Abbandonò il neonato a Borgo Rivo
Appello per Giorgia Guglielmi: "Non voleva uccidere"

Domenica 13 Settembre 2020
TERNI - Giorgia non aveva intenzione di uccidere suo figlio.
Quando, due anni fa, dopo il parto, abbandonò quel fagottino dentro a una busta nel parcheggio di fronte ad un discount di Borgo Rivo, sperava che qualcuno sentisse il pianto del neonato e si prendesse cura di lui.

E’ la tesi difensiva su cui si basa il ricorso in appello degli avvocati Attilio Biancifiori e Alesssio Pressi, legali di Giorgia Guglielmi. La mamma ternana, 30 anni, che si trova ai domiciliari in una struttura protetta di Morlupo, in provincia di Roma, comparirà di fronte alla corte d’appello di Perugia il 25 novembre.
Biancifiori e Pressi tenteranno di smontare la sentenza di primo grado con cui il tribunale di Terni, accogliendo le richieste del pm, Barbara Mazzullo, ha condannato la giovane mamma a 16 anni di carcere per omicidio volontario. Lo faranno chiedendo di riqualificare la pesante accusa in quella di infanticidio, una “forma attenuata dalla situazione di abbandono materiale e morale di una donna che, dopo il parto, aveva una limitata capacità di  comprendere la gravità della situazione”.
Uno scenario che, se accolto in appello, potrebbe portare ad un forte sconto di pena. Il giudice, Barbara di Giovannantonio, dieci mesi fa aveva disposto anche una provvisionale di 30 mila euro in favore dell’ex compagno della donna, Eliano Rephi, 29 anni, come risarcimento per i danni subiti dalla morte del neonato. Alla base del ricorso in appello le conclusioni della perizia svolta su Giorgia dallo psichiatra, Massimo Di Genio, del San Filippo Neri di Roma. Trenta pagine con cui il perito, che ha escluso l’incapacità di intendere e volere della mamma ternana,  ha rilevato nella donna uno spaccato “socio-relazione patologico”, oltre che “gesti di autolesionismo” e una relazione definita “disfunzionale” con il compagno, padre del neonato e dalla primogenita che oggi ha cinque anni, all’oscuro della gravidanza e dell’abbandono.
“Se è vero che il perito, un luminare della psichiatria, ha escluso una condizione di infermità mentale, nell’ambito della sua ponderosa perizia ha messo in evidenza gravi problematiche disfunzionali all’interno della famiglia e della coppia, documentate su basi scientifiche - dicono Biancifiori e Pressi. Situazioni che hanno comportato nella donna un disturbo psicopatologico che, pur non assurgendo ad un’infermità totale, connotava la personalità di questa ragazza ed evidenziava una situazione di isolamento e di abbandono significativa, tanto da portarla ad un disturbo di personalità borderline”
La linea difensiva è quella percorsa in primo grado, con i legali che avevano chiesto la derubricazione del reato in infanticidio, punito con una pena da 4 a 12 anni.
Se per l’accusa Giorgia voleva uccidere, la difesa della donna è convinta che lei abbia fatto di tutto per consentire  il ritrovamento del neonato ancora in vita. Scegliendo un luogo molto frequentato come il parcheggio del discount: “La valutazione del perito, Mauro Bacci, ha confermato che il piccolo ha avuto parecchie ore di vita” dicono i legali di Giorgia. Anche un testimone racconterà di aver notato, diverse ore prima del ritrovamento del bimbo ormai senza vita, una donna lasciare un involucro in quel parcheggio del supermercato. E di essersi reso conto della tragedia solo dopo aver letto i giornali.
 
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