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Russia, il Patriarca Kirill contro i governi Nato: «Le loro scelte porteranno alla distruzione»

Mercoledì 14 Settembre 2022 di Franca Giansoldati
Il metropolita Antonij mentre parla con il cardinale Pietro Parolin al congresso delle religioni in Kazakhstan

Nursultan (Kazakhstan) – Che la guerra in Ucraina non sia destinata a finire presto è sembrato chiaro anche agli 81 leader religiosi riuniti attorno al gigantesco tavolo del congresso delle religioni a Nursultan, in Azerbaijan. Persino i segnali che arrivano dal Patriarcato di Mosca indicano un orizzonte di riferimento ormai troppo polarizzato. Ascoltando il tenore del messaggio inviato dal Patriarca ortodosso Kirill e letto in sua assenza dal metropolita Antonij, numero due del Patriarcato, sono stati in molti che in quella sala non hanno avuto dubbi in materia. Del resto Kirill resta uno dei principali difensori di Putin e senza retrocedere in un millimetro ha ribadito che il conflitto contro Kiev è moralmente giusto anche per fare da argine alla corruzione morale dell'Occidente. Praticamente il bene contro il male: «Abbiamo assistito a distorsioni dei fatti storici e manipolazioni senza precedenti della coscienza di massa. Non è per questo che c'è sempre meno amore, misericordia, compassione nella società? Sempre più spesso, sentiamo e leggiamo nello spazio pubblico parole piene di odio verso interi popoli, culture e religioni». In un altro passaggio, invece, viene indicata negativamente l'influenza dei paesi che aderiscono alla Nato, sebbene non siano citati esplicitamente: «Il percorso di dittatura, rivalità e confronto scelto da alcuni governanti di questo mondo porta l'umanità alla distruzione. E in queste condizioni, è la fede che può rendere le persone sobrie, riportarle sulla via del dialogo e della cooperazione, perché nelle religioni tradizionali i principi morali fondamentali dell'esistenza umana rimangono incrollabili». 

Il Patriarca di Mosca in questi mesi drammatici ha svolto un ruolo di rilievo mostrandosi assai roccioso nel difendere le misure intraprese da Putin e offrendo al Cremlino sponde valoriali: dalla benedizione delle truppe, alle omelie dense di riferimenti, al sostegno spirituale.

Il metropolita Antonij arrivato a Nursultan a capo di una delegazione per parlare con il Papa di dialogo e prospettive di pace, a quel discorso ha voluto aggiungere una postilla personale che sostanzialmente rifletteva quella del patriarca. Ha così denunciato il sistema dell'informazione mondiale che sui social ha creato un nemico, indicandolo «con il dito ed esponendolo dall'odio di tutti». Ha aggiunto che il mondo è finito così sotto la minaccia di un conflitto globale e la minaccia di catastrofe nucleare. Antonij si è chiesto, perché mai la comunità mondiale non presti invece più attenzione alle ingiustizie nei paesi del terzo mondo, o alle persecuzioni dei cristiani, o indagando sulle radici del terrorismo per capire davvero come arginare le iniquità sulla terra. 

Naturalmente non sono mancate polemiche in sala. Specie quando il presidente kazako organizzatore del meeting delle religioni – presenti buddisti, ortodossi, ebrei, musulmani sciiti e sunniti, protestanti, luterani, scintoisti, cattolici – ha assegnato - come è tradizione - una serie di premi alle personalità di spicco che si sono più distinte nel dialogo tra i popoli. Nella lista dei premiati è stato incluso il metropolita Antonij che, dopo avere ritirato il premio ha avuto un lungo colloquio bilaterale con Papa Francesco in una saletta appartata. Il presidente dei vescovi polacchi Stanislaw Gadecki non si è riuscito a tenere sulla scelta di includere il Patriarcato tra i premiati. «E' una cosa del tutto negativa. Per cosa lo premiano? Per il dialogo? Tutti i nostri tentativi in questi mesi per dialogare con Putin e con il Patriarcato non hanno dato alcun risultato. Anzi Kirill ha benedetto i soldati russi ad andare a combattere coi propri fratelli. E così facendo non ha protetto il popolo russo. Una linea che non è certamente quella del dialogo. Sono molto stupito di questo premio, è qualcosa di grave».

Ad ogni modo l'incontro tra il Papa e Antonij è servito effettivamente a sciogliere alcuni nodi dopo le difficoltà emerse con la guerra che hanno portato alla cancellazione dell'incontro che Francesco e Kirill avevano programmato a Gerusalemme per giugno. A fare arrabbiare il Patriarca anche una intervista del Papa nella quale veniva definito chierichetto di stato, praticamente un tirapiedi di Putin, secondo una traduzione sbagliata dall'italiano al russo che inizialmente ha avuto l'effetto di mandare su tutte le furie il Patriarca. A Nursultan il numero due del Patriarcato prova a sciogliere i nodi e immagina un incontro per il futuro, mettendo in chiaro che quello precedente «è stato fatto saltare dal Vaticano. Per il prossimo ora si dovrà lavorare assieme». 

Ultimo aggiornamento: 18 Settembre, 12:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA