Sos dal cardinale Eijk, in Olanda un progetto di legge per autorizzare l'eutanasia sui bambini fino a 12 anni

Venerdì 30 Ottobre 2020 di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – Dall'Olanda arriva un Sos: il cardinale Willem Eijk denuncia il progetto legislativo di rendere possibile l'eutanasia sui bambini da 1 a 12 anni. Una legge del genere nel cuore dell'Europa, a suo parere, costituisce una deriva generale. Un «piano inclinato» che modifica il rapporto sul diritto alla vita. 

Attualmente in Olanda la legge sul fine vita si applica a partire dai 12 anni in su. Il consenso dei genitori è richiesto tra i 12 e i 16 anni. Nella classe di età tra i 16 e i 18 anni è sufficiente consultare i genitori, ma non è necessario il loro consenso. La proposta fatta dal Ministro della Sanità olandese, Hugo de Jonge, con una lettera al Parlamento, controfirmata anche dal Ministro della Giustizia potrebbe fare da apripista ad altre nazioni europee in futuro. «I pediatri potranno praticare l'eutanasia e per questo non saranno punibili». Il cardinale Eijk, medico, consulente di diversi dicasteri vaticani e arcivescovo di Utrecht, spiega al Messaggero che questo atto normativo è l'ultimo passaggio di una deriva iniziata negli anni Ottanta. 

 

 

«Da notare il piano inclinato nella discussione olandese sull'eutanasia. All'inizio degli anni '80 - afferma - l'eutanasia, nella fase terminale di una malattia, era considerata accettabile. Poi è diventata lecita anche prima della fase terminale. Negli anni '90 l'eutanasia è stata applicata anche in casi di disturbi psichiatrici e di demenza. Dall'inizio del Duemila, il trattamento di fine vita è stato applicato ai neonati disabili (bambini dalla nascita all'età di 1 anno). E presto anche per i bambini da 1 a 12 anni». 

Eijk porta l'attenzione al diritto alla vita. «Chiunque ponga fine a una vita a causa di una qualche forma di sofferenza, abbandona il principio che la vita è un valore essenziale. Di conseguenza, si dovrà sempre confrontare con la grande questione se sia o meno opportuno mettere fine alla vita con una forma di sofferenza minore. La storia della discussione sull'eutanasia negli ultimi quarant'anni dimostra che i criteri a favore dell'eutanasia si sono sempre più estesi. Non accadrà la stessa cosa a lungo termine per quanto riguarda l'eutanasia nei bambini?» afferma Eijk, da poco reduce da diversi colloqui in Vaticano.

 

La attuale legge in vigore (Euthanasia Act) stabilisce che un medico che esegue l'eutanasia, o che assiste al suicidio, non può essere perseguito se soddisfa una serie di richieste di accuratezza, verificando la volontarietà dell'azione, la sofferenza del paziente, il progredire del male insopportabile. Al momento non esiste una regolazione per i casi di bambini piccoli. «Il governo ha commissionato una ricerca in merito. Il rapporto raccomanda di migliorare le cure palliative e la conoscenza delle cure palliative nei bambini tra 1 e 12 anni (e anche nei loro genitori). Con una buona cura palliativa - afferma Eijk - la sofferenza può essere trattata nella stragrande maggioranza dei casi. Tuttavia, il rapporto afferma che tra i 5 e i 10 casi casi all'anno le cure palliative non sono sufficienti. In questi casi i pediatri dovrebbero intervenire per porre fine attivamente alla vita di questi bambini senza essere perseguiti e puniti».

Eijk mette in luce il conflitto tra «il dovere del medico di proteggere e preservare la vita del paziente e il suo dovere di ridurre o eliminare la sofferenza del paziente. L’idea è che non ci sono possibilità il pediatra possa agire per causa di forza maggiore e non sia punibile». Se questo regolamento dovesse passare, secondo il cardinale, la vita delle persone «potrà essere soppressa dai medici dal concepimento fino a qualsiasi età, senza che siano punibili, a patto che rispettino una serie di condizioni. Il cerchio allora sarà completo. La vita umana però è un valore essenziale dal concepimento fino alla sua fine naturale. Il suo valore non può quindi essere soppesato rispetto a un’altra cosa, come ad esempio gravi sofferenze per malattia o disabilità, nemmeno nel caso dei bambini». 

 

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