Pedofilia, in carcere il cardinale Pell: revocata libertà su cauzione

Mercoledì 27 Febbraio 2019 di Franca Giansoldati

CITTA' DEL VATICANO - Prima notte dietro le sbarre per il cardinale George Pell che, di fatto, è il primo cardinale a finire in carcere per abusi. La corte di Melbourne, in Australia, ieri gli ha revocato la libertà su cauzione che inizialmente gli era stata stata concessa , dopo la sua incriminazione avvenuta a dicembre, perchè doveva essere sottoposto ad un intervento al ginocchio. 
 

 

Secondo il sistema giudiziario australiano dovrà rimanere in carcere fino al 13 marzo, quando verrà resa nota la sentenza. Secondo i capi di imputazione rischia una condanna fino a 50 anni di carcere per i cinque reati di cui lo accusano le due vittime, due ex coristi della cattedrale, uno dei quali morto per overdose nel 2004. Il cardinale Pell continua a ripetere la sua innocenza
e ricorrerà in appello. Ora è detenuto nella prigione vicino a Melbourne, a Southern Cross Station, in un edificio anonimo nel quale è entrato da un ingresso laterale. L'ingresso in carcere per ogni detenuto – e chissà se è stato così anche per Pell – prevede una serie di controlli di base, anche di carattere medico, la firma di alcuni documenti, la consegna degli effetti personali. Il cardinale Pell era inizialmente imputato in due diversi processi, uno dei quali si è esaurito in questi giorni quando è stata ritirata la denuncia, permettendo così al giudice di revocare la riservatezza sul giudizio della corte del processo che si era celebrato a porte chiuse e che era stato emesso a dicembre, relativo agli abusi ai due chierichetti. Il sistema giuridico australiano prevede la riservatezza rigorosa quando sono in corso due processi e uno dei due, se termina prima, può influenzare il giudizio dell'altro. Per evitare il rischio che una corte possa influenzare l'altra si ricorre al divieto di pubblicazione e divulgazione di qualsiasi particolare. Ecco perchè fino a ieri c'è stata una totale riservatezza sul caso di Pell, anche se già a dicembre alcuni giornali australiani avevano anticipato il verdetto negativo. Ora sono guai per tanti giornali e tv che avevano rotto l'embargo nei mesi violando le normative vigenti.

Intanto il padre di uno dei due chierichetti ha intentato una causa di
risarcimento sia contro il prelato che contro la Chiesa
cattolica, dopo la morte del figlio per overdose di eroina nel
2014. Lo studio legale Shine Lawyers, che lo rappresenta, riferisce
che il padre della vittima, che non può essere identificato per
legge, ha deciso di farsi avanti dopo il verdetto di
colpevolezza. Egli sostiene che il figlio abbia sofferto di
stress post-traumatico a causa degli abusi subiti. Morto a 31 anni, non aveva mai parlato con i genitori degli abusi subiti,
ma il padre ritiene che sia stato per questo che si sia affidato
alla droga.

Ultimo aggiornamento: 09:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA

PIEMME

CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÁ

www.piemmeonline.it
Per la pubblicità su questo sito, contattaci