subito per chi rimane incinta, perché ci vogliono messaggi chiari contro la cattiva cultura. Non sono arrivati apprezzamenti né dai sindacati e nemmeno da Confindustria. E poi si lamentano tutti del calo demografico!».

Come nasce la storia dei Brazzale?
«I primi Brazzale hanno incominciato a fare burro a fine Settecento, ma il passo più importante l'ha fatto il trisnonno Giovanni Maria che nel 1898 dal Monte di Calvene, una frazione da dove vengono tutti i Brazzale, scende a Zanè con un sacchetto di marenghi d'oro e sposta famiglia e azienda. E costruisce il primo burrificio industriale con le celle frigorifere che non aveva nessuno e incomincia a servire tutta l'Italia, con depositi a Roma e in Istria. Dopo la guerra producono il grana in casa loro e costruiscono a Campodoro nel 1968 quello che era allora il più grande caseificio italiano da Grana. Abbiamo fondato nel 1954 il Consorzio del Grana Padano».

Tutto sempre attorno a Thiene?
«Perché Thiene è il cuore del settore, il mercato più importante. Attingevano al grande serbatoio dell'Altopiano, avevano il loro allevamento, mio nonno diceva con orgoglio che la bisnonna aveva una fila di vacche che andava fino al campanile. Sono cresciuto con questo nonno che è mancato a 90 anni ed era fresco e forte come un ragazzo. È stato il patriarca, uomo di straordinaria intelligenza anche se aveva fatto la terza elementare. È stato presidente della Banca Popolare di Thiene prima della fusione con la Popolare di Vicenza, ma allora sapevano ancora fare i banchieri e questo era Forte Knox».

Tutti votati al burro in famiglia?
«Ci sono state eccezioni, mio papà Valentino, detto Tino, è stato definito industriale per necessità e letterato per vocazione. Era chimico, era stato compagno di banco e amico di Gigi Meneghello. All'interno di una famiglia gerarchizzata ha trovato una sua seconda vita nell'arte: seguiva in giro per il mondo la moglie, Fiorella Benetti, di Asiago, concertista organista, direttrice del Conservatorio, autrice di testi scolastici».

Qual è la situazione oggi del mercato del burro? 
«Sul burro c'è stata una svolta importante: era un prodotto che era stato svilito e denigrato, oggi c'è il ritorno. Tre anni fa a Thiene abbiamo promosso il Festival del Burro con massimi esperti mondiali. L'Italia ha il peggior burro del mondo perché è il maggior produttore di formaggi del mondo. Il grasso o lo metti nel formaggio o lo usi per il burro che non è assolutamente un sottoprodotto. Sul formaggio la situazione è eccellente, è in crescita continua in tutto il mondo. E non credo che i dazi americani dureranno più di tanto.

Altre passioni oltre al formaggio?
«Musica e arte, non solo qui, ma anche in Moravia. Se crei un'orchestra giovanile è più bello che restare a casa a guardare la televisione. Nella Repubblica Ceca abbiamo 20 negozi dove vendiamo prodotti italiani e stampiamo una rivista in 50 mila copie per un milione e mezzo di clienti l'anno. Facciamo un concorso per giovani pittori, continuiamo a sostenere il Festival di Asiago legato alla mamma. Anche i figli guardano oltre l'azienda: Enrico 24 anni, universitario a Padova, in questo momento è il più veloce in Italia sugli 800 metri piani; il più grande Alberto procuratore legale fa concerti come violoncellista. Il terzo Giovanni me l'ha rovinato Ermanno Olmi, vede solo cinema».

È mai stato tentato dalla politica?
«Ho sempre avuto una grande passione per la politica, ma non sono andato oltre un'esperienza come consigliere comunale a Zanè con liste civiche. Ho fatto politica molto di più come imprenditore: sono uscito da Confindustria con una fortissima polemica nel 2014 quando Confindustria di Vicenza si era attivata in modo scandaloso per collocare le famose baciate della Popolare. Non ho voluto che il mio nome fosse legato a quelle attività che poi si è visto come sono finite».
Edoardo Pittalis

Ultimo aggiornamento: 22 Ottobre, 10:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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