Voltigene
1 Gennaio 1919

Commenti pubblicati:
Martedì 12 Novembre 2019, 16:49
La "prestigiosa bandiera euganea del carro vincitor" raffigura lo stemma araldico della famiglia dei Da Carrara. I quali, vale la pena ricordare, discendevamo da un gruppo di arimanni (termine longobardo) di origine germanica che, sul finire del X secolo, scesero in Italia al seguito dell'imperatore dell'epoca. E meno male che qualcuno sta facendo i salti mortali per dimostrare che i padovani sono "etrusco-euganei". Qua, tra gatti e pollastre, spunta qualcuno che ha studiato nel libro giusto ma non ti dice mica qual è. Forse è quello di suo cugggino.
Lunedì 11 Novembre 2019, 16:28
Lo storico britannico John Julius Norwich, in merito alla Repubblica Veneta nel XV secolo, scrive: “Una cosa era evidente: la Repubblica era divenuta una nazione. Ormai non poteva più essere considerata semplicemente come una città-stato dell’Italia settentrionale, alla stessa stregua di Milano, Firenze o Verona. I veneziani, è vero, si erano da tempo liberati di ogni illusione del genere, ammesso che ne avessero mai avute”.
Lunedì 4 Novembre 2019, 19:29
@beppe65: il suono della lingua italiana "sc" è tecnicamente una fricativa postalveolare sorda e non esiste in lingua veneta. Esiste, per esempio, in lingua inglese ed è scritto con la grafia "sh" (ex: fresh, push, crash...) In lingua veneta il digrafo "sc" corrisponde ad una combinazione fonetica che è sempre separata (s+c) e corrisponde ad un suono che non esiste in lingua italiana (per esempio quello delle parole venete "riscio", "mascio", "viscio", "sciantizo" ecc...) pertanto non ha nessuna necessità ortografica di essere separato con un trattino. Il nome Maša (in cirillico Маша, traslitterato anche come Masha) è un nome proprio di persona croato, sloveno e russo femminile, e in inglese è scritto "Masha", in tedesco "Mascha" mentre in italiano "Mascia". Se io leggo "Mascia" intendendola una parola scritta con le regole della Grafia Veneta Moderna allora risulterebbe un parola che suona come dire "maschia" in italiano. Secondo le regole fonetica della Grafia Veneta Moderna, per essere pronunciato correttamente, quel nome andrebbe scritto "Masja".
Lunedì 4 Novembre 2019, 19:10
@claudio pros, le rispondo punto per punto: 1) l’etnonimo “venet” o “henet” è presente in molti areali dell’Europa all’epoca dell’Età del Ferro. Considerando i dati certi e sicuri emerge che la presenza di tale toponimo è ben distante dall’areale di colonizzazione ellenica. Tale colonizzazione, difatti, andava dalla Crimea fino a Marsiglia passando anche per l’Adriatico mentre, al contrario, i popoli che portano quell’etnonimo occupavano zone precise dell’Europa Centrale, in qualche caso anche verso occidente (Bretagna) e nel bacino mediterraneo (Venetulani e Veneti dell’Alto Adriatico). Queste due aree sono agli estremi sia dell’areale ellenico che di quello venetico e non ci sono prove per ipotizzare una sovrapposizione delle stesse due culture. Un’eccezione sono gli Heneti della Paflagonia, citati da Omero ben prima che quella regione fosse colonizzata dagli Elleni. Non esiste nessuna ricerca etimologica fondata che dimostri una derivazione ellenica dell’etnonimo “venet”, pertanto gli studiosi e i ricercatori stanno ricercando tale etimologia nel contesto della grande famiglia dei Popoli Indoeuropei, tra i quali vi sono anche quelli germanici. 2) In merito ai tre insediamenti “ellenici” che lei cita va precisato che: Spina era un centro etrusco colonizzato in seguito dagli Elleni e non faceva parte dell’areale veneto (i resti di tale città si trovano attualmente in provincia di Ferrara). Adria invece nasce come centro etrusco con forti influenze venete e che non è mai stato colonizzato dai greci. Rivoaltus è un centro urbano sorto in epoca Alto Medievale e non esiste nessun reperto che testimoni in tale sito una colonizzazione ellenica. I reperti archeologici più antichi, ritrovati sotto San Marco, sono noccioli di pesca potrebbero essere risalenti a un’epoca tra il 650 e il 770 dopo Cristo. Strabone, nella sua “Geografia” che è un’opera storiografica e non mitografica, scrive che “Si ascende dal mare a Patavio (Padova) navigando per corso di duecentocinquanta stadii a ritroso di un fiume che attraversa le maree già mentovate, partendosi da un gran porto situato alla sua foce. E questo porto, come il fiume, chiamasi Medoaco”. Molto probabilmente Strabone si riferiva al porto di Malamocco che conduceva poi alla rete idrografica della Pianura Veneta attraverso la Brenta, anticamente denominata Medoacus Major. Nessuno storico greco-romano parla di un porto ellenico a Rivoaltus. 3) Definire come “colonizzazione” l’espansione in terraferma della Serenissima è un’operazione scorretta e antistorica. Infatti nella storiografia scientifica, che tratta di quell’argomento, non è mai utilizzato un termine simile. Lo storico statiunitense Frederic C. Lane ebbe a scrivere, riferendosi alle città venete durante il periodo delle guerre della Lega di Cambrai, “A differenza della classe alta della città soggette, contadini e artigiani avevano trovato motivi di soddisfazione nel dominio veneziano, mentre l’arroganza e la ferocia della soldatesche francesi e tedesche li spingeva alla rivolta”. In merito alla riconquista di Padova, del 17 luglio 1509, Lane scrive che “Il giorno dopo le reclute provenienti da Venezia rafforzarono l’esercito che il Gritti portava da Treviso e ripresero Padova, salutate dai loro fautori entro le mura con grida di ‘Marco, Marco’”. Lo storico britannico John Julius Norwich, in merito alla Repubblica Veneta nel XV secolo, scrive: “Una cosa era evidente: la Repubblica era divenuta una nazione. Ormai non poteva più essere considerata semplicemente come una città-stato dell’Italia settentrionale, alla stessa stregua di Milano, o Firenze, o verona. I veneziani, è vero, si erano da tempo liberati di ogni illusione del genere, ammesso che ne avessero mai avute”.
Giovedì 31 Ottobre 2019, 17:55
@claudio pros, ci illustri le fonti di questa moderna archeologia dalla quale lei attinge il suo sapere
Giovedì 31 Ottobre 2019, 13:52
Evidentemente, per talunni, i concetti di lingua multistandard e di plurilinguismo sono un po' troppo oltre quelle che sono le proprie capacità cognitive e quelli che sono certi orizzonti culturali. Va da sé che che un ambiente impostato in modo monolitico sulla monolingua, sul monostandard e sulla monocultura può apparire più tranquilizzante e meno disturbante rispetto ad altri scenari più aperti e democratici. Lo aveva capito bene Mussolini che, infatti, fondò la sua politica interna sull'italianizzazione forzata a colpi di manganello. D'altronde il celebre sergente Hartman, nel film Full Metal Jacket, lo spiega chiaramente alle reclute dei Marines: "Qui siete tutti uguali e nessuno conta un cxxxo!"
Mercoledì 30 Ottobre 2019, 21:02
claudio pros scrive: «"veneto" significa qualcosa che attiene a Venezia e nulla più». Ma la città denominata "Venetia" è posteriore di almeno 5 secoli alla "X Regio Venetia et Histria" dell'Impero Romano. Come fa un figlio ad essere padre di suo padre? Presumo che nella logica del pensiero ueganeo possa accadere questo e anche altro.
Mercoledì 30 Ottobre 2019, 20:56
secondo lei Alessandro Manzoni, a casa sua, che lingua parlava?
Mercoledì 30 Ottobre 2019, 20:54
Presso i confini storici della Repubblica Veneta esistono ancora numerosi cippi di pietra che recano scolpita la dicitura "Stato Veneto". Chi gli ha scolpiti? Gli alieni euganei= Gli stessi che hanno costruito le piramidi?
Mercoledì 30 Ottobre 2019, 18:29
@mistolino: tra l’altro la sua affermazione: "pensare in dialetto, o in veneto non abbia lo stesso valore che pensare in italiano corretto" pone delle implicazioni clamorose. Secondo questa sua tesi chi non è italofono è senza dubbio penalizzato da deficit cognitivi. Quindi le domando: anche chi pensa in inglese, arabo, cinese, russo è svantaggiato rispetto al parlante italofono? Lo chiedo perché quantomeno il veneto, essendo lingua neolatina, è imparentato con l’italiano, ma gli altri idiomi fanno parte di altre famiglie linguistiche, anche molto differenti rispetto alle lingue romanze, per cui più aumenta la distanza dall’italiano più dovrebbe aumentare la stupidità del parlante. O no?
Mercoledì 30 Ottobre 2019, 18:21
@mistolino: visto che non lo dice lei, può indicarmi gli studi scientifici dove viene dimostrato che "pensare in dialetto, o in veneto non abbia lo stesso valore che pensare in italiano corretto"? Io posso rimandarla agli studi e alle pubblicazioni del prof. Paolo Balboni (docente di glottodidattica e Presidente della Fédération Internationale des Professeurs de Langues Vivantes e Direttore del Centro di Didattica delle Lingue di Ca' Foscari, Venezia), del prof. Tilbert D. Stegmann (docente di filologia romanza presso la Goethe Universität di Francoforte, Germania), del prof. Graziano Serragiotto (docente presso il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati di Ca' Foscari, Venezia), del prof. Marco Tamburelli (esperto di lingue minoritarie presso Università di Bangor, Galles) che smentiscono in toto la sua tesi. Anzi, mi permetto di suggerirle la lettura di un saggio del prof. Balboni del 2007 intitolato “Lingua locale, lingua Nazionale, Lingue europee: dal monolinguismo si può guarire”.
Mercoledì 30 Ottobre 2019, 18:12
@Cecco Angiolieri: non c’è molto da stupirsi, all’inizio del Trecento Dante Alighieri scrive il “De Vulgari Eloquentia”, la prima analisi linguistica della sua epoca ovvero quando l’Italia era solo un’espressione geografica e non esisteva nessuna lingua italiana. Le lingue che il Sommo Poeta riscontra in Italia sono “ad minus XIV” (almeno quattordici). Tra queste, una è quella della “Marchia Trivisiana cum Venetiis”, ossia tutto il territorio di terraferma (la Marca imperiale con capoluogo Treviso o Verona, che Dante elenca con Vicenza e Padova) e il Dogado di Venezia. La linguistica moderna riconosce 9 lingue storiche in Italia: il galloitalico, il veneto, il ladino, il friulano, il sardo, il toscano, il mediano, il meridionale (napoletano in senso lato), il siciliano. Una di queste è lingua ufficiale dello Stato (il dialetto fiorentino del toscano diventato poi lingua italiana), tre di queste (ladino, sardo e friulano) sono lingue già riconosciute come lingue minoritarie dallo Stato, le altre cinque invece sono lingue non riconosciute (per motivi meramente sociopolitici) tra le quali il veneto il napoletano e il siciliano.
Mercoledì 30 Ottobre 2019, 17:59
Il bergamasco è un dialetto, o varietà, della lingua lombarda. Questa lingua appartiene al ramo gallo-italico delle lingue romanze occidentali pertanto è altra cosa rispetto alla lingua veneta. A prescindere dal fatto che i territori di Bergamo e Brescia fecero parte dello Stato Veneto dal 1428 al 1797.
Mercoledì 30 Ottobre 2019, 15:40
Le risulta che a Padova si parli in veneto-veneziano?
Mercoledì 30 Ottobre 2019, 15:22
claudio pros, e questo sarebbe un esempio di "umorismo euganeo"?
Mercoledì 30 Ottobre 2019, 13:51
Non è vero. Io parlo abitudinalmente in veneto con i venetofoni di tutte le province venete e non ho mai avuto nessun problema a capire e farmi capire. Parlo con i venetofoni del FVG (Bisiacaria e Trieste) e dell'Istria Slovena e Croata e ci si capisce benissimo. Ho avuto modo di confrontarmi con i venetofoni del Brasile (Rio Grande do Sul e Santa Caterina) e del Messico (Chipilo) e ci siamo intesi perfettamente. Chiaro che se lei mi confronta le varianti venete con le parlate delle comunità ladine e cimbre del veneto allora forse possono sorgere dei problemi di comprensione: ma stiamo parlando di lingua diverse.
Mercoledì 30 Ottobre 2019, 13:46
@mistolino: lei sta facendo valutazioni sociopolitiche che non hanno nessuna attinenza con la materia linguistica. Tra l'altro risulta arduo capire il senso logico delle sue affermazioni: secondo lei parlare una lingua, che non sia ufficiale di stato, fa "rimanere attaccati al passato le persone". Da ciò ne deduciamo che l'italiano è stato inventato ieri (al massimo qualche anno fa...), così come l'inglese o il cinese. Secondo questo pensiero, poiché l'inglese è la lingua dell'informatica e delle tecnologie contemporanee, allora Shakespear non può aver scritto in inglese. Giusto?
Mercoledì 30 Ottobre 2019, 13:37
Claudio Pros, ricordo bene che lei, tempo fa, parlò di "lingua euganea" citando un noto proverbio. Potrebbe fare qualche esempio della grammatica, della fonetica e della sintassi di questa "lingua euganea"? Magari sarebbe così gentile da scrivere come si coniuga il verbo essere al passato remoto del modo indicativo?
Mercoledì 30 Ottobre 2019, 12:08
La lingua veneta, come tutte le lingue, ha le sue varietà interne. Le lingue che non variano sono quelle morte. Il ladino è parlato da circa 30.000 persone e ha ben 5 varietà interne. Una lingua è tale secondo i criteri della tassonomia linguistica: criteri che sono soddisfatti dalla ingua veneta. E infatti questa è codificata nel totale di tutte le sue varianti, ma non è standardizzata. Significa che, sia nel passato che nel presente, non è mai stata imposta a tavolino una versione standard ufficiale valida per tutti, come invece è accaduto per la lingua italiana che è stata standardizzata nel 1500 a partire dal modello del dialetto fiorentino del 1300 della lingua toscana. La scelta di imporre uno standard unico, da affiancare alle varietà esistenti, attiene all'ambito sociopolitico. Il norvegese, per esempio, è lingua di stato ufficiale ed è 2 standard.
Mercoledì 30 Ottobre 2019, 11:56
di quale "vera" lingua dovrebbe essere un dialetto l'idioma veneto?
Martedì 22 Ottobre 2019, 13:27
E' interessante leggere queste "lectiones magistrales" sul mercato globale, imprenditoria e investimenti da parte di persone che passano tutto il giorno, 7 su 7, 365 all'anno, a commentare notizie su internet. E per fortuna che sono gli altri ad essere "barricati in casa".
Domenica 25 Agosto 2019, 17:45
Il nostro Claudio Pros ha rifondato il Comitato Giacobino di Salute Pubblica, con il quale intende dimostrare il metodo della “scienza al contrario”. Come funziona questo metodo? È facile: si parte da una tesi che si vuole imporre a tutti i costi, senza SE e senza MA, e poi si costruisce una falsa dimostrazione spiluccando un po’ qua e un po’ là a seconda di dove conviene, in pratica andando indetro come i gamberi. È il metodo tipico dei terrapiattisti e dei complottisti vari. Smontarlo è molto semplice: basta analizzare la dimostrazione partendo dai dati fino per giungere poi alla tesi. Si noterà subito che il ragionamento è lacunoso, fallace e non sta in piedi. In questo modo si possono realizzare bufale “ad hoc” mantenendo una parvenza di serietà e competenza, fin tanto che a qualcuno non viene il dubbio di verificare quanto scritto e allora il castello di carta crolla miseramente.
Martedì 20 Agosto 2019, 18:13
e quindi?
Sabato 17 Agosto 2019, 15:23
Claudio Pros, quanto bello è scoprire l'acqua calda? Intanto dimostri che la Situla Benvenuti è "euganea". In qualsiasi testo, pubblicazione e articolo di archeologia questa è riconosciuta come manufatto VENETO, cioè afferente alla Civiltà Veneta dell'Alto Adriatico. Civiltà Veneta che era di origine indoeuropea e pertanto recava con sé una forte influenza e contaminazione culturale con il mondo orientale. Una Civiltà che aveva rapporti e relazioni commerciali con altre Civiltà tra le quali quella greca, come dimostrato dai manufatti rinvenuti nelle tombe di Este. E che quindi aveva conoscienza dell'inconografia orientale già dai tempi antichi.
Mercoledì 3 Luglio 2019, 22:01
Venezia Euganea è un'invenzione del tardo '800 che poi andò in voga durante il fascismo
Giovedì 30 Maggio 2019, 13:37
claudio pros, non sarà mica che lei detiene illegalmente dei reperti archeologici di questa fantomatica "Padova euganea"?! Le faccio notare che, secondo l´art. 91 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (Appartenenza e qualificazione delle cose ritrovate) i reperti, in qualunque modo ritrovati nel sottosuolo o sui fondali marini, appartengono allo Stato e, a seconda che siano immobili o mobili, fanno parte del demanio o del patrimonio indisponibile (artt. 822 e 826 del codice civile). I trasgressori, secondo l´art. 175 del Codice, sono puniti con l´arresto fino ad un anno e l´ammenda da euro 310 a euro 3.099. Se lei ha delle prove che, scientificamente, attestano l’esistenza della “Padova euganea”, allora è giuridicamente e moralmente obbligato a renderle pubbliche! Lasci perdere le tessere del suo COMITATO giacobino, se lei ha bisogno di soldi consideri che per legge è prevista una ricompensa per chi trova un reperto: secondo l´art. 92 del Codice (Premio per i ritrovamenti) il Ministero corrisponde un premio non superiore al quarto del valore delle cose ritrovate. Forza! Cosa aspetta??
Mercoledì 29 Maggio 2019, 18:16
Trabucco ha dato l'ennesimo esempio, semmai ce ne fosse stato il bisogno, del suo pensiero illuminato e illuminante. Ovvero un'ideologia bolsa e anacronistica, rimasta ferma all'800 così come la sua prosa deamicisiana condita di banalità un tanto al chilo che sono tutte da dimostrare e non dimostrano nulla. Non aveva nulla da dire e infatti non ha detto nulla.
Domenica 19 Maggio 2019, 14:26
Sciacallo Pros: attendibilità= zero, credibilità= sottozero.
Giovedì 9 Maggio 2019, 15:13
@claudio pros, "Venezia Euganea" è un termine che è stato particolarmente in voga durante il ventennio fascista, e che stava ad indicare quel territorio che, sei secoli, è sempre stato chiamato Venetia o Venezia. Ho tra le mani una mappa del 1942, edizioni De Agostini, dove è indicata la cosiddetta "Venezia Euganea" che comprendeva l'attuale Veneto più il Friuli, ma non la Venezia Giulia (Gorizia e Trieste). Nella descrizione è così scritto: "E' così detta dai colli Euganei: uno sparso gruppo di alture presso Padova dominate, al centro, dal Monte Venda, alto appena 603 metri. Ascendiamo su questo monte, da cui s'abbraccia un vasto e stupendo panorama su gran parte del Veneto e sulle sue Prealpi [...]". Il termine Veneto derivava dal termine Lombardo-Veneto, del periodo della dominazione austriaca, ed era stato successivamente utilizzato per definire l'areale ove è parlata la lingua veneta. Chiaramente il nome "Regione Veneto", inventato dallo stato italiano, è un termine fallace perché va ad introdurre un aggettivo maschile laddove nei secoli era sempre utilizzato un sostantivo femminile: "Venetia" o "Venezia". Infatti, se è esistito un "Regno Lombardo-Veneto", perché poi la regione dei lombardi è stata chiamata "Lombardia" e non "Lombardo"? Ad ogni modo, questi problemi di tassonomia non vanno di sicuro a mettere in dubbio l'esistenza di un popolo veneto, di un popolo friulano, di una lingua veneta e di una lingua friulana.
Sabato 16 Febbraio 2019, 18:34
Claudio Pros, pretendere che lei sia minimamente informato sui fatti vuol dire riporre male le proprie speranze. Esiste una Grafia Veneta Moderna con la quale è stato scritto un Manuale Universitario sulla Lingua Veneta, in lingua veneta, pubblicato dal dipartimento di linguistica dell'Università di Francoforte. Questa grafia è stata adottata anche dal dipartimento di linguistica dell'UNESCO presieduto dal professor Christopher Moseley. L’insegnamento della Lingua Veneta è stato impartito in orario di lezione presso la scuole medie pubbliche di Trissino e di Arzignano nel vicentino. Il progetto, denominato “PERCORSI DI LINGUA VENETA” è inquadrato nel contesto del POF, ovvero Piano Offerta Formativa, che è stato approvato dalla dirigenza e dal corpo docenti. Da ben due anni a Buje, città dell’Istria in Croazia, si tengono seminari delle scuole locali presentando la lingua veneta nelle sue caratteristiche e illustrando elementi di didattica per l’insegnamento della lingua veneta a scuola. Tale evento è stato riconosciuto valido secondo il sistema scolastico croato, nell’ambito dell’aggiornamento formativo annuale per gli insegnanti. La Grafia Veneta Moderna è stata adottata anche dal Dipartimento di Linguistica dell'Università Federale di Rio Grande do Sul in Brasile.