Vaticano, resa dei conti: il cardinale Pell si congratula con il Papa per avere fatto fuori Becciu

Venerdì 25 Settembre 2020 di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – La resa dei conti in Vaticano. Il cardinale George Pell, già super prefetto del dicastero della economia, allontanato dal Papa per affrontare un processo di pedofilia in Australia dal quale è stato poi assolto, ha inviato stamattina una lapidaria dichiarazione a proposito del licenziamento del cardinale Angelo Becciu: «Il Santo Padre venne eletto per pulire le finanze vaticane. Ha fatto un lungo lavoro e deve essere ringraziato e congratulato per i recenti sviluppi. Spero che la pulizia nelle stalle prosegua sia in Vaticano che a Vittoria».

Per Vittoria il cardinale Pell intende lo Stato australiano di Vittoria, intendendo il luogo dove evidentemente qualcuno a suo parere gli avrebbe orchestrato la trappola che lo ha portato al processo per abusi. Pell si è sempre dichiarato innocente e quando tre anni fa dovette lasciare il Vaticano e le sue prerogative circa la sua immunità (su spinta del Papa) per affrontare i giudici e le pesanti accuse, lo fece convinto che sarebbe stato assolto. Nei mesi precedenti alla sua partenza in Vaticano si erano consumate lotte intestine enormi tra il suo dicastero dell'economia e la Segreteria di Stato diretta dal cardinale Parolin e dal sostituto Becciu.

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Con quest'ultimo Pell aveva avuto scontri durissimi. All'origine vi erano due diverse visioni della gestione dell'Obolo di San Pietro. Becciu e Parolin difendevano l'autonomia finanziaria della Segreteria di Stato, come è sempre stato dai tempi di Pio XI, mentre Pell puntava ad un controllo centralizzato di tutte le risorse finanziarie esistenti, da quelle della Segreteria di Stato a quelle dell'Apsa. La visione amministrativa di Pell di stampo anglosassone aveva come obiettivo una riforma totale del sistema economico all'interno del Vaticano, puntando sulla totale trasparenza secondo i moderni criteri aziendali.

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L'allora Sostituto Becciu contrastava questa impostazione affermando che non si poteva trasformare lo Stato della città del Vaticano in una sorta di multinazionale. La dichiarazione del cardinale Pell arriva da lontano e contribuisce ad incendiare ancora di più un passaggio ingarbugliato e sul quale la magistratura vaticana sta indagando. L'indagine che ha portato il Papa a chiedere le dimissioni di Becciu e l'abbandono delle prerogative cardinalizie è stato lo scontro avvenuto l'anno scorso tra lo Ior e la Segreteria di Stato.

Il nome di Becciu era stato tirato in ballo l'anno scorso quando è scoppiato il caso del palazzo londinese acquistato dal Vaticano nel 2012 per investire il denaro dell'Obolo. L'inchiesta era partita a seguito di uno scontro tra l'attuale Sostituto alla Segreteria di Stato, il venezuelano Pena Parra (che ha sostituito Becciu nel 2018) e il direttore dello Ior, Franco Mammì per il controllo delle sostanze gestite in autonomia dalla Segreteria di Stato. Pena Parra chiedeva allo Ior un prestito per estinguere un mutuo oneroso acceso durante uno dei passaggi di proprietà. Lo Ior non lo aveva concesso e da lì è partito tutto. I magistrati hanno sempre ipotizzato che tra un passaggio di proprietà e l'altro qualcuno avesse avuto modo di arricchirsi. 

 

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