Odaldelta
9 Maggio 1942

Commenti pubblicati:
Domenica 17 Febbraio 2019, 07:37
E’ barbarie. E’ uno spettacolo raccapricciante. E tutto sommato penoso. I pentastellati, come si sa, hanno deciso di indire per domani una sorta di referendum casalingo per via piattaforma Rousseau sul destino processuale di Matteo Salvini per il caso Diciotti. E’ roba che supera ogni immaginazione, abbatte il diritto, cancella ogni traccia di politica. Il Tempo di ieri è arrivato a paragonare il leader della Lega a Gesù Cristo, mettendolo in competizione col Barabba che viene messo in “competizione” con lui. E già si preparano i clic – qualche millennio dopo funziona così – che decideranno se il ministro dell’interno va salvato o lasciato in balia dei giudici (per poi toccare a Conte, lo stesso Di Maio, Toninelli…). Fummo la culla del diritto, da tanti anni e ora ancora di più ci trasformiamo in capofila della gogna. Tutto questo avviene perchè Matteo Salvini ha scelto come alleato per governare quel Ponzio Pilato che risponde al nome di Luigi Di Maio, stretto nella morsa di chi gli urla le origini forcaiole del Movimento Cinque stelle e chi invoca la salvezza del governo attraverso il “no” all’autorizzazione a procedere. Già, Salvini può negarlo quanto vuole, ma l’esecutivo piomba giù se i grillini fanno un passo falso in direzione magistratura e contro il ministro. Ma c’è di più. Il voto di domani sulla piattaforma di Casaleggio sarà preceduto dall’arringa del senatore Giarrusso, che sta nella giunta presieduta da Gasparri e pare schierato – grazie al cielo – per negare il processo. E in molti già criticano che il “referendum” possa essere presentato da chi è schierato dalla parte del ministro, alla faccia della neutralità della piattaforma. Qualunque sia l’esito della consultazione è il colpo di grazia alla politica. Ormai non bastano più i programmi elettorali; e nemmeno uno stravagante contratto di governo come quello sottoscritto tra leghisti e pentastellati; ora è una piattaforma informatica che fa decidere al popolo (senza leggere neppure una carta giudiziaria) su un processo contro un ministro . E il capofila dei giustizialisti, Marco Travaglio ha buon gioco a sentenziare (pure lui…): “I Cinque stelle non sanno che pesci pigliare”. E in effetti questa è la sensazione prevalente. Spicca, in questa vergognosa pochade, il silenzio complice, ermetico, vile, del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, che dovrebbe invece ribellarsi alla pratica tribale con cui si offrono le pietre al popolo della piattaforma Rousseau per lapidare il capo del Viminale. Ma il diritto non sembra aver contaminato il Guardasigilli. A casa loro prevale solo l’odore del sangue. E la paura della magistratura. E Salvini sopporta un’alleanza che potrebbe indurlo a entrare nel girone dei dannati da processo perché gli scappati da casa con cui governa non sanno prendersi la responsabilità di spiegare senza bisogno di alcuna consultazione che hanno deciso assieme a lui quel che accadeva alla nave Diciotti. Sequestro di persona…non ci sono parole. Oltretutto sapendo che la partita si giocherà comunque al Senato, dove i dissidenti sono come gli esami, non finiscono mai. Sì, è proprio penoso vedere che per decidere un sì o un no sul caso Diciotti, i parlamentari 5 Stelle debbano invocare l’aiuto degli iscritti ad una piattaforma. Eppure hanno le carte che il popolo non ha: la richiesta della Magistratura, la memoria di Salvini, il parere del presidente della giunta. Dovrebbero solo leggere le carte e decidere. Invece no, li paghiamo per affidare ad altri i loro compiti.
Sabato 16 Febbraio 2019, 19:46
Visita del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, al Palasharp, in passato luogo di concerti e palazzetto dello sport del quartiere milanese di Lampugnano, oggi zona franca di degrado, frequentata da tossici e senzatetto. L’ex palazzetto sarebbe dovuto diventare la sede di una grande moschea, ma l’amministrazione col tempo ha cambiato idea. Resta però l’intenzione di realizzare un grande luogo di culto per i musulmani di Milano, stando alle parole del primo cittadino. “Il Palasharp con un equivoco è pensato come un luogo dove gli islamici pregano, ma non è così. C’è un tendone lì di fronte e anche quello stiamo cercando di metterlo in sicurezza. Ricordo ai milanesi: possiamo essere contrari alle moschee ma la costituzione dice che tutti i cittadini hanno diritto di pregare. Non li vogliamo lì? Saranno da un’altra parte”, dice il sindaco (nella foto con una consigliera comunale Pd di religione islamica). Il tema, però, è quello di rimettere a posto l’area. “Siamo pieni di leoni da tastiera che criticano, ma noi siamo qua, non molliamo e certamente recupereremo questo spazio per Milano e questo quartiere che sta già mostrando segni di miglioramento”. Sulla pagina Facebook di Sala non sono mancati i post polemici. «Ha lasciato il Palasharp per 2 anni e mezzo in mano ai tossici e ai clandestini e ora corre ai ripari inneggiandosi a paladino anti degrado, perchè sta rischiando di perdere anche le Olimpiadi dopo non essere riuscito a portare a Milano l’Ema!». Più malizioso il commento di Alessandro L. «Ci voleva il presidio di Casapound per svegliare il sindaco».
Sabato 16 Febbraio 2019, 13:04
i tratta della terza vittima in poco più di un anno nella baraccopoli al centro della piana di Gioia Tauro, tra le "capitali" del caporalato dei braccianti extracomunitari. Gli immigrati rimasti senza un tetto sono già stati spostati in una nuova tendopoli, gestita dal Comune di San Ferdinando, a poche centinaia di metri dal luogo del disastro. E c'è chi parla di "tragedia annunciata" per le condizioni di degrado e insicurezza in cui vivevano gli immigrati. "Sgombereremo la baraccopoli di San Ferdinando - è il duro commento del ministro degli Interni Matteo Salvini -. L'avevamo promesso e lo faremo, anche perché illegalità e degrado provocano tragedie come quella di poche ore fa. Per gli extracomunitari di San Ferdinando con protezione internazionale, avevamo messo a disposizione 133 posti nei progetti Sprar. Hanno aderito solo in otto (otto!), tutti del Mali. E anche gli altri immigrati, che pure potevano accedere ai Cara o ai Cas, hanno preferito rimanere nella baraccopoli. Basta abusi e illegalità". TROPPO BUONO, SALVINI. ma quale Cara o Cas rimbarcarli sui barconi, e con un rimorchiatore portarli al loro paesello.
Sabato 16 Febbraio 2019, 12:54
Appoggio.
Sabato 16 Febbraio 2019, 11:25
La conferma ai rumors americani arriva con una nota della Congregazione per la Dottrina della Fede. McCarrick, si legge, è stato dichiarato colpevole di "sollecitazione in Confessione e violazioni del Sesto Comandamento del Decalogo con minori e adulti, con l'aggravante dell'abuso di potere, pertanto gli è stata imposta la pena della dimissione dallo stato clericale". L'accusa di aggressione nei confronti dell'adolescente si riferisce a fatti commessi 45 anni fa, quando l'ex arcivescovo era un sacerdote a New York. A questa, resa pubblica solo a giugno del 2018, se ne è aggiunta un'altra, di un uomo che afferma di essere stato violentato in confessionale a 11 anni, negli anni Settanta. L'ex presule è però tristemente noto già dagli anni Novanta, quando nella chiesa del New Jersey si vociferava di suoi ricatti sessuali e abusi di potere nei confronti dei seminaristi. Nonostante questo, però, McCarrick ha proseguito la sua carriera senza intoppi, fino ad arrivare alla guida della prestigiosa diocesi di Washington, affidatagli da Giovanni Paolo II nel 2000, un anno prima di essere creato cardinale. Benedetto XVI, salito al potere, aveva sottoposto l'ex porporato a delle sanzioni blande. Ma si è dovuto aspettare l'arrivo di Bergoglio, nonostante le accuse avanzate dall'ex Nunzio negli Stati Uniti Carlo Maria Viganò, perché l'ex arcivescovo di Washington venisse privato della porpora prima e ridotto allo stato laicale poi. Con questa decisione, McCarrick diventa il prelato cattolico di più alto rango ad essere spretato, ma si attende ancora l'esito in Australia dei due processi in cui è coinvolto il prefetto per l'Economia, George Pell, per coperture e abusi su minori. POI CERCANO SATANASSO FUORI DALLE MURA...BUUHHHAAAAAAA! AMARE IL PROSSIMO, SIAMO TUTTI FRATELLI, ABBIAMO LO STESSO SANGUE ROSSO...IO NON SONO FRATELLO DI QUESTI, NON AMO IL PROSSIMO E, IL MIO SANGUE E' "NERO".
Sabato 16 Febbraio 2019, 11:17
Il destino di Matteo Salvini appeso alla lotteria del voto online dei grillini? Sembra proprio di sì, stando a quanto apprende l’Adnkronos. Domenica il blog delle Stelle dovrebbe annunciare il voto della Rete sul caso Diciotti, voto che si terrà sulla piattaforma Rousseau l‘indomani, lunedì. La sera stessa, Luigi Di Maio vedrà i parlamentari 5 Stelle, in una riunione dove si discuteranno i cambiamenti del Movimento, annunciati sul blog nei giorni scorsi. Il voto online, che lascerà dunque l’ultima parola agli attivisti, si terrà alla vigilia della pronuncia della Giunta delle immunità del Senato chiamata a decidere sull’autorizzazione a procedere per il ministro dell’Interno, accusato di sequestro di persona per aver lasciato in mare 117 persone lo scorso agosto. Come si ricorderà, il voto on line dei 5 Stelle ha consentito ad attuali parlamentari e amministratori di essere scelti con poche decine di voti. Ma Matteo Salvini poco si interessa di tutto ciò e prosegue per la sua strada e preferisce pensare ai risultati ottenuti in questi mesi di governo: “Beh, se devo tornare indietro al primo giugno, per quello che mi riguarda, il decreto sicurezza. Poi misure per “vigili del fuoco, poliziotti, quota cento, che per me è una ragione di vita, il reddito, sperando che parta presto e una manovra da venti miliardi per gli italiani”. Lo dice il ministro dell’Interno, intervistato dalla trasmissione Povera patria, in onda questa sera in seconda serata su Rai2, rispondendo a una domanda su quanto fatto in nove mesi di governo. “Poi, per carità, rimangono una marea di cose da fare: legittima difesa, autonomia, acqua, scuola, giustizia, son tutte in calendario nel 2019. Andiamo!”, conclude fiducioso Salvini.
Venerdì 15 Febbraio 2019, 18:00
LA LE PEN: Il funzionamento delle istituzioni europee sarà messo “sotto sopra” dall’avanzata dei partiti sovranisti nelle elezioni europee di maggio. E’ quanto prevede Marine Le Pen, che punta all’alleanza con la Lega di Matteo Salvini o con i Democratici Svedesi per inaugurare una nuova stagione politica in Europa. “Credo che i partiti pro sovranità, se vogliamo chiamarli così, i partiti dei patrioti, i partiti che vogliono meno Unione europea o una diversa organizzazione europea, probabilmente otterranno risultati molto migliori di 5 anni fa”, ha detto la leader del Rassemblement National in un’intervista a Parigi all’Anglo-American Press Association. Lo “stesso funzionamento del Parlamento europeo, come quello del Consiglio, in ogni caso verranno messi sotto sopra da questa ascesa”, afferma la Le Pen, per la quale il fatto che partiti sovranisti siano già al governo in Italia, Ungheria, Austria e Polonia avrà un ruolo nel cambiamento degli equilibri di potere in seno alla Ue. “Potete stare sicuri che la situazione non sarà più la stessa attorno al tavolo della Commissione europea”, ha detto la leader francese. Sempre a proposito di Ue, oggi Claudio Borghi, presidente della commissione Bilancio alla Camera e responsabile economico della Lega, ha commentato al quotidiano online Affaritaliani.it: ”Se anche stavolta ci sarà la grande ammucchiata e la Germania continuerà a fare quello che vuole in Europa, vuol dire che proseguiremo da soli andandocene. Meglio soli che male accompagnati”. Borghi lancia Matteo Salvini come candidato alla presidenza della commissione Ue: “Ideologicamente, come leader del primo partito europeo, lo sarebbe in ogni caso. E se lo vorrà fare sarebbe la scelta quasi naturale. La Lega alla guida del cambiamento di tutta l’Europa”.
Venerdì 15 Febbraio 2019, 16:42
...o del restante 20%?
Venerdì 15 Febbraio 2019, 15:38
Un'altrooooo...? Farà parte di quel 80%!
Venerdì 15 Febbraio 2019, 15:20
Si...si..., va ben, ma questa italiana dove vive, nel mondo dei sogni? Ma è mai possibile che ci siano donne che si fidano di questi delinquenti, li seguono poi da sole in luoghi che tutti più o meno sanno che sono diventati malfamati? Attratta con l'inganno... a meno che non sia deficiente, non ci credo.
Venerdì 15 Febbraio 2019, 15:07
Rom ladri o ladri Rom? Dove sta la differenza?
Venerdì 15 Febbraio 2019, 13:11
Toglietegli il vino. O la poltrona di vicepremier. Perchè a una settimana dalle "sparate" sulla Francia che hanno spinto il presidente Macron a richiamare a Parigi il suo ambasciatore in Italia, Luigi Di Maio se ne esce con una dichiarazione che non può lasciare perplessi e strabiliati: "Sono contento che sta tornando l'ambasciatore francese in Italia, a cui chiederò un incontro. Intanto gli do il bentornato". Ora, a parte l'ormai consueta mancanza del congiuntivo alla quale ci stiamo abituando, non si capisce da dove nasca la "contentezza" di Di Maio per il ritorno del rappresentante diplomatico di un Paese sul quale appena pochi giorni fa ne ha dette di COTTE E DI CRUDE. E poi, cosa avrà da dire Di Maio all'ambasciatore? L'augurio è che, qualunque cosa sia, non gliela dica mai e lasci a qualcun altro l'incombenza...
Venerdì 15 Febbraio 2019, 13:06
PERCHE' QUI, POI LO SPIEGO...Di origini marocchine, nato in Italia, radicalizzato in Germania. Samir Bougana, di 24 anni, è uno dei 130 foreign fighters arruolati dal Califfato in Italia. Ed è qui che il terrorista vorrebbe tornare ora che è stato arrestato e che ha scoperto che la vita nelle carceri siriane è «dura». «Io sono cresciuto in Italia, per i prigionieri siriani e arabi è normale stare lì dentro, il cibo non è il massimo, le stanze sono piccole, la luce non c’è. Spero di uscire da qui, anche se andrò in prigione in Italia è sicuramente meglio», spiega adesso, dicendosi «pentito» di essere partito per unirsi all’Isis e di essere pronto a pagare «se devo pagare per quello che ho fatto». La sua speranza, però, è «tornare e vivere libero». «Sono pentito, avevo paura dei bombardamenti», ha spiegato Bougana all’inviato della Stampa, Francesco Semprini, che lo ha intervistato in una località del governatorato di Raqqa a ridosso del confine turco. Lì il foreing fighter nato a Gavardo, in provincia di Brescia, si trova in carcere, dopo essere stato arrestato a fine agosto dalle forze curde impegnate nella difficile lotta al terrorismo in Siria. Bougana, che è stato in Italia fino al secondo anno di istituto tecnico e poi si è trasferito in Germania, ha raccontato di aver iniziato il suo percorso verso la radicalizzazione a 16 anni. «Ho iniziato a frequentare un po’ di moschee poi è iniziata la guerra in Siria e attraverso internet sentivo i discorsi degli sceicchi. Ho iniziato a pensare che dovevamo aiutare questa gente, era un dovere di buon musulmano. Avevo 19 anni – ha spiegato il 24enne – quando è iniziata la radicalizzazione, via internet soprattutto, navigando vedevo i bambini e le donne uccise e ho iniziato a sentirmi coinvolto. Nel 2013 ho visto tanti partire così mi sono deciso, i miei genitori non sapevano nulla. Sono partito con mia moglie: è tedesca di origine turca». «A Raqqa, per un mese, ha aspettato che mi assegnassero un ruolo. Mi hanno mandato a Deir Ezzor, dove sono stato 4 mesi e poi ho deciso di tornare a Raqqa. A Deir Ezzor facevo parte di un’unità di polizia Ribat (in realtà significa nucleo di prima linea, ndr), facevo pattugliamenti soprattutto la notte. Inoltre assistevo la gente fornendo generi di necessità», ha raccontato ancora Bougana, spiegando di non aver mai combattuto: «Ho paura dei bombardamenti». A Raqqa viveva «in una casa fornita dall’Isis che dava anche uno stipendio, circa 150 dollari. Io andavo al lavoro e mia moglie stava a casa. Dal vivo ho visto solo tagliare la mano a una persona che aveva rubato». «La maggior parte dei combattenti stranieri che ho conosciuto – ha quindi riferito l’uomo – veniva dalla Germania. Ho conosciuto combattenti che hanno vissuto in Italia due o tre anni, erano marocchini e algerini. Ma i combattenti più feroci, più duri e più freddi erano quelli che venivano dalla Russia, non avevano misericordia». L’ex terrorista dell’Isis ha parlato poi della sua cattura, avvenuta perché è stato consegnato da un trafficante che in realtà lavorava con le forze curde. Ha spiegato che era con suoi figli, avuti in Siria, di 5, 3 e 2 anni, che non sente più dal quel giorno. E ha lamentato che in carcere «è difficile, una vita dura». «Io – ha sottolineato – sono cresciuto in Italia, per i prigionieri siriani e arabi è normale stare lì dentro, il cibo non è il massimo, le stanze sono piccole, la luce non c’è. Spero di uscire da qui, anche se andrò in prigione in Italia – ha detto – è sicuramente meglio». Si sente un terrorista? «Penso di esserlo stato, non così grande, però adesso è finita. Sono uscito, sono ancora vivo, spero che un giorno potrò vivere con mia moglie e i miei figli, tornare a una vita normale. Spero in Italia, lì sono cresciuto». «Sono pentito di essere venuto qui. Ho visto come è questa vita, ho avuto paura delle bombe, avevo paura per me e i miei figli. Adesso sono pronto a tornare se decidono di portarmi in Italia. Spero di tornare e vivere libero, se devo pagare per quello che ho fatto, pagherò, spero di non essere ucciso», ha aggiunto Bougana, concludendo che «rimango musulmano, ma non voglio avere più a che fare con la guerra, ciò che ho vissuto mi basta". PERCHE' SE IN ITALIA LE CARCERI FUNZIONASSERO COME LA' LA MAFIA SCOMPARIREBBE. ANCHE QUELLA CON I COLLETTI BIANCHI, MA ANCHE CERTI MAGIS....I!
Venerdì 15 Febbraio 2019, 12:57
"Parigi rimanda l'ambasciatore..." Ma quale Parigi! Dite piuttosto che Macron ha vomitato, ci risentiremo alle europee hai la maggioranza degli elettori francesi contro e la Le Pen se la ride.
Venerdì 15 Febbraio 2019, 12:03
Tutto dipende dai punti di vista, da come poni la questione. Proviamo a metterla così: trovate proprio così medievale, retrogrado e superstizioso che un insegnante di religione si occupi di Satana? Del Maligno? Del diavolo? Invece la questione è stata posta diversamente. Si è scritto cioè che il ministro Bussetti (Pubblica Istruzione) sponsorizza un corso per far diventare esorcisti gli insegnanti. Buttata lì in questo modo, la cosa cambia aspetto, e diventa oggettivamente inquietante. Com’è andata davvero? “Esorcismo e preghiera di liberazione” è un corso di aggiornamento di cui si dà notizia sul sito del ministero della Pubblica istruzione, si svolgerà dal 6 all’11 maggio a Roma ed è organizzato dall’Istituto Sacerdos, un’istituzione accademica per la formazione spirituale, teologica e pastorale dei presbiteri. Viene proposto anche per gli insegnanti di religione. Il costo è di 400 euro. Una notizia che sarebbe passata inosservata se non fosse stato per l’occhiuta vigilanza laica. A dare l’allarme è stato il compagno Nicola Fratoianni (Sinistra Italiana), a suonare la grancassa ci ha pensato Laura Boldrini: “Ma quando lo capiranno che non siamo nel Medioevo e che la scuola deve preparare i giovani alle sfide del futuro?”. Ora effettivamente c’è da capirli: i progressisti, che dovrebbero sorridere per ogni allusione all’esistenza di una dimensione diabolica, sembrano invece preoccupatissimi del ritorno sulla scena politica del Diavolo, colui che veniva provocatoriamente citato da Paolo VI in pieno clima post-sessantottino (metaforicamente messo in croce da Vittorio Gorresio, nel 1973, col suo Il papa e il Diavolo). Diceva Paolo VI che il peccato c’è ed è «occasione ed effetto d’un intervento in noi e nel nostro mondo d’un agente oscuro e nemico, il Demonio. Il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa». E il bello è che Papa Francesco, così amato dalle truppe di sinistra e dai liberal cresciuti col verbo di Scalfari, ha fatto proprie di recente le riflessioni del suo predecessore: “A questa generazione – a tante altre – hanno fatto credere che il diavolo fosse un mito, una figura, un’idea, l’idea del male. Ma il diavolo esiste e noi dobbiamo lottare contro di lui. Lo dice Paolo, non lo dico io! La Parola di Dio lo dice”(omelia a Santa Marta, 30 ottobre 2014). Ecco, ma finché si tratta di pontefici, il tema resta circoscritto e in qualche modo relegato nel limbo di ciò da cui la politica non è toccata. Finché non ci si è messo anche Matteo Salvini che ha criticato un’esibizione sanremese di Virginia Raffaele in cui veniva scherzosamente evocato Satana. Sono argomenti serissimi, ha tuonato Salvini, altro che canzonette… E detto da lui, che faceva comizi col Vangelo in mano, è apparso come il ritorno ad una politica fatta di prediche e anatemi piuttosto che di laicissime leggi e fatti concreti. Bisogna dunque capirli, quelli di sinistra: stavano tutti intenti a scrutare all’orizzonte il ritorno di nuovi duci con camicie nere al seguito, si riempivano la bocca di fascismo e dittatura, di deriva antidemocratica, di squadrismo e invece spunta Satana, il grande nemico, a scompaginare i piani e il dibattito politico. E così la caccia alle streghe cambia di segno: non più contro quelli che non praticano il credo del politicamente corretto, ma contro quelli che credono nel diavolo. Ma se loro non danno alcun credito a queste favolette medievali, perché si preoccupano tanto?
Venerdì 15 Febbraio 2019, 11:59
Bene detta sia la LEGA e tutta la destra ...Quella vera!
Venerdì 15 Febbraio 2019, 08:27
Nel pomeriggio di giovedì, Corrado Formigli, lo aveva annunciato come un servizio pesantissimo, "cose molto inquietanti". Cose che imbarazzano ulteriormente Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. Già, perché nella puntata di giovedì 14 febbraio di PiazzaPulita su La7 è stata trasmessa un'intervista a Christophe Chalençon, il leader dei gilet gialli incontrato dai grillini (dopo quell'incontro, il ritiro dell'ambasciatore francese). E Chalençon, in effetti, dice qualcosa di davvero inquietante: "Abbiamo paramilitari pronti a intervenire perché anche loro vogliono far cadere il governo. Oggi è tutto calmo, ma siamo sull'orlo della guerra civile. Quindi si trovino delle soluzioni politiche molto rapidamente, perché dietro ci sono delle persone pronte a intervenire da ovunque. Delle persone che si sono ritirate dall'esercito e che sono contro il potere". Queste le parole del gilet giallo, che si dice pronto "a un golpe". Parole fortissime e che fanno comprendere la pericolosità di quei gilet gialli "coccolati" da Di Maio e Di Battista. Come se non bastassero le violenze e le devastazioni che hanno sempre accompagnato il movimento che si oppone (nel modo sbagliato) ad Emmanuel Macron, ora ecco anche la promessa: blitz dei paramilitari e colpo di Stato. Dibba e Di Maio che dicono?
Venerdì 15 Febbraio 2019, 08:22
IL DIAVOLO STA NEI DETTAGLI. O almeno questo è quello che pensa Laura Boldrini. Che accusa il ministero dell' Istruzione di aver inserito un corso di esorcismo nella didattica. Stavolta, però, l' ex presidente della Camera prende una toppa. Bella grossa. Il maligno fa le pentole, ma dimentica i coperchi. Così arriva la precisazione del ministero. I fatti non stanno come dice la deputata di Leu, che a sua volta cita il sito Fanpage. Il corso su "esorcismo e preghiera di liberazione" è destinato agli insegnanti ed è organizzato da un ente esterno, non dal Miur, accreditato per la formazione e l' aggiornamento dei docenti. Si tratta dell' Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, soggetto che, in quanto Università, è accreditato automaticamente ai sensi della direttiva 170/2016. «L'Ateneo propone questa e altre iniziative ai docenti», proseguono fonti del ministero, «il corso citato è destinato, in particolare, alla platea degli insegnanti di religione cattolica. Non è in ogni caso un corso destinato agli studenti». Oltre a Boldrini, ci era cascato anche Nicola Fratoianni: «Fermi tutti! Dopo Salvini che parla di necessità di esorcismo per Virginia Raffaele a Sanremo, arriva pure il ministro dell' Istruzione leghista e il Miur che offrono come formazione un corso sull'esorcismo e la preghiera di liberazione, al modico prezzo di 400 euro. Le scuole crollano e l' unica possibilità è pregare», ha ironizzato il segretario nazionale di Sinistra Italiana, annunciando un' interrogazione parlamentare sull' argomento. Altro che esorcismo: «Laura Boldrini e Nicola Fratoianni, probabilmente non hanno letto le agenzie che rilanciano lo stanziamento di ben 114 milioni per avviare le certificazione per la prevenzione degli incendi. Questi fondi coprono al momento 2.260 interventi in altrettante scuole». Lo ha dichiarato il senatore Claudio Barbaro, capogruppo della Lega in Commissione Istruzione e beni culturali.
Venerdì 15 Febbraio 2019, 07:13
Chiamatelo pure effetto-Di Battista. Come è noto, da che Alessandro Di Battista è tornato in Italia e a sparare fesserie in televisione, il M5s crolla nei sondaggi. Non fa eccezione l'ultima rilevazione Agi-You Trend, che conferma l'ascesa della Lega di Matteo Salvini e il tracollo pentastellato. La parola alle cifre, dunque. La Lega si conferma saldamente primo partito con il 32,6%, in crescita dello 0,6% rispetto alla precedente rilevazione. Dunque il tonfo del M5s, che lascia sul campo lo 0,8% e crolla sotto al 25%, al 24,8% per la precisione. La maggioranza di governo, in virtù di queste cifre, si colloca al 57,4%, con una flessione dello 0,2. Poi le opposizioni, dove il Partito democratico scivola al 17,3% (in calo dello 0,5), Forza Italia recupera uno 0,3 raggiungendo il 9,6%, Fratelli d'Italia si colloca al 4,2% ( lascia lo 0,3), +Europa al 3,3% (+0,5), LeU arretra al 2,4% (-0,2), mentre PaP sale al 2,2 per cento. L'ipotetica coalizione di centrodestra, dunque, raggiungerebbe oggi il 47,1%, in crescita dello 0,1 rispetto al precedente sondaggio. Drammatico invece il quadro per l'alleanza di centrosinistra, inchiodata al 21,5%, dunque sempre dietro ai grillini per quanto questi ultimi siano in enorme difficoltà.
Giovedì 14 Febbraio 2019, 20:19
8 su 10 equivale all'80 %...e il resto, quali gusti?
Giovedì 14 Febbraio 2019, 20:15
Il ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno è tornata a parlare della Tav commentando la contestatissima analisi costi-benefici a matrice ultra-grillina. La Bongiorno ne ha parlato a Tgcom24, dove non ha nascosto di nutrire parecchi dubbi sul documento ma, al contempo, si è detta molto fiduciosa su una prossima ottima sintesi politica. L'analisi voluta dal ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli e condotta da una commissione di esperti (che in parte la ha rigettata), è stata accusata d'essere incompleta, soprattutto dal fronte pro-Tav. Ora il ministro Bongiorno, senza tanti giri di parole, ha sottolineato come tutto, secondo lei, si basi sui parametri utilizzati nei documenti tecnici, dunque "tanto più è oggettivo un parametro di riferimento, quanto più sarà corretta la conclusione". Ben consapevole del fatto che, spesso, accanto a un parere tecnico esista una contro-consulenza e relazione, ha rivelato di aver letto molto bene il documento e, soprattutto alla luce dei dati scientifici, si è sentita in dovere di commentare in questo modo: "Devo dire che non sono né poche né lievi le perplessità che suscita". Nonostante i dubbi però, la Bongiorno è certa di attendersi un'efficace sintesi politica. Infatti, ha spiegato che "l'ottimismo nasce dal fatto che anche su altre importanti questioni le posizioni con il M5s erano opposte, ma poi si è arrivati a un punto di incontro". Ottimista, dunque, circa l'ipotesi che alla fine la Tav si faccia?
Giovedì 14 Febbraio 2019, 20:09
CI SONO AULE E AULE: Se così stanno le cose, allora Donald Trump ha avuto ragione a denunciare il complotto contro di lui. Notizia gustosa che però, siamo certi, passerà in secondo piano. Eccola: i vertici del dipartimento di Giustizia erano talmente allarmati dal comportamento di Donald Trump e dalla sua decisione di licenziare il direttore dell’Fbi James Comey nel maggio del 2017, che valutarono la possibilità di coinvolgere membri del governo per invocare il 25esimo emendamento e rimuovere Trump dalla Casa Bianca. A rivelarlo è stato l’ex direttore dell’Fbi Andrew McCabe, in un’intervista al programma ’60 Minutes’ della Cbs. Lo sconcerto per la condotta del presidente Usa, ha raccontato McCabe, era tale che venne ordinato al team di investigatori che indagavano sul Russiagate di ampliare la portata dell’indagine e valutare se Trump, licenziando Comey, avesse ostruito la giustizia e se l’ex tycoon avesse svolto per conto della Russia azioni contrarie agli interessi dell’America. McCabe è attualmente impegnato nella promozione del suo libro di memorie, “The threat: how the Fbi protects America in the age of terror and Trump”, che è in uscita la prossima settimana. Insomma, non era Trump a brigare coi russi ma era l’Fbi a volerlo far fuori. Scott Pelley, presentatore del programma ’60 Minutes’, ha detto che McCabe ha confermato che il viceprocuratore generale, Rod Rosenstein, si era offerto di indossare un microfono durante le riunioni con il presidente Trump. Per il dipartimento di Giustizia quella di Rosenstein sarebbe stata solo una battuta, ma secondo McCabe molti lo avevano preso sul serio.
Giovedì 14 Febbraio 2019, 19:10
PRECISAZIONE: da lapasoa 2019-02-14 16:11:51 a apasoa 2019-02-14 16:14:47, TUTTI hanno avuto "Bravoooooo, clap, clap, clap!" se non viene pubblicato non è colpa mia.
Giovedì 14 Febbraio 2019, 18:52
Che bello...si scannano tra kompagni, la prossima seduta tenetela in un ring, lì riceverete gli applausi..."applausi...oceano di voci, ma dove sei, chissà dov'è sei tu....," ahahahaha!
Giovedì 14 Febbraio 2019, 18:42
Bravoooooo, clap, clap, clap!
Giovedì 14 Febbraio 2019, 18:41
A tutti quelli che ho mandato "Bravoooooo, clap, clap, clap!", me compreso, mi sono dimenticato il like, ma non offendetevi siamo tutti nella stessa barca , barcone non mi piace, ahahah! Lo lascio a quelli col pugno chiuso.
Giovedì 14 Febbraio 2019, 18:27
Bravoooooo, clap, clap, clap!
Giovedì 14 Febbraio 2019, 11:48
"Frittelle d'Italia". È bastata la provocazione di un consigliere comunale di Fratelli d'Italia a Mantova, Luca De Marchi, per far esplodere le contraddizioni della sinistra. Il consigliere ha annunciato l'intenzione di vendere frittelle al luna park locale, ma solo ai bimbi italiani, salvo poi chiarire che in realtà le darà a tutti, senza chiedere la carta d'identità. Giù insulti dal Pd e compagni vari: "Aberrante", "schifo". "terrificante", "idiota", "vomitevole". Questa è la dimostrazione che la sinistra italiana è molto più brava a parlare (e criticare) che fare. Risultato? Loro non regaleranno frittelle a nessuno, né agli italiani né agli stranieri.
Giovedì 14 Febbraio 2019, 11:27
Umanità, (sic transit gloria mundi), schifosa.
Giovedì 14 Febbraio 2019, 11:22
...Così impara a fare il SERVO ai clandestini.