Vaticano, che fine a ha fatto la lobby gay? Il sociologo Martell svela i (buffi) soprannomi dei cardinali: «La Mongolfiera, Platinette, La Regina»

Lunedì 4 Luglio 2022 di Franca Giansoldati
Vaticano, che fine a ha fatto la lobby gay? Il sociologo Martell svela i (buffi) soprannomi dei cardinali: «La Mongolfiera, Platinette, La Regina»

Città del Vaticano – E' mai esistita una lobby gay in Vaticano? Un inner-circle spesso descritto come una sorta di loggia coperta capace di agire sottotraccia favorendo carriere o, al contrario, bloccandone altre. Persino Papa Francesco, all'inizio del suo pontificato aveva ammesso la sua esistenza. Lo aveva fatto parlando liberamente ai rappresentanti della Confederazione latinoamericana e dei Caraibi dei religiosi e delle religiose (Clar). Poi successivamente, durante un viaggio in aereo, ai giornalisti aveva accantonato la questione: «Si scrive tanto della lobby gay. Io ancora non ho trovato chi mi dia la carta d’identità in Vaticano con su scritto: “gay”. Dicono che ce ne sono. Credo che quando uno si trova con una persona così, deve distinguere il fatto di essere una persona gay, dal fatto di fare una lobby, perché le lobby, tutte non sono buone. Quello è cattivo. Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla? Il catechismo della Chiesa cattolica spiega in modo tanto bello questo, ma dice: Non si devono emarginare queste persone per questo, devono essere integrate in società».

La lobby gay in Vaticano in secondo piano

Di fatto, da allora, la questione della presenza di una lobby gay in Vaticano è passata in secondo piano anche se, clicicamente, all'esterno c'è qualcuno che la fa affiorare. A sollevarla stavolta è lo scrittore francese Frederic Martel, autore di Sodoma (Feltrinelli, 2019) che a Micromega è andato oltre, riferendo di pettegolezzi e soprannomi di persone che in curia erano ben note per le protezioni che davano ai sacerdoti omosessuali. C'erano cardinali chiamati La Mongolfiera, Platinette, La Regina ma anche vescovi con buffi appellativi, tipo La Zia.

A suo parere la cupola faceva riferimento al cardinale Sodano, recentemente scomparso, ma non tanto perchè fosse gay, ma perchè nel corso della sua lunga carriera di diplomatico aveva costantemente applicato la regola non scritta di evitare scandali, di non intaccare il buon nome della istituzione, di non denunciare mai alle autorità i preti accusati di abusi, e di conseguenza non farsi carico delle vittime. In questa cornice, nel corso degli anni, soprattutto quando si è ritrovato ai vertici della Segreteria di Stato, Sodano ha agito per non far scoppiare bufere e mettere al riparo sacerdoti abusatori che invece avrebbero meritato di essere severamente puniti e ridotti allo stato laicale.

Le dure battaglia di Ratzinger 

Un atteggiamento che fu al centro di dure battaglie con l'allora cardinale Joseph Ratzinger quando era alla Congregazione della Fede, il quale chiedeva di usare la mano ferma davanti a scandali enormi, per esempio quello di padre Maciel Marcial Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo. Persino il cardinale di Vienna, Christoph Schoenborn un giorno ebbe un confronto piuttosto vivace con Sodano a proposito del cardinale austriaco Groer, un pedofilo che non fu mai ridotto allo stato laicale, benchè fu spostato in un convento dove poi morì agli inizi degli anni Duemila. Sodano era convinto che l'istituzione Chiesa si dovesse difendere da quelli che riteneva pericolosi attacchi esterni, quasi fossero dei complotti, tanto che liquidò l'ondata di denunce da parte di vittime con eccessivo sarcasmo: «E solo chiacchiericcio». 

Fu Sodano a disporre il trasferimento a Roma da Boston del cardinale americano Bernard Law per evitargli problemi con la giustizia, avendo insabbiato un pedofilo seriale nella diocesi di Boston. Oggi Law non c'è più, è morto nel 2017 e riposa nella basilica di Santa Maria Maggiore. Inoltre è stato sempre Sodano a dare protezione al un prete (pedofilo seriale) che in Cile accumulò diverse denunce da parte delle vittime. Fu solo sotto il regno di Francesco che Karadima fu ridotto allo stato laicale. 

 

L'inchiesta

Secondo l'inchiesta fatta da Martell nel suo libro 8 preti su 10 in Vaticano sarebbero gay, un numero certamente esagerato che però non esclude l'esistenza di una lobby. Ad avvalorare questa tesi c'è anche l'arcivescovo castigamatti Carlo Viganò che ha accusato il Vaticano, a più riprese, di non aver voluto fare niente per rimuovere nè la lobby gay nè l'ex cardinale americano McCarrick, un porporato potentissimo che solo alcuni anni fa è stato punito e ridotto allo stato laicale.

Viganò ha raccontato che le prime accuse contro McCarrick arrivarono in Varticano nel lontano 2006 dall'allora nunzio apostolico Pietro Sambi. Fu lui ad informare del comportamento omosessuale del cardinale con alcuni preti. A questa denuncia ne seguì un'altra, all'allora cardinale Segretario di Stato Bertone, che fu consegnata personalmente al Sostituto per gli Affari Generali, Leonardo Sandri. Si chiedeva a Papa Ratzinger di prendere misure disciplinari straordinarie contro McCarrick per prevenire futuri crimini e scandali. «Questo Appunto non ebbe risposta. Nell’aprile 2008 una lettera aperta a Papa Benedetto da parte di Richard Sipe fu trasmessa dal Prefetto del Congregazione per la Dottrina della Fede, cardinale Levada, al Segretario di Stato, Cardinale Bertone, che conteneva ulteriori accuse a McCarrick di andare a letto con seminaristi e sacerdoti. Nel maggio 2008 - ha raccontato Viganò - io stesso presentai un secondo appunto all’allora Sostituto per gli Affari Generali, Fernando Filoni, riferendo le accuse contro McCarrick e chiedendo sanzioni contro di lui. Nel 2009 seppi dal Cardinale Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi, che papa Benedetto aveva ordinato a McCarrick di cessare il ministero pubblico e iniziare una vita di preghiera e penitenza. Il nunzio Sambi comunicò gli ordini del Papa a McCarrick alzando la voce tanto che fu sentita nei corridoi della nunziatura. Nonostante questo quadro McCarrick ha continuato a godere di una speciale considerazione da parte di papa Francesco, il quale gli affidò nuove importanti responsabilità e missioni». Quando però arrivarono in Vaticano denunce di abusi su minori Francesco decise di agire e lo ha punito.

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