Papa Francesco amareggiato per le divisioni nella Chiesa: «I partiti c'erano anche ai tempi di Cristo»

Lunedì 4 Maggio 2020 di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – Eccessive divisioni. Proteste carsiche nella Chiesa. Differenze di vedute che in questo ultimo periodo – almeno tra i vescovi italiani – si sono materializzate ben chiare  sulla questione messe e delle chiese aperte o chiuse. Da una parte c'era la linea pro-governativa di Papa Francesco portata ad abbracciare le restrizioni imposte dal Comitato Tecnico Scientifico fino ad arrivare a sconfessare (apparentemente) la Cei nel piano previsto per la fase 2 e l'avvio dei funerali. Dall'altra la difesa del Concordato e di una maggiore autonomia della Chiesa (fermo restando la preoccupazione comune a non allargare i contagi) che tanti cardinali e vescovi hanno messo in luce.

Se ieri il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei chiedeva di evitare spinte in avanti e di restare uniti, stamattina è stato Papa Francesco a dargli manforte e a prendere di petto la questione durante la messa a Santa Marta. Lo ha fatto con l'omelia ricordando che anche le prime comunità cristiane erano attraversate divisioni e spaccature. 

«Sempre c'è stata nella Chiesa, soprattutto nella Chiesa primitiva perché non era chiara la cosa questo spirito di: 'noi siamo i giusti, gli altri i peccatori; questo 'noi e gli altri'; le divisioni. 'Noi abbiamo proprio la posizione giusta davanti a Dio, mentre ci sono gli altri...', si dice anche 'sono i condannati'. Questo è una malattia della Chiesa, una malattia che nasce da ideologie o dai partiti religiosi» ha detto confermando l'esistenza di correnti. 

Al tempo di Gesù – ha ricordato - ce ne erano almeno quattro: il partito dei Farisei, il partito dei Sadducei, il partito degli Zeloti e il partito degli Esseni. «E ognuno interpretava la legge secondo l'idea che aveva della legge». Secondo il Pontefice, «in questa idea c'è una scuola fuori legge, quando è un modo di pensare, di sentire mondano che si fa interprete della legge. A Gesù rimproveravano pure di entrare in casa dei Pubblicani, che erano peccatori, secondo loro mangiare con loro, con i peccatori, la purità della legge non lo permetteva, e non si lavava le mani prima del pranzo. Ma sempre con quel rimprovero che fa divisioni». 

Papa Francesco a questo punto ha chiesto unità, ricordando che quelle idee, quelle posizioni alimentano spaccature «al punto che è più importante la divisione che l'unità, è più importante la mia idea che non lo Spirito Santo che ci guida». 

«C'è un cardinale emerito - ha raccontato Francesco - che abita qui in Vaticano, un bravo pastore, e lui diceva ai suoi fedeli: 'ma la Chiesa è come un fiume, alcuni sono più da questa parte, alcuni dall'altra parte, ma l'importante è che siano tutti dentro il fiume'. Questa è l'unità della Chiesa: nessuno fuori, tutti dentro. Poi con le peculiarità, questo non divide, non è ideologia, è lecito». 

Il Papa ha invocato così una «capacità costruttiva: abbiamo un solo redentore, una sola unità, Cristo è morto per tutti». 

Un intervento che non arriva a caso anche perchè in questi ultimi anni le divisioni non sono mancate e hanno offerto una immagine del pontificato fortemente attraversata da venti contrari. Tutto è iniziato con l'opposizione dei cardinali dei cosiddetti "dubia", i quali avevano espresso profondi dubbi teologici sull'Amoris Laetitia, agli inizi del pontificato. Due cardinali nel frattempo sono morti, ma quella spaccatura ad oggi non si è mai sanata e il Papa non ha mai risposto ai dubbi teologici che gli erano stati sottoposti.

Poi è arrivata la tempesta sollevata dal vescovo ribelle Viganò che ha accusato il Papa di avere agito in ritardo nel punire l'ex cardinale pedofilo McCarrick per convenienza e di usare due pesi e due misure nel trattare i casi di omosessualità. A questo punto è seguita la campagna per l'abolizione del celibato ecclesiastico da parte di inner-circle bergogliani con strappi che si sono consumati all'interno del sinodo sull'Amazzonia.

Infine la vicenda irrisolta della persecuzione ancora in atto in alcune zone della Cina che viene tenuta bassa per non urtare il governo cinese e non compromettere l'accordo sulle nomine dei vescovi. A questo elenco si è sommata anche la richiesta di una maggiore sinodalità e autonomia nel trattare con il governo Conte. 

 

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