La festa di Papa Francesco con i bambini del mondo: «È il momento della pace», all'Olimpico bandiere palestinesi ma non israeliane

Primo test per il Giubileo del 2025: 50mila persone arrivate all’Olimpico

Domenica 26 Maggio 2024 di Franca Giansoldati
Foto Vatican Media/LaPresse 25-05-2024 Citta\' del Vaticano, Vaticano Papa Francesco allo stadio Olimpico all\'Incontro con i Bambini Cronaca Nella foto : Papa Francesco i bambini DISTRIBUTION FREE OF CHARGE - NOT FOR SALE

«Ah come mi sento felice qui con voi».

Pausa. «Sapete: siete la speranza per il futuro. Voi potete fare una vera rivoluzione». Ha trascorso un pomeriggio lieto e diverso dal solito Papa Francesco in mezzo al vociare di un esercito di bambini arrivati all’Olimpico da ogni parte d’Italia e del mondo. Se Papa Wojtyla i giovani amava chiamarli “le sue Sentinelle del mattino”, Papa Bergoglio preferisce vederli nei panni di piccoli rivoluzionari.

VERSO IL GIUBILEO

Allo stadio tra altoparlanti, telecamere, Carlo Conti che conduceva e introduceva gli ospiti e i cantanti, ha preso forma un movimento di pacifisti in erba, alcuni muniti di bandiere arcobaleno che cantavano a squarciagola “We are the world” e facevano la ola dagli spalti anche se non tutti i settori dell’Olimpico si sono riempiti come si era pensato alla vigilia della prima Giornata Mondiale dei Bambini, una sorta di test per il Giubileo. Dovevano essere più di 80 mila, al punto da temere di non riuscire a farli entrare e invece non ce n’erano che 50 mila scarsi, lasciando vistosi spazi vuoti.

«So che siete tristi per le guerre. Vi faccio una domanda: siete tristi per le guerre?» I ragazzini indistintamente urlavano: «Sì, sì sì» ma Francesco faceva finta di non comprendere mentre le telecamere allargavano i primi piani su di lui tutto divertito. «Non sento». E la folla ancora più forte: «Sisisi». «Oggi ho ricevuto dei bambini fuggiti dall’Ucraina, alcuni erano feriti». Pausa. «La guerra è una cosa bella? ». La risposta corale: «Noo». Anche stavolta Francesco con una smorfia portava una mano all’orecchio. «Non sento». «Noo». «Vi chiedo: la pace è una cosa bella?». «Sii». Questo botta e risposta è andato avanti per un po’ trasferendosi sul piano catechetico, per esempio sul ruolo del diavolo e la figura di Gesù che salva perché ama tutti. Francesco ha recitato una Ave Maria mentre la scaletta del programma correva avanti veloce sotto l’attenta regia di padre Enzo Fortunato, il francescano che ha ideato la kermesse. Un evento destinato a trasferirsi in piazza san Pietro con la messa papale di stamattina e lo show sul sagrato della basilica di Roberto Benigni chiamato ad interpretare un monologo dedicato a come i bambini guardano il mondo sognando un futuro senza confini, rancori, guerre e problemi vari.

Il microfono ad un certo punto Carlo Conti lo ha passato alla piccola Stella, una ragazzina scappata dall’Ucraina che ha sintetizzato il suo dramma. «La guerra deve finire. La pace si costruisce quando aiutiamo chi è più debole e povero. Ringrazio l’Italia che mi ha accolto. E dico basta guerra e chiedo pace». Pace, pace pace. È stata, tra tutte, la parola più ripetuta, un’eco continua, un mantra, quasi un miraggio. «Europa fatti sentire» ha soffiato nel microfono padre Enzo offrendo spazio a due ragazzini, stravolta, palestinesi che in arabo hanno letto un foglietto tradotto successivamente da padre Ibrahim Faltas, il religioso che è riuscito a fare uscire da Gaza alcuni bambini feriti e ora curati dal Bambin Gesù. Victor e Majdi, 12 e 8 anni di Betlemme hanno voluto raccontare del muro costruito dagli israeliani, dei soldati ai check point che incutono timore, così come del cielo «occupato dai missili» e di un avvenire gramo, pieno di povertà perché «ora la mia mamma e il mio papà non lavorano più, il loro negozio è chiuso e non ci sono più pellegrini». Sul prato verde dello stadio si sono viste tante bandiere, una piccola Onu, c’era anche quella palestinese, così come sugli spalti alcuni indossavano la kefiah. Di bambini israeliani con le loro testimonianze, invece, non ce ne sono così come non si sono viste bandiere israeliane. Nessuno ha poi fatto riferimento ai bambini che da sette mesi sono ostaggi di Hamas nei tunnel a Gaza da quando sono stati rapiti il 7 ottobre. Il piccolo Majdi ha ripetuto: «Noi vogliamo la pace in Terra Santa».

ORIETTA BERTI

Le due ore sono volate via e spesso è stata la musica a catturare l'attenzione sollevando altro entusiasmo. Un po' di catechismo, un po' di Zecchino d'oro. Entra anche in scena Orietta Berti che al microfono propone “Una vespa in due”, e poi è il turno di un altro nonno celebre, Lino Banfi, amico del Papa da diversi anni, e impegnato a far capire ai Millennials che è sbagliato abbandonare le persone anziane al loro destino, ormai tendenza sempre più evidente nelle famiglie schiacciate dai ritmi della vita frenetici e da un certo egoismo con risultato di spedire gli anziani nelle case di riposo. Papa Francesco ascoltava ed annuiva. A tutti regalava caramelle che raccoglieva a manciate da un cesto.

Un altro big dello spettacolo italiano che è stato incluso per riempire la kermesse è stato Renato Zero. Ha fatto ingresso in scena prendendo il microfono e regalando a tutti bellissime canzoni. «Santità ha presente quando si ha la tremarella?»ha ammesso alla fine dell'esibizione applauditissima, andando a salutare Papa Francesco che seduto sul suo scranno si godeva la scena. Dietro di lui, sugli spalti, un gruppo ha srotolato uno striscione mentre si urlava ancora pace, pace, pace: “Occhio per occhio, rende tutti ciechi”.

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