Terni, i dubbi dei ristoratori:
«Green Pass? Ci saranno problemi
anche con il personale di sala»

Lunedì 26 Luglio 2021 di Aurora Provantini
Alessandro Paolucci uno dei ristoratori di Terni perplesso rispetto al Green Pass

E' già caos tra i ristoratori e i titolari di pubblici esercizi di Terni. L'introduzione del green pass per chi vuole sedersi ad un tavolo all'interno dei locali non solo pone il problema di come controllare le certificazioni dei clienti, ma quale comportamento adottare nei confronti dei dipendenti non vaccinati.
Anche se per ora il decreto legge non riguarda chef, lavapiatti e camerieri, ci si interroga sul da farsi. Bruno Felici, presidente dei pubblici esercizi di Confartigianato e proprietario della Cruda di via Cavour, è uno di quei ristoratori del centro storico che si stava appena riprendendo dall'anno sciagurato della pandemia. «Abbiamo sempre rispettato le misure anti Covid e più che mai adesso che si registra una risalita de contagi applicheremo la nuova normativa per la sicurezza dei clienti e di tutto il personale ma ci sono troppi punti ancora da chiarire», dichiara Felici. «Abbiamo l'impressione di essere utilizzati per sottoporre un numero sempre maggiore di ternani alla vaccinazione. Tanti restano i nodi da sciogliere: Con quali strumenti si potrà verificare la validità del green pass e l'identità di chi lo esibisce? Di chi è la responsabilità del controllo e chi risponde delle eventuali sanzioni? - evidenzia Felici - Certo se c'è obbligo di green pass per i clienti non può che esserci anche per i lavoratori ma in un momento in cui il personale scarseggia, come possiamo fare a meno dei dipendenti che non intendono vaccinarsi o che sono ancora in attesa della prima dose? Senza contare le complessità, in termini di responsabilità, all'interno del rapporto di lavoro. Ecco, chiediamo chiarezza».
Federico Li Gobbi, del Ristorante Piazzetta, un locale capace di ospitare 30 persone al chiuso e solo 16 all'aperto, è perplesso: «Si tratta di un'ulteriore mazzata che obbligherà tutti noi, almeno nei primi giorni, a riorganizzare il lavoro. Soprattutto porrà il problema dei dipendenti, di come fare con quelli che non sono stati vaccinati per ragioni di età o per altri motivi». Ancora oneri a carico dei ristoratori, insomma. Alessandro Paolucci, titolare del Ristò da Ale in via Fratini, parla di nuovi paletti: «Abbiamo reagito rimodulando le nostre attività, raggiungendo i nostri clienti a domicilio durante il primo lockdown, servendo il pranzo di Natale nelle loro abitazioni durante il secondo. Come se non bastasse, per poter lavorare senza essere investiti dalle auto nelle vie che dopo le 18 sono interdette al traffico, abbiamo assunto dei vigilantes». Per Caterina Casadei, titolare del ristorante Il Vinaio, «si dovrà individuare una nuova figura in grado di assicurare l'accesso nei locali solo ai clienti in possesso del green pass, risparmiando a noi titolari l'imbarazzo di rispedire a casa chi è senza certificazione».
 

Ultimo aggiornamento: 11:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA