Messa in latino, bergogliani contro ratzingeriani: sui social è ormai "guerra" aperta

Martedì 20 Luglio 2021 di Franca Giansoldati
Messa in latino, bergogliani contro ratzingeriani: sui social è ormai "guerra" aperta

Città del Vaticano – Se non è un autogol poco ci manca, almeno a vedere le impreviste reazioni a catena che ha scatenato nella Chiesa l'ultimo provvedimento di Papa Francesco con il quale ha abrogato la legge di Benedetto XVI che regolava la messa in latino secondo il messale del 1962. L'intento di Bergoglio, come lui stesso spiega, era di «promuovere la concordia e l’unità della Chiesa» ma a ben vedere quello che ha originato si direbbe l'esatto contrario. Proteste, maldipancia, dichiarazioni sgomente, lettere di spiegazioni arrivate in Vaticano e, soprattutto, l'inizio di nuova puntata tra 'bergogliani' e 'ratzingeriani', come se fosse una sorta di match calcistico, amplificato inevitabilmente dai social e l'entrata in campo di alcuni 'big'.

 

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Francesco ha affidato tutta la responsabilità di far sparire o meno la messa in latino nelle diocesi ai vescovi locali che a loro discrezione. «Il vescovo proceda, nelle parrocchie personali canonicamente erette a beneficio di questi fedeli, a una congrua verifica in ordine alla effettiva utilità per la crescita spirituale, e valuti se mantenerle o meno. Inoltre avrà cura di non autorizzare la costituzione di nuovi gruppi». Insomma un giro di vite che non è piaciuto a quelle comunità di stampo tradizionalista, piuttosto coese tra di loro e decise a rivendicare la loro posizione. In questa nuova guerra di posizione si sono ascoltati anche alcuni cardinali influenti che hanno parlato per la prima volta: il teologo Mueller, il cardinale Zen e Sarah, recentemente pensionato da Francesco. 

Il più duro di tutti è stato Zen che con il suo linguaggio tagliente, sul suo blog, ha prima descritto  la sua esperienza positiva nella sua ex diocesi (di Hong Kong) dove ci sono gruppi di tradizionalisti. Ha elogiato il vecchio provvedimento di Ratzinger "Summorum Pontificum". La sua conclusione è che «la Messa tridentina non divide; al contrario, ci unisce ai nostri fratelli di tutte le epoche, ai santi e ai martiri di ogni tempo, a coloro che hanno combattuto per la loro fede e che hanno trovato in essa un inesauribile nutrimento spirituale». Inutile dire che a Zen la mossa di Bergoglio non sia affatto piaciuta.

 

 

Stessa cosa per il cardinal Mueller ancora più esplicito: «il chiaro intento di Francesco è quello di condannare questa messa all'estinzione nel lungo periodo». E aggiunge poi, ironicamente, che «l'unità nella confessione della fede rivelata e la celebrazione dei misteri della grazia nei sette sacramenti non richiedono affatto una sterile uniformità nella forma liturgica esterna, come se la Chiesa fosse una catena alberghiera internazionale dal design omogeneo. L'unità dei credenti tra di loro è radicata nell'unità in Dio attraverso la fede, la speranza e l'amore e non ha nulla a che fare con l'uniformità nell'aspetto». Tutto il contrario di una «formazione militare o il pensiero dominante dell'era big-tech».

Intanto sui social e sui siti conservatori, tra commenti choccati e perplessi per la batosta, ha preso a circolare una vignetta che mostra due fedeli che vanno a messa, uno chiede all'altro: ma come siete riusciti a convincere il vostro vescovo a darvi l'autorizzazione a celebrare in latino? L'altro risponde: Semplice gli abbiamo detto che siamo tutti gay. Ironie e sarcasmo a parte la questione dell'abolizione del rito in latino bolliva in pentola da parecchio.

Recentemente, ad avere anticipato il provvedimento di Papa Francesco, sono stati i Cavalieri di Malta che hanno bandito al loro interno la messa in latino e, successivamente, anche i canonici di San Pietro che si sono visti recapitare una lettera in cui si chiedeva di evitare riti in latino e privilegiare le lingue moderne.

Ultimo aggiornamento: 17:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA