Voltigene
1 Gennaio 1919

Commenti pubblicati:
Mercoledì 3 Luglio 2019, 22:01
Venezia Euganea è un'invenzione del tardo '800 che poi andò in voga durante il fascismo
Giovedì 30 Maggio 2019, 13:37
claudio pros, non sarà mica che lei detiene illegalmente dei reperti archeologici di questa fantomatica "Padova euganea"?! Le faccio notare che, secondo l´art. 91 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (Appartenenza e qualificazione delle cose ritrovate) i reperti, in qualunque modo ritrovati nel sottosuolo o sui fondali marini, appartengono allo Stato e, a seconda che siano immobili o mobili, fanno parte del demanio o del patrimonio indisponibile (artt. 822 e 826 del codice civile). I trasgressori, secondo l´art. 175 del Codice, sono puniti con l´arresto fino ad un anno e l´ammenda da euro 310 a euro 3.099. Se lei ha delle prove che, scientificamente, attestano l’esistenza della “Padova euganea”, allora è giuridicamente e moralmente obbligato a renderle pubbliche! Lasci perdere le tessere del suo COMITATO giacobino, se lei ha bisogno di soldi consideri che per legge è prevista una ricompensa per chi trova un reperto: secondo l´art. 92 del Codice (Premio per i ritrovamenti) il Ministero corrisponde un premio non superiore al quarto del valore delle cose ritrovate. Forza! Cosa aspetta??
Mercoledì 29 Maggio 2019, 18:16
Trabucco ha dato l'ennesimo esempio, semmai ce ne fosse stato il bisogno, del suo pensiero illuminato e illuminante. Ovvero un'ideologia bolsa e anacronistica, rimasta ferma all'800 così come la sua prosa deamicisiana condita di banalità un tanto al chilo che sono tutte da dimostrare e non dimostrano nulla. Non aveva nulla da dire e infatti non ha detto nulla.
Domenica 19 Maggio 2019, 14:26
Sciacallo Pros: attendibilità= zero, credibilità= sottozero.
Giovedì 9 Maggio 2019, 15:13
@claudio pros, "Venezia Euganea" è un termine che è stato particolarmente in voga durante il ventennio fascista, e che stava ad indicare quel territorio che, sei secoli, è sempre stato chiamato Venetia o Venezia. Ho tra le mani una mappa del 1942, edizioni De Agostini, dove è indicata la cosiddetta "Venezia Euganea" che comprendeva l'attuale Veneto più il Friuli, ma non la Venezia Giulia (Gorizia e Trieste). Nella descrizione è così scritto: "E' così detta dai colli Euganei: uno sparso gruppo di alture presso Padova dominate, al centro, dal Monte Venda, alto appena 603 metri. Ascendiamo su questo monte, da cui s'abbraccia un vasto e stupendo panorama su gran parte del Veneto e sulle sue Prealpi [...]". Il termine Veneto derivava dal termine Lombardo-Veneto, del periodo della dominazione austriaca, ed era stato successivamente utilizzato per definire l'areale ove è parlata la lingua veneta. Chiaramente il nome "Regione Veneto", inventato dallo stato italiano, è un termine fallace perché va ad introdurre un aggettivo maschile laddove nei secoli era sempre utilizzato un sostantivo femminile: "Venetia" o "Venezia". Infatti, se è esistito un "Regno Lombardo-Veneto", perché poi la regione dei lombardi è stata chiamata "Lombardia" e non "Lombardo"? Ad ogni modo, questi problemi di tassonomia non vanno di sicuro a mettere in dubbio l'esistenza di un popolo veneto, di un popolo friulano, di una lingua veneta e di una lingua friulana.
Sabato 16 Febbraio 2019, 18:34
Claudio Pros, pretendere che lei sia minimamente informato sui fatti vuol dire riporre male le proprie speranze. Esiste una Grafia Veneta Moderna con la quale è stato scritto un Manuale Universitario sulla Lingua Veneta, in lingua veneta, pubblicato dal dipartimento di linguistica dell'Università di Francoforte. Questa grafia è stata adottata anche dal dipartimento di linguistica dell'UNESCO presieduto dal professor Christopher Moseley. L’insegnamento della Lingua Veneta è stato impartito in orario di lezione presso la scuole medie pubbliche di Trissino e di Arzignano nel vicentino. Il progetto, denominato “PERCORSI DI LINGUA VENETA” è inquadrato nel contesto del POF, ovvero Piano Offerta Formativa, che è stato approvato dalla dirigenza e dal corpo docenti. Da ben due anni a Buje, città dell’Istria in Croazia, si tengono seminari delle scuole locali presentando la lingua veneta nelle sue caratteristiche e illustrando elementi di didattica per l’insegnamento della lingua veneta a scuola. Tale evento è stato riconosciuto valido secondo il sistema scolastico croato, nell’ambito dell’aggiornamento formativo annuale per gli insegnanti. La Grafia Veneta Moderna è stata adottata anche dal Dipartimento di Linguistica dell'Università Federale di Rio Grande do Sul in Brasile.
Martedì 5 Febbraio 2019, 15:58
Claudio Pros, lei è vergognoso e spudorato
Domenica 27 Gennaio 2019, 14:30
Ai totalitaristi dà un molto fastidio la varietà e la ricchezza della varie culture che compongono la grande famiglia dei popoli europei. Per comandare a bacchetta milioni di persone, ovvero la distopia fortemente bramata dai suddetti totalitaristi, è necessario che tutti parlino e comprendano un solo idioma imposto con la prepotenza del pensiero unico. E pensano di essere furbi a tacciare la democrazia con il termine “campanilismo”. Della serie “mi piace rigirare la frittata come più mi fa comodo perché amo vincere facile con i boccaloni”.
Mercoledì 23 Gennaio 2019, 15:03
Di venditori di bufale e fumo è pieno il web. Basta dare un occhio alle centinaia di video sulla "teoria" della terra piatta che infestano YouTube. In questo caso la cosa che più dà più fastidio non è tanto l'atteggiamento farneticante e cialtronesco di questa persona, ma è piuttosto il fatto che egli utilizza abusivamente queste pagine con lo scopo di fare propaganda politica ad un fantomatico "comitato" di cui egli si dichiara leader.
Mercoledì 23 Gennaio 2019, 14:53
Claudio Pros, le bufale a lungo andare possono risuotare indigeste. Io sono disponibile ad un incontro pubblico con lei, di fronte ad una platea di persone, ripreso in diretta TV e in diretta streaming su tutti i social network. Un confronto durante il quale lei dovrà dimostrare la tonnellata di bufale e fantasie che pubblica imperterrito da anni con il solo scopo di fare propaganda politica. Io non ho nessun problema a spianarla visto che l'unico venditore di fumo che mi sta simpatico è il tabaccaio che mi vende i sigari.
Martedì 22 Gennaio 2019, 15:04
Gli stradioti erano soldati a cavallo di origine balcanico-dalmatica, armati alla leggera, al servizio della Repubblica Veneta a partire dal sec. XV. Biagio Zulian invece era istriano di Capodistria.
Venerdì 18 Gennaio 2019, 00:01
dal vocabolario Treccani: "acrimònia" s. f. [dal lat. acrimonia, der. di acer «acre»]. – Asprezza acida e astiosa, acredine: rispondere con a.; è un uomo pieno d’acrimonia.
Lunedì 14 Gennaio 2019, 15:34
Claudio Pros, e lei in che "squola" ha studiato? All'Università "Kim Il-sung" di Pyongyang?
Giovedì 10 Gennaio 2019, 16:00
Claudio Pros... sempre furbo come una volpe. Guardi che la scienza si è già espressa in merito attribuendo i reperti archoelogici veneti alla Civiltà Veneta. Sono solo le sue fantasie che contraddicono il dato di fatto, quindi l'onere della dimostrazione spetta a lei. Dove posso leggere le sue pubblicazioni scientifiche?
Giovedì 10 Gennaio 2019, 15:57
@Fiocchi: Il rito del “batimarso” o “bruzamarso” sicuramente non ha attinenza con la religione cristiana ma, data la sua origine plurimillenaria, possiamo ritenere che derivi dagli antichi riti veneti e anche celtici del periodo preromano. Al giorno d’ggi la tradizione del Capodanno Veneto (“Cao de l’Ano” in lingua veneta) è tuttora viva e praticata in Veneto soprattutto in alcune zone della pedemontana berica, nell'altopiano di Asiago e in varie feste locali del trevigiano, del padovano e del bassanese che la ricordano con l'usanza del “Bruza Marso” o “Bati Marso” o anche “Ciamar Marso”, che significa risvegliare l'anno nuovo. In certe zone si offre tutt'oggi lo spettacolo di grandi falò̀ per propiziare l'anno nuovo; in altre località “A se fa fora Febraro co i sciochi co’l carburo” e i bimbi girano per le strade battendo su pentole e coperchi, o trascinando in bicicletta o a piedi delle lattine vuote (un tempo si usava trascinare la catena del camino, che così diventava lucida), con l'idea che il rumore scacci il freddo mese di Febbraio e quindi la stagione invernale. Questa ritualità è ricordata anche nella stupenda canzone “Balintondo de’l Batimarso” di Erica Boschiero, scritta in lingua veneta da Gianluigi Secco (uno dei due ex Belumat). L’antica ricorrenza del “Cao de l’Ano” è sopravvissuta nei secoli non solo alla religione cristiana ma anche al calendario gregoriano. Infatti “More Veneto” (abbreviato in m.v.) è un termine latino che letteralmente significa “secondo l'uso veneto” e indica la presentazione di una data secondo il calendario vigente ai tempi della Repubblica Serenissima, un sistema che in precedenza era vigente anche nell'Impero Romano e che comunque era da sempre stato usato dai Veneti. Il ciclo dell'anno (il capodanno) ha inizio il 1o marzo, di cui ci resta testimonianza nei nomi dei mesi di settembre (settimo mese a partire da marzo), ottobre (ottavo mese), novembre (nono mese dell'anno) e dicembre (decimo mese), seguiti dai mesi di rinnovamento e morte. L'introduzione del calendario gregoriano nel Veneto non stravolse l'uso ufficiale della Repubblica Serenissima e quindi, per evitare fraintendimenti, le date dei documenti venivano sempre affiancate dalla dicitura latina more veneto. In tal modo, ad esempio, la data 14 febbraio 1702 “more veneto” corrispondeva alla data gregoriana del 14 febbraio 1703, in quanto l'anno 1703 iniziava in Veneto solo a partire dal mese seguente e quindi febbraio risultava essere l'ultimo mese del 1702 (il vecchio anno).
Giovedì 10 Gennaio 2019, 15:01
Claudio Pros dice "quella del panevin non è una "tradizione", è solo una cattiva usanza introdotta dagli assessorati venezianocentrici, una decina di anni fa…". Bene. E io dico che la sua affermazione è falsa e infondata e la sfido a dimostrarla.
Giovedì 10 Gennaio 2019, 13:48
Certo che mi tengo forte Claudio Pros... ma per non cappottarmi dalle risate! È la millesima volta che lei viene qui a scrivere questa sua personalissima "teoria" e non ha mai esibito uno straccio di prova o di ragionamento per dimostrarla. Quello che le interessa veramente è solo fare propaganda politica al suo COMITATO giacobino, per cui va bene inventarsi di sana pianta qualsiasi fantasia con cui allietare quotidianamente i lettori nella speranza di reclutare qualche boccalone.
Mercoledì 9 Gennaio 2019, 17:04
Claudio Pros... le storpiature sono quelle che, per disgrazia nostra, escono dalla sua tastiera. Il panevin è un antico rito pagano risalente al periodo venetico preromano: la consuetudine voleva che si bruciasse il panevin per tre sere consecutive perchè il 3 era considerato, nella religione pagana, numero perfetto e la ripetizione del rogo consentiva di liberare il terreno da rovi, sterpaglia ed erbacce, predisponendolo al pascolo e alla coltivazione. Seguiva poi un rituale particolare per onorare il dio e propiziarselo, rituale che è andato perduto nei secoli. Il cristianesimo però s'impossessò di questa tradizione volendo che i fuochi d'Epifania ricordassero quelli accesi dai pastori per asciugare i panni del Bambin Gesù e per rischiarare la via ai Magi, smarritisi durante il loro viaggio. Al "Pan e Vin" si ricollega il falò di metà Quaresima, quando si brucia un fantoccio dalle sembianze di vecchia strega, simbolo dell'inverno, del male, della miseria. Il rogo è preceduto da un "processo", durante il quale la "Vecia" fa da capro espiatorio per tutti i mali subiti dalla comunità: tasse, cattiva amministrazione, calamità naturali, ecc. Così come il "Pan e Vin" chiudeva il Natale e dava inizio al Carnevale, il rogo della vecchia si lascia definitivamente alle spalle l'inverno e opera la magia che affretta l'arrivo della primavera. Nel trevigiano si celebra ancora il panevin all'epifania e un pò più tardi il rogo "de ła Vecia" che dà l'inizio al "batimarso" e segna il "Cao de l'Ano Veneto". E non è un'esclusiva della Sinistra Piave. Questo se lo è inventato lei come al solito.
Martedì 8 Gennaio 2019, 19:17
Claudio Pros... lei sa bene che quello che scrive è infondato e falso però, guarda caso, la trovo sempre qui impegnato a fare propaganda al suo fantomatico COMITATO... Quanto costa farsi la tessera?
Martedì 8 Gennaio 2019, 19:13
Claudio Pros: può dimostrare che la tradizione del panevin è veneziana?
Venerdì 23 Novembre 2018, 21:38
Ogni volta che lei scrive qualcosa c'è sempre un grosso problema di logica: prima reclamizza ossessivamente il suo sedicente "comitato" politico/giacobino per l'abolizione di tutte le regioni e poi, colmo di gioia puerile ed euganea, saluta con il "bye bye" solo la Regione Veneto? E le altre regioni allora le vanno bene? Perché quelle a Statuto Speciale le stanno così simpatiche? Solo il Veneto le provoca l'orticaria?
Venerdì 23 Novembre 2018, 14:48
LE MIRABOLANTI AVVENTURE DI CLAUDIO PROS - PARTE 2a. Qualcuno dalla folla, non più festante, timidamente prende parola: “Monsieur Général Claudio Pros… perdoni l’ardire… ma fu proprio lei a sostenere il nostro passaggio ad una regione a Statuto Speciale, ma ora che ne sarà dei privilegi e degli sconti? Io mi sono appena comprato una Hummer americana che mi fa solo 2 chilometri con un litro di benzina!”. Il generalissimo del COMITATO non batte ciglio: “Mon cher frère sappadien, io ho sempre detto che volevo abolire le regioni, lo scrivevo anche 10 volte al giorno! Dovevate tenervi ben informati leggendo i miei commenti, troppo comodo lamentarsi ora!”. E così il Generalissimo ordina alle Guardie della Rivoluzione di arrestare il pericoloso sovversivo. Ma intanto un’altra voce coraggiosamente si azzarda a dire: “Monsieur Général Claudio Pros... ma fu proprio Lei a dirci che noi siamo un’isola linguistica germanofona e pertanto non potevano e non dovevamo stare mescolati con gli assiro-venesssiani. E così ci siamo ritrovati in Friuli Venezia Giulia e scopriamo che a Trieste, il capoluogo regionale, si parla veneto-triestino: in ogni osteria si incontra sempre Lorenzo Pilat che canta “Ciribiribin paghé una bira”… E poi si parla veneto anche a Muggia, Monfalcone, in tutta la Bisiacaria, a Grado, a Marano Lagunare e in mezza provincia di Pordenone… e in tutto il resto della regione parlano furlan, ma nessuno parla come noi!”. Il Generalissimo non si scompone, e con fermezza risponde: “L’unica lingua riconosciuta dal COMITATO è quella Etrusco-Euganea che nel tempo si è evoluta diventando il “fiorentino illustre” comunemente conosciuto anche con il nome di “lingua italiana”. Tutto il resto sono orrendi dialetti inventati dalla DC e dal PC negli anni ’70, compreso quello che parlate voi!”. E così il Generalissimo ordina alle Guardie della Rivoluzione di arrestare il pericoloso sovversivo. Poi lascia il palco per ritornare di corsa nella sua Euganea a demolire le stramaledette mura ellenico-venesssiane del ‘500, vera causa dei cambiamenti climatici del globo terrestre. I sappadini invece tacciono mesti, hanno imparato a loro spese un antico proverbio euganeo che dice così: “scoltar el Cràudio Pros A ze cofà che ndar fora per teghe e tornar co fazołi”.
Venerdì 23 Novembre 2018, 14:29
E gli Euganei, con quale regione a statuto speciale li mandiamo a gioire entusiasti perché pagheranno meno tasse? Suggerisco la Sicilia
Lunedì 19 Novembre 2018, 13:29
Claudio Pros, le sue presunte “correzioni” contengono svariate imprecisioni, lacunosità e fallacie argomentative. 1) Il Doge era una carica elettiva che incarnava il supremo magistrato nell’ordinamento della Repubblica. Il termine stesso fa riferimento al “dux” dell’Impero Romano, ovvero un comandante di truppe nominato dall’autorità imperiale. Il termine Dogado indica una delle tre grandi aree amministrative in cui si divideva la Repubblica e corrispondeva al territorio metropolitano della capitale, non era quindi un feudo di proprietà personale del Doge, né della sua famiglia o eredi. Lo stesso dicasi del Palazzo Dogale che era un edificio pubblico. Se si dovesse ragionare come fa lei allora il Presidente Mattarella sarebbe il legittimo proprietario del Palazzo del Quirinale e come tale potrebbe trasferire questo suo diritto ai suoi eredi. La Serenissima Repubblica Veneta era repubblica in quanto tale, e non solo nominalmente, perché il potere del Doge era fortemente limitato da quello degli altri organi collegiali che, a tutti gli effetti, gestivano e amministravano il potere dello Stato. Il fatto che la partecipazione a questi organi politici fosse subordinata al diritto ereditario ed esclusivo delle famiglie patrizie iscritte nel Libro d'Oro della nobiltà fa della Serenissima una repubblica aristocratica. Paragonarla alle repubbliche democratiche contemporanee non ha senso, così come non avrebbe senso chiedersi se la Repubblica di Platone o le Polis greche fossero democratiche in senso moderno. Sarebbe come criticare Newton per non aver tenuto conto delle teorie di Einstein: di fatti nessuno dubita che Newton fosse stato un fisico a prescindere da come si sia evoluta la fisica dopo di lui. 2) Esiste un quantità abnorme di prove bibliografiche, cartografiche e numismatiche a dimostrazione del termine “Repubblica Veneta”. Il materiale è reperibile presso biblioteche, Archivio di Stato, musei e anche su internet. Presso gli antichi confini della Repubblica permangono ancora numerosi cippi lapidei con l’iscrizione “Stato Veneto”: con questo termine si indicava l’estensione territoriale della Repubblica che, a livello amministrativo, era divisa in Dogado, Stato da Tera e Stato da Mar. La Serenissima Repubblica di Venezia (697-1797) era veneta perché fu fondata dai Veneti nell’ambito della Venetia Maritima, ovvero un territorio dell'Impero Romano d’Oriente inquadrato nell'Esarcato d'Italia e corrispondente alla fascia costiera della ben più estesa Venetia storica. Venetia è un topònimo che ha come minimo 2000 anni di vita ed è un nome comparso ben prima che fosse fondata la città lagunare. Il nome della città di Venezia in latino non è Venetia ma Venetiae, cioè un femminile sempre al plurale e quindi è il nome della forma confederativa che presero i 13 centri della cosiddetta Civitas Venetiarum, e che INSIEME hanno costituito il Ducatus Venetus, o Ducatus Venetiarum. 3) Pavan e venesian sono due varianti della lingua veneta che, nel suo complesso, è un sistema linguistico multistandard. Significa che, nel complesso, ci sono evidenti caratteristiche di omogeneità a livello morfologico e sintattico mentre, in corrispondenza dei cosiddetti nodi di varianza, emergono differenze fonetiche e lessicali che vanno a caratterizzare gli svariati standard locali della lingua veneta tra i quali, appunto, il pavan e il venesian. Galileo Galilei pubblicò il celebre saggio scientifico intitolato “Dialogo de Checo Ronchitti da Bruzene in Perpuosito de la stella Nuova” scritto in veneto pavan e gli studiosi sono concordi nell’accreditare come co-autore dell’opera il frate benedettino Girolamo Spinelli nativo di Vicenza. Tuttavia nulla ci vieta di ritenere che lo scienziato pisano dopo la sua permanenza a Padova, che egli definiì come “li diciotto anni migliori di tutta la mia età”, non avesse assorbito, magari parzialmente, l’idioma veneto. 4) Il termine euganeo/euganea è un’invenzione letteraria degli autori umanisti e non ha alcun riscontro storico e archelogico. Pertanto definire Galileo Galilei come “euganeo” non ha nessun senso. 5) Lo stesso Galilei, ritenuto il padre del moderno metodo scientifico, non si sarebbe mai permesso di imporre le sue teorie invitando gli altri a “mettersi il cuore in pace” con motivazioni di pura ideologia politica.
Sabato 17 Novembre 2018, 23:57
Claudio Pros, mi faccia un esempio di come si coniuga il verbo essere al passato remoto indicativo nella sua "lingua pavana". Tanto per capire le differenze con la variante veneziana della lingua veneta. E poi, giusto per per essere un pochino più precisi, Galileo arrivò a Padova nel 1592 dopo che le autorità della Repubblica Veneta emanarono il decreto di nomina, con un contratto prorogabile di quattro anni e con uno stipendio di 180 fiorini l'anno. E non erano "schei euganei".
Giovedì 8 Novembre 2018, 19:31
E perché dovremmo credere a lei che si inventa le teorie per fare propaganda politica?
Mercoledì 7 Novembre 2018, 21:35
lei è fermo alle banalità un tanto al chilo
Domenica 28 Ottobre 2018, 20:13
Claudio Pros, ancora una volta lei delizia i lettori con una lectio magistralis sulla sua non-conoscenza dei fatti di cui parla: il cosiddetto "talian" (e non "taljian" come ha scritto lei) è lo standard brasiliano della lingua veneta e difatti è conosciuto scientificamente con il nome di "veneto-brasiliano". Quando lei parla di questo idioma dimostra palesemente di non aver letto neanche mezza riga di qualsiasi testo scritto in "talian" che infatti non è un miscuglio di niente: al 98% è lingua veneta con la contaminazione di alcuni lemmi in portoghese. Di tedesco non c'è nessuna traccia né tantomeno di altre lingue italiche. Ed è interessante verificare che il veneto-brasiliano, attualmente, è parlato anche da tutti i discendenti degli emigrati che all'epoca non erano veneti ma provvenivano da altre parti della penisola e dell'Europa. A proposito, l'amica Gianna Marcato, nel suo libro del 1981 "Parlarveneto" (!!), scriveva "Tanto più che gli archeologi individuano una continuità tra i tratti tipici delle più antiche necropoli di Este e quelli dei reperti più tardi, accompagnati da attestazioni che permettono di attribuirli ai Veneti. Il nome Euganei fu ripreso dagli umanisti e deve loro la sua diffusione nei nomi di luogo (Colli Euganei, Venezia Euganea...)".
Venerdì 26 Ottobre 2018, 17:12
Claudio Pros, lei ormai è votato alle pessime figuracce visto che da anni persevera nel diffondere fantasie false e infondate sulla storia della Venetia. Con l'aggravante della malafede di una persona che coscientemente se ne approfittafa per fare proselitismo a riguardo del suo fantomatico movimento politico. È perfettamente inutile che io le raccomandi di studiare, perché chi ha in testa solo l'ideologia politica si guarda bene dal cercare e diffondere la verità.
Venerdì 12 Ottobre 2018, 21:05
Lei è dottore in proctologia?