A spasso nel tempo, fra natura, archeologia e spiritualità: gli Eremi di San Benedetto e l'Acquedotto Romano

Domenica 17 Ottobre 2021 di Maria Serena Patriarca
L'Aniene visto dagli Eremi di San Benedetto

Full immersion fra natura e spiritualità, in un itinerario ideale per chi ama i luoghi del silenzio ricchi di mistero. Nel comune di Vicovaro, a neanche un’ora di macchina da Roma, presso il Convento di San Cosimato sorge un sito archeologico di rara bellezza ancora tutto da scoprire. Si tratta degli Eremi di San Benedetto e degli Acquedotti Romani. Un percorso di circa un’ora di visita immerso nel suggestivo paesaggio della Valle del fiume Aniene, dove San Benedetto visse e, secondo la tradizione, compì il suo primo miracolo. Grotte, scalinate scavate nella roccia, cavità naturali in cui i monaci eremiti, nel 500 d.C., si dedicavano alla preghiera, alla meditazione, al distacco dalle dimensioni terrene, e la bellezza degli affreschi rupestri a tema sacro, si uniscono in alchimia al percorso all’interno dell’Acquedotto Claudio, che si effettua indossando appositi caschetti protettivi sulla testa. La cappella di San Michele Arcangelo è la più grande e quella più ricca di affreschi: poco più in là, ci si può calare per un percorso di circa 200 metri nelle gallerie degli acquedotti che fra il III sec. a.C. e il I d.C. rifornirono di acqua la città di Roma.

 

 

 

San Gregorio Magno tramandò nei suoi scritti che alcuni religiosi (forse monaci basiliani) cercarono di avvelenare San Benedetto, poiché non sopportavano la severità delle regole da lui propugnate nella vita quotidiana religiosa: ma appena il santo di Norcia portò il calice alla bocca, miracolosamente questo si frantumò. La scena è dipinta in uno degli affreschi della grande cappella principale, ad opera del pittore sabino seicentesco Antonio Rosati. Meravigliosa anche la grotta, più piccola, dove visse San Benedetto, anche questa una chiesa rupestre derivata da un antico sito di culto romano, con l’inginocchiatoio e le cellette per le candele votive scolpite nella roccia, e un altare abbellito da fregi barocchi, come in un viaggio attraverso le varie epoche storiche. Nell'affresco sull'altare principale sono rappresentati, in connubio mistico e non storico naturalmente, San Benedetto e San Francesco. Emozionante anche percorrere a piedi parte dell’antico acquedotto Claudio, scavato a mano tra il 38 e il 54 d.C.: il cammino si snoda lungo lo “speco”, dove scorreva l’acqua diretta alla Capitale. Queste pareti di roccia, le cui origini risalgono addirittura al Pleistocene, all’interno riservano una curiosa fusione di coccio pesto e fossili. Il sito è visitabile su prenotazione, ad offerta libera, contattando il volontario Federico Natali, esperto del luogo, all’email federico-natali@libero.it. La visita prevede anche scalinate ripide nella roccia; sono consigliabili dunque un abbigliamento sportivo e scarpe da trekking. 

Ultimo aggiornamento: 11:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA