Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Brunello Cucinelli ritrova Peter
Brook: in arrivo a Solomeo il
Tempest Project in anteprima

Giovedì 4 Novembre 2021 di Michele Bellucci
Brunello Cucinelli ritrova Peter Brook: in arrivo a Solomeo il Tempest Project in anteprima

SOLOMEO - È ormai diventato un vero habitué di Solomeo, sebbene ogni volta l’annuncio di un suo ritorno sul palco del Teatro Cucinelli abbia risonanza internazionale: Peter Brook, rivoluzionario artista britannico noto in tutto il mondo, ha scelto il borgo umbro per presentare in prima assoluta per l’Italia il suo Tempest Project, affascinante creazione da La Tempesta di Shakespeare realizzato con Marie-Hélène Estienne. L’appuntamento è per lunedì 8 e martedì 9 novembre per quella che sarà una vera e propria anteprima della Stagione di Prosa (che quest’anno prenderà il via a primavera, ndr), con il regista che per la sesta volta torna a Solomeo. Il forte legame con il Teatro Stabile dell’Umbria è iniziato nel 2013, presentando al Cucinelli il capolavoro The Suit, per poi tornare con The Valley of Astonishment, Battlefield, The Prisoner e in ultimo Why?, andato in scena a novembre 2019.

«Il ritorno di Peter Brook a Solomeo è per me motivo di grande gioia - ha dichiarato il presidente del Teatro Stabile dell’Umbria Brunello Cucinelli - Oltre alla profonda ammirazione per il suo genio e la sua immensa e rivoluzionaria opera, mi unisce a questo grande Maestro della scena un profondo affetto. Nel corso di uno dei nostri incontri a Solomeo parlammo a lungo confrontandoci in merito alle nostre esistenze. Quando una volta gli domandai di raccontarmi di lui, della sua vita, con grande semplicità mi rispose: “Amico caro, ho trascorso tutta la vita dialogando con Shakespeare”.

Lo spettacolo Tempest Project nasce da un lavoro di ricerca approfondita su La Tempesta che Brook e la Estienne hanno condotto al parigino Théâtre des Bouffes du Nord. L’intento era quello di scoprire i diversi livelli di significato dell’ultima opera di Shakespeare, nel tentativo di afferrarne gli aspetti più elusivi legati al mondo metaforico della magia: «La Tempesta è un'opera teatrale che conosciamo bene - hanno spiegato i due - ma lavorando insieme a un piccolo gruppo di attori abbiamo riscoperto come questa commedia, l'ultima commedia di Shakespeare, contenga tanti livelli ricchi di significati nascosti e risuoni profondamente attraverso tutte le sue commedie». Lo spettacolo, che verrà presentato in lingua francese con soprattitoli in italiano, è interpretato da attori di diverse nazionalità: Alex Lawther, Sylvain Levitte, Paula Luna, Fabio Maniglio, Luca Maniglio, Ery Nzaramba.

«Vorrei aggiungere una sua bella citazione - ha concluso Cucinelli - che mi è rimasta impressa in questi giorni: “Il teatro è un alleato esterno del cammino spirituale, ed esiste per offrire bagliori, inevitabilmente brevi, di un mondo invisibile che permea quello di tutti i giorni, ed è normalmente ignorato dai nostri sensi”. La ricerca poetica di Peter Brook è indissolubilmente legata a Shakespeare, alla sua scrittura fluida e dinamica come una galassia in movimento. Per tutta la sua vita lo ha messo in scena, studiato e interpretato, nutrendosi di lui e facendovi sempre ritorno. Considero dunque un privilegio ospitare in prima assoluta in Italia Tempest Project, spettacolo nel quale Brook torna a confrontarsi con La tempesta, il capolavoro shakespeariano già messo in scena nel 1990 in un allestimento che in molti considerano la sua opera più potente e significativa». Come scrivono nelle loro note gli stessi Brook ed Estienne: «La tempesta è un enigma, è una favola in cui nulla sembra poter essere preso alla lettera e se rimani in superficie la sua qualità nascosta ti sfugge». C’è una parola che ricorre molto spesso nella commedia, è la parola “libertà” e come sempre con Shakespeare la parola non è usata in modo ovvio, diventa una suggestione che riecheggia in tutta la pièce come un’eco. Calibano vuole la sua libertà, Ariel vuole la sua che non è la stessa e Prospero deve liberarsi dal compito che si è prefisso, la vendetta e tutto ciò che ne consegue e che gli impedisce di essere libero.

Il duca Prospero, immerso nei suoi libri, alla ricerca dell’occulto, preso nei suoi sogni fu tradito da figlio fratello. Arrivato in esilio sull’isola, si potrebbe credere che troverà la sua libertà perché possiede l’arte della magia e può trasformare gli elementi. Ma questa magia non riguarda gli umani. Un vero uomo non dovrebbe oscurare il sole di mezzanotte – né portare i morti dalle loro tombe, iniziare una terribile tempesta e fare prigionieri dei suoi ex nemici. La voglia di vendetta divora Prospero che perdonerà solo quando arriva l’amore, l’amore che sua figlia prova per il figlio del suo nemico il Re di Napoli che invade e trasforma i due giovani. Dovrà quindi affrontare se stesso e il suo cuore e decidere di abbondonare la magia, seppellire il suo bastone, perdonare gli usurpatori, soprattutto suo fratello, rimettere in libertà Ariel e persino Calibano, rinunciare al potere che la magia gli ha dato. Stare finalmente davanti a noi, umili, chiedendo perdono. L’ultima parola nell’opera – probabilmente l’ultima parola scritta da Shakespeare – è la parola libero. Per accedere a teatro è necessario il Green Pass. Si può prenotare telefonicamente allo 075.57542222 nei giorni feriali dalle 16.00 alle 20.00; è inoltre possibile acquistare i biglietti on-line sul sito teatrostabile.umbria.it.

Ultimo aggiornamento: 3 Luglio, 11:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA