Voltigene

Commenti pubblicati:
Domenica 10 Giugno 2018, 19:34
Alda Merini (1931-2009) è stata una poetessa, scrittrice e aforista milanese. Qualche anno prima della sua scomparsa ebbe a dichiarare, riguardo la lingua veneta, che: “I veneti hanno la fortuna di avere una lingua che è poesia in se, una musica perfetta, peccato che ci siano troppi preti a usarla, quella lingua!”
Domenica 10 Giugno 2018, 19:34
Ludovico Da Ponte, soprannominato Pontico Virunio, (Belluno, 1460 - Bologna, 1520) fu autore, editore ed erudito veneto. Nei suoi Commentarii alla grammatica greca del Guarino ebbe modo di elogiare la lingua veneta rilevando in essa tutta la maestà della lingua greca: “[Venetus est] pulcherrimus et doctissimus omnium sermo, in quo redolet tota linguae Grecae maiestas!”, ovvero “[Il veneto è] la lingua più bella e più dotta di tutte, nella quale esala tutta la grandezza della lingua greca!”. Questa citazione è stata ripresa da Giuseppe Boerio nel suo celebre Dizionario del dialetto veneziano pubblicato nel 1856.
Domenica 10 Giugno 2018, 19:33
Il 18 febbraio 2017 si è tenuto il 1° Convegno Internazionale sulla Lingua Veneta (#1CILVE) a Camposampiero (PD), ideato e curato da l’Academia de ła Bona Creansa - Academia de ła Łengua Veneta. L’evento è stato organizzato in collaborazione con il Rotary Club. Al convegno sono intervenuti i seguenti relatori di provenienza nazionale ed internazionale: prof. Christopher Moseley (docente presso lo University College of London, UK, e primo linguista dell'UNESCO), prof. Paolo Balboni (docente di glottodidattica e Presidente della Fédération Internationale des Professeurs de Langues Vivantes e Direttore del Centro di Didattica delle Lingue di Ca' Foscari, Venezia), prof. Tilbert D. Stegmann (docente di filologia romanza presso la Goethe Universität di Francoforte, Germania), prof. Ronnie Ferguson (docente presso la University of St Andrews, Scozia e autore dell’opera A linguistic History of Venice), dott. Alessandro Mocellin (Direttore de l’Academia de ła Łengua Veneta), prof. Mario Bertolissi (docente di Diritto Costituzionale presso l’Università degli Studi di Padova), prof.ssa Suzana Todorović (esperta di istroveneto e docente presso l’Università del Litorale di Capodistria), prof. Graziano Serragiotto (docente presso il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati di Ca' Foscari, Venezia), prof. Marco Tamburelli (esperto di lingue minoritarie presso Università di Bangor, Galles), prof. Federico Gobbo (esperto di interlinguistica presso l’Università di Amsterdam, Paesi Bassi), dott.ssa Alicia Matta Gonzales (UNESCO e Ministero della Cultura, Perù). I relatori hanno anche sottoscritto il documento denominato “DECLARASION 10 APRIŁE” [D10A] – Asion Pa’l Reconosimento Istitusionałe de ła Łengua”, che è stato scritto e redatto in tre lingue (veneto, italiano e inglese) da l’Academia de ła Lengua Veneta.
Domenica 10 Giugno 2018, 19:33
Nel 2016 è stato pubblicato il primo manuale universitario scritto in lingua veneta dal titolo: “I Sete Tamizi - Ła ciave par capir tute łe łengue romanse!”. Co-autori dell’opera sono il dottor Alessandro Mocellin, che è direttore de l’Academia de ła Łengua Veneta, assieme ai due professori universitari tedeschi Horst G. Klein e Tilbert D. Stegmann, docenti della Goethe Universität Frankfurt, che cura e sostiene la collana scientifica di studi di intercomprensione tra lingue romanze, e che ha quindi curato la pubblicazione anche di questo testo. In questa opera vengono analizzate e messe a confronto la lingua veneta assieme all’italiano, il francese, lo spagnolo, il portoghese, il romeno e il catalano, dimostrando con chiarezza le loro similitudini morfologiche, lessicali e le caratteristiche peculiari.
Domenica 10 Giugno 2018, 19:32
Carlo Goldoni, nel secolo XVIII, ha utilizzato più volte il termine “lingua veneta” nei suoi scritti. Per esempio nella prefazione alla commedia La Massere (1755), dedicata al Patrizio Veneto Ferdinando Toderini, il Goldoni lo ringrazia con queste parole “scrivendo Ella pure nel nostro Veneto idioma; ma colla scelta delle parole, e colla robustezza dei sentimenti, ha fatto conoscere che la lingua nostra è capace di tutta la forza e di tutte le grazie dell'arte oratoria e poetica, e che usata anch'essa da mano maestra, non ha che invidiare alla più elegante Toscana. Ella aveva ciò dimostrato altre volte in varie pubbliche azioni, nelle quali vuole il sistema di questa ben regolata Repubblica che del proprio nativo idioma gli Oratori si valgano, e la di Lei naturale facondia, unita al chiarissimo suo talento, ed allo studio incessante di cui si compiace, rende l'E. V. ammirabile nell'età verde in cui si ritrova, e fa sperare in Lei coll'andar degli anni un benemerito cittadino di questa Patria gloriosa”. Di seguito nell’introduzione alla commedia, dedicata ai lettori, il Goldoni precisa che “Sto facendo ora un Vocabolario colla spiegazione dei termini, delle frasi e dei proverbi della nostra lingua per uso delle mie Commedie, e questo servirà comodamente per tutte quelle che si sono stampate finora [...] sendo stato fatto altre volte per la traduzione in lingua veneta del Bertoldo.”
Domenica 10 Giugno 2018, 19:31
La Lingua Veneta è una lingua romanza (o neolatina) riconosciuta come tale dall'UNESCO, dall'ISO (che la identifica con il codice VEC), dall'Ethnologue, e da decine di università di tutto il mondo (tra le quali Columbia University, Massachusetts Institute of Technology, London University, Goethe University Frankfurt, St Andrews University ecc...) e da illustri linguisti del mondo accademico nazionale ed internazionale (tra i quali i professori Christopher Moseley primo linguista dell’UNESCO, Ronnie Ferguson, Tilbert D. Stegmann, Horst G. Klein, Paolo Balboni, e altri). Giuridicamente è riconosciuta e tutelata dalla Regione Veneto (L.R. n.8 del 13 aprile 2007), dalla Regione Friuli-Venezia Giulia (L.R. n.5 del 17 febbraio 2010) e, a partire dall’anno 2014, è stata dichiarata parte del patrimonio culturale del Brasile (Língua e referência cultural brasileira).
Giovedì 7 Giugno 2018, 14:22
Claudio Pros... al peggio non c'è mai limite, neanche un minimo di rispetto e pudore per un morto. Ogni occasione è buona per propagandare idee fantasiose e infondate. Contento lei.
Lunedì 4 Giugno 2018, 18:35
Una volta accertato che il fenomeno in questione è una tromba d'aria, ovvero una colonna d'aria in violenta rotazione a contatto con il terreno, è indifferente utilizzare questo termine oppure la parola "tornado" (di origine spagnola). La scienza metereologica moderna li accetta entrambi, e difatti la parola tornado è menzionata, per esempio, nel dizionario dei Sinonimi e Contrari della Treccani. Può consultarlo gratuitamente online
Domenica 3 Giugno 2018, 12:48
Le faccio notare che l'accordo preliminare tra la Regione Veneto e il Governo centrale è stato eleborato in virtù dell'articolo 116, terzo comma della Costituzione. Non è una fantasia o un capriccio. Chi pensa all'Italia come ad uno stato-nazione monolitico, a dire una brutta copia del modello francese, secondo me rende poco onore alla storia più unica che rara di una penisola composta da tanti straordinari popoli.
Sabato 2 Giugno 2018, 18:58
Claudio Pros, l’artificiosità grave è stata quella di comprendere la Patria del Friuli nella cosiddetta e fantasiosa “Venezia Euganea” che è un nome di pura fantasia andato in voga durante il fascismo. Lo Stato patriarcale di Aquileia fece spontanea dedizione alla Serenissima Repubblica Veneta nel 1420, e questa la incorporò mantenendo per essa il nome di Patria del Friuli, quale entità autonoma, nel corpo dei suoi Domini di Terraferma (Stato da Tera). Va de sé che dopo la caduta della Serenissima la Patria del Friuli è stata sempre considerata, a livello internazionale, un utt’uno con la “Venezia” delle province venete (quella che il prof. Ascoli considerava “Venezia Propria”), un vizio che si è mantenuto anche con la cosiddetta “Venezia Euganea”. Tanto per fare un esempio, quando il 10 ottobre 1861 Francia e Austria concordarono nel restituire la sovranità ai Veneti, la “Venezia” diventa giuridicamente uno stato indipendente, e questa comprendeva anche la Patria del Friuli. Questa è stata la formula di retrocessione presentata dal plenipotenziario francese generale Edmond LeBoeuf: “A nome di Sua Maestà l’Imperatore dei Francesi ed in virtù dei poteri che ha voluto conferirmi [...] dichiariamo di rimettere la Venezia a sé stessa, affinchè le popolazioni padrone dei loro destini, possano esprimere liberamente, con suffragio universale, il loro volere a riguardo dell’annessione della Venezia al Regno d’Italia”. Chiaramente in questa formula erano comprese anche le popolazioni friulane. Ora, detto questo, abbiamo i sappadini che hanno liberamente scelto di essere annessi alla Regione FVG per via dei privilegi economici legati al suo statuto speciale: mi dimostri che la maggioranza di loro sarebbe favorevole all’abolizione delle regioni, comprese anche quelle “speciali”.
Sabato 2 Giugno 2018, 15:09
La "bipolarita'" del nostro Claudio Pros è da manuale: egli afferma che le regioni vanno abolite, anche e soprattutto quelle a statuto speciale, ma poi auspica che le province venete vengano smembrate e sparpagliate proprio tra le regioni che godono di tali privilegi. Una volta acquisiti i privilegi degli statuti speciali arriverà il suo "Comitato" che cancellerà dalla faccia della Terra tutte le regioni (tranne l' "Euganea") per cui si perderanno i privilgi e si ritornerà di nuovo al punto di partenza. E poi andrà lui a dirglielo a quelli di Sappada, che saranno mooolto contenti di questa notizia.
Venerdì 1 Giugno 2018, 14:03
Attendiamo trepidanti la dimostrazione scientifica senza SE e senza MA di questa affermazione.
Martedì 29 Maggio 2018, 14:27
Il vocabolario Treccani fornisce questa definizione riguardo il termine "paranoia": "In psichiatria, psicosi caratterizzata dallo sviluppo di un delirio cronico (di grandezza, di persecuzione, di gelosia, ecc.), lucido, sistematizzato, dotato di una propria logica interna, che non è associato a allucinazioni, e non comporta deterioramento delle funzioni psichiche al di fuori dell’attività delirante".
Martedì 29 Maggio 2018, 14:03
Il vocabolario Treccani fornisce questa definizione riguardo il termine "paranoia": "In psichiatria, psicosi caratterizzata dallo sviluppo di un delirio cronico (di grandezza, di persecuzione, di gelosia, ecc.), lucido, sistematizzato, dotato di una propria logica interna, che non è associato a allucinazioni, e non comporta deterioramento delle funzioni psichiche al di fuori dell’attività delirante".
Lunedì 28 Maggio 2018, 11:59
Lei non è mai riuscito a dimostrare nulla di tutto quello che scrive, perché sono solo chiacchere finalizzate alla propaganda politica
Sabato 26 Maggio 2018, 13:20
Claudio Pros, ei continua imperterrito a scrivere fantasie senza fondamento, antistoriche e antiscientifiche, solo per fare propaganda al suo sedicente movimento politico per l'abolizione delle regioni. Fare disinformazione per scopi politici è un comportamento profondamente scorretto.
Venerdì 25 Maggio 2018, 17:38
Tutti sanno che Venezia-Euganea è un nomignolo inventato verso la fine dell'800 che poi è andato in voga durante il ventennio fascista. Il termine "euganea" è una parola di pura fantasia perché, finora, non c'è mai stata nessuna dimostrazione scientifica che ne dimostri la fondatezza. Tant'è vero che il prof. Ascoli, dapprincipio, aveva coniato il termine VENEZIA PROPRIA per indicare il territorio della VENETIA HISTORICA.
Mercoledì 23 Maggio 2018, 22:56
Eh beh… finché andiamo avanti a raccontarci le storielle un tanto al chilo poi finiamo anche per crederci, e così si viene a raccontare che in Veneto c’è solo prosecco e tiramisù. Si ignora beatamente (e volutamente) una realtà costituita dalla piccola e media industria specializzata nella produzione di meccanica di precisione, componentistica eletronica, macchine per sistemi di automazione, movimentazione e via dicendo… Attività produttive nelle quali è attivo un piccolo esercito di ingegneri e periti altamente qualificati e ai quali, di sicuro, non manca il lavoro. Ma volendo andare a spulciare nel campo della ricerca scopriamo che c’è l’astrofisico Fabrizio Tamburini, veneto nativo di Venezia (1963), che nel luglio 2017 ha pubblicato presso le riviste scientifiche internazionali i risultati importantissimi dei suoi studi in merito la cosiddetta “materia oscura”. Tamburini si laurea con lode a Padova in astronomia e di seguito consegue un Ph.D in Relatività e Fisica Quantistica presso l'Institute of Cosmology and Gravitation, Portsmouth (UK). Ritornato dall'estero ha sempre prestato servizio presso l'Università di Padova e vive a Mestre in zona Cipressina. Oppure possiamo citare il dottor Alessandro Perin (Vittorio Veneto, 1977), che è un medico ricercatore neurochirurgo veneto, laureato a Padova, balzato agli onori della cronaca internazionale nel 2014 in quanto primo firmatario di uno studio condotto in Canada con il quale sono state individuate due proteine che avviano la crescita del glioblastoma al cervello. Sul Gazzettino è stata pubblicata una sua intervista nella quale ricorda con orgoglio il suo periodo di specializzazione presso l’ospedale Ca’ Foncello di Treviso. Magari sarebbe bello parlare anche di Federico Faggin (Vicenza, 1941) fisico, inventore e imprenditore veneto. E’ stato a capo del progetto dell'Intel 4004, che fu il primo microprocessore al mondo e, di seguito, di tutti i primi microprocessori dell'Intel (8008, 4040 e 8080). Creò anche l'architettura del 4040 e dell'8080, il primo microprocessore ad alta prestazione. Fu anche lo sviluppatore della tecnologia MOS con porta di silicio: oggi più del 90% di tutti i circuiti integrati prodotti nel mondo usa la silicon gate technology. D’altronde la storia veneta, volendo andare un po’ più indietro nel passato, può vantare la prima donna laureata al mondo, Elena Lucrezia Corner (Venezia, 5 giugno 1646 – Padova, 26 luglio 1684), laureatasi in filosofia presso l’Università di Padova nel 1678. E sarebbe oppurtuno ricordare che un tal Galileo Galilei ebbe modo di insegnare liberamente le sue teorie scientifiche presso l’università di Padova: a partire dal 1592 le autorità della Repubblica Veneta emanarono un decreto di nomina con un contratto, prorogabile, di quattro anni per la cattedra di matematica presso l’Università di Padova. Lo scienziato pisano a resterà a Padova per diciotto anni, periodo che definirà “li diciotto anni migliori di tutta la mia età”.
Venerdì 4 Maggio 2018, 19:20
resta sempre una libera opinione personale che non dimostra niente. Buona notte anche a lei
Venerdì 4 Maggio 2018, 19:18
Claudio Pros per carità non si preoccupi: io non ho mai avuto problemi correlati a “nebbie e fuliggini ideologiche”, il mio approcio razionalista è già di per sé un ottimo faro antinebbia. Se vengo qui a commentare in queste pagine è solo per amor di verità e non per reclamizzare sedicenti comitati per “l’abolizione di questo o di quello”. Cominciamo con ciò che mi trova in accordo con le sue parole ma non per i motivi da lei elencati: l’utilizzo del termine “Veneto” per definire l’attuale regione intesa come ente territoriale della Repubblica Italiana. Storicamente e concettualmente è stata una scelta a dir poco infelice e nefasta perché questa terra, da millenni, è sempre stata chiamata “Venetia” o anche “Venezia”. Per comprenderlo è sufficiente andare a rileggersi i carteggi internazionali relativi all’annessione della Venezia al Regno d’Italia (1866): sia i documenti italiani che quelli francesi o inglesi riportano quel nome. E molto correttamente il professor Ascoli, nel 1863, avrebbe voluto denominare il cosiddetto “Veneto” con il termine “VENEZIA PROPRIA”. Se, dunque, gli austriaci avevano inventato il Regno LOMBARDO-VENETO non si capisce perché, nel 1970, siano state istituite una regione con il nome di “LOMBARDIA” (un sostantivo femminile) e una regione con il nome di “VENETO” (un aggettivo maschile), ovvero un nome che ha come unico riscontro storico i 52 anni di dominazione austriaca, a fronte di millenni durante i quali, al contrario, era sempre stato utilizzato il sostantivo femminile “VENETIA o VENEZIA”. Detto questo andiamo a vedere cosa non mi sconfinfera in quello che ha scritto. Prima cosa: il Regno Lombardo-Veneto fu creato dagli austriaci unendo il “Ducato di Milano e Mantova” (che nel corso dei secoli non era mai stato pienamente sovrano e indipentente) e la Serenissima Repubblica Veneta che invece, fino al 1797, era stata uno stato sovrano e indipendente e non era un “ducato”. Con il termine “Dogado”, ai tempi della Serenissima, si intendeva quel territorio inizialmente chiamato, dall’Impero Romano d’Oriente, “Venetia maritima” nel quale germinò la cosiddetta “Civitas Venetiarum”, cioè la confederazione di città venete che si estendeva da Grado a Cavarzere passando per la laguna e che costituirà il nucleo fondante della Repubblica Veneta. Seconda cosa: il simbolo del leone alato. E’ falso asserire che sia stato solamente il simbolo della città di Venezia (che, tra l’altro, inizialmente era denominata “Civitas Rivoaltus”), perchè è stato il simbolo dell’intera Repubblica Serenissima, e può essere visto tutt’ora in Lombardia (Brescia e Bergamo), Istria, Dalmazia, Montenegro, Creta e qualche altra isola greca. Dal momento che quasi tutte le città venete (ad eccezione di Padova), e anche quelle istriane e dalmate fecero spontanea dedizione alla Serenissima è decisamente fuorviante e disonesto interpretarlo come un mero simbolo di conquista. E non è una novità che il leone issato sulla colonna di San Marco sia stato recuperato in Medioriente, numerose fonti storiche e archeologiche ne hanno ricostruito, parzialmente le origini e la storia. D’altronde un leone alato lo ritroviamo cesellato anche nella celebre Situla Benvenuti, datata VII a.C. e rivenuta ad Este, e considerata dagli studiosi come Il poema figurato degli antichi Veneti. Più precisamente il simbolo canonico dell’evangelista Marco è il leone, e le ali sono state aggiunte in seguito dai veneziani che, in quanto veneti, possiamo anche supporre avessero avuto memoria della simbologia del felino alato. Ma queste sono solo ipotesi.
Venerdì 4 Maggio 2018, 15:07
Claudio Pros, su una cosa sono d’accordo con lei: le sentenze giudiziarie non stabiliscono il dato scientifico ma esprimono un parere nell’ambito ristretto del diritto. Resta quindi sempre valido la regola di attenersi al metodo rigorosamente logico/scientifico quando si vuole affrontare certi argomenti. Allora quando vedo che lei scrive “Il nome autentico è VENEZIA EUGANEA e non è neppure lì mai esistito un “popolo venezianoeuganeo” mi accorgo che ha detto una cosa vera (la seconda) e una cosa falsa (la prima). E difatti lei si guarda bene dallo spiegare l’origine del nome “Venezia Euganea”, altrimenti verrebbe smascherata la fallacia del suo ragionamento. Per cui adesso lo faccio io a beneficio dei lettori che potrebbero trovarsi in difficoltà a valutare certe affermazioni. L'artefice del nome Venezia Giulia, infatti, è Graziadio Isaia Ascoli, grande linguista originario di Gorizia, che lo propose nel 1863 in un articolo uscito nel giornale milanese "L'Alleanza". Non fu una denominazione isolata. La proposta di Ascoli, infatti, cercò di risolvere, con spirito di sistema, il problema delle denominazioni dell'intera parte orientale della penisola italiana che al quel tempo non era ancora annessa al neonato Regno d'Italia). L'intenzione che ha guidato l'invenzione ascoliana è questa: denominare tutte le regioni orientali Venezie dando a ognuna una specificità: «Noi diremo Venezia Propria il territorio rinchiuso negli attuali confini amministrativi delle provincie venete; diremo Venezia Tridentina o Retica (meglio Tridentina) quello che pende dalle Alpi Tridentine e può aver per capitale Trento; e Venezia Giulia sarà la provincia che tra la Venezia Propria e le Alpi Giulie ed il mare rinserra Gorizia e Trieste e l'Istria». In questo quadro, un ruolo particolare spettava a Trieste: «Noi abbiamo in ispecie ottime ragioni di andar sicuri che la splendida e ospitalissima Trieste s'intitolerà con orgoglio la Capitale della Venezia Giulia». Tornando alla denominazione, l'intento (dichiarato nel prosieguo dell'articolo) di Ascoli è quello di creare una denominazione al tempo stesso unitaria e distintiva delle diverse parti della regione, ma anche di far coincidere la denominazione della regione con il nome della città che è il primario riferimento storico di gran parte del territorio nordorientale. Ma Ascoli aveva anche un altro intento: quello di opporsi al sistema denominativo dell'Impero austro-ungarico. Per l'Austria, infatti, esisteva una regione che si chiamava Veneto che comprendeva le sette province che attualmente compongono la regione omonima, ma anche la provincia di Udine, cioè tutto il Friuli. Ad oriente vi era il "Litorale austro-illirico" e ad occidente il "Tirolo meridionale". La proposta dell'Ascoli non ebbe subito un ampio seguito, se la questione venne ripresa più volte nel corso del primo Novecento. Certamente la sua "Venezia Propria" non ebbe alcun successo, sostituita come fu, da parte di chi condivideva i suoi intenti di fondo, da “Venezia Euganea” e tale termine fu in voga durante il Ventennio e utilizzato fino al 1963.
Venerdì 4 Maggio 2018, 15:02
Le sentenze giudiziarie non stabiliscono il dato scientifico ma esprimono un parere nell’ambito ristretto del diritto, contrariamente a quanto può pensare qualche commentatore burlone e molto disinformato. A prescindere dal fatto che il progetto di legge sulla cosiddetta “minoranza nazionale veneta” era una sciocchezza, tuttavia si può andare a leggere la sentenza della Corte Costituzionale (sempre per chi è in grado di farlo) per capire che i giudici non hanno decretato nulla del genere. Qualcuno potrà obiettare che nel testo della sentenza si trova questa frase: "Nel caso in esame non ricorrerebbe nessuna di queste condizioni, data l’assenza di ogni evidenza di tipo storico o sociologico che riveli nella popolazione del territorio veneto connotati identitari tali da giustificarne un trattamento giuridico quale minoranza nazionale". È vero che ci sono queste parole, ma compaiono nella parte 1 che è dove la Corte riferisce le posizioni delle parti. Per chi non lo sa, una sentenza come questa è fatta così: 1. la Corte riporta la posizione (politico-giuridica) del governo italiano; 2. la Corte riporta la posizione (politico-giuridica) della Regione Veneto; 3. la Corte formula i motivi della decisione (giuridica) che sta prendendo. Quelle parole "gravi" nel testo della sentenza stanno al punto 1, come a dire "secondo il governo è così"; ma poi la Corte decide di bocciare la legge basandosi su ben altri problemi, che sono a monte (li spiega al punto 3), tanto che non entra nemmeno nel merito della questione identitaria o linguistica.
Lunedì 9 Aprile 2018, 15:44
Vorrebbe forse dire che nella Francia del Cinquecento non c'erano prostitute? Oppure nel Ducato di Milano o nello Stato Pontificio?
Martedì 27 Marzo 2018, 15:40
Il fatto che i Veneti antichi utilizzassero un alfabeto simile e forse derivato da quello degli Etruschi (che a loro volta lo avevano appreso dai Fenici) dimostra che tra i due popoli c'era una relazione di scambi non solo materiali ma anche culturali. La "veneticità" dell'antica lingua venetica non è "cantata" dai mitografi ma è sostenuta dai ricercatori contenporanei. Scrive la prof.ssa Gianna Marcato, riferendosi ai professori Prosdocimi e Pellegrini, che "il venetico presenta una fisionomia indipendente e non si puà interamente confondere con nessuna della altre lingue d'Europa e dell'Italia antica, pur presentando numerosi fenomeni in comune soprattutto con il latino". La presunta "italicità" dei reperti archeologici veneti è una teoria tutta sua e senza riscontro.
Martedì 27 Marzo 2018, 15:26
Claudio Pros, lei si offre volontario per diventare il Puidgemont della Ladinia. Proprio lei, che si vanta di essere uno strenuo sostenitore dell'abolizione delle Regioni, potrà difendere il sacrosanto diritto dei cortinesi di accedere a privilegi e pagare meno tasse solo perché parlano (anche... e forse) il ladino. Adesso che so che funziona così mi iscrivo subito ad un corso di ladino o di euganeo.
Martedì 27 Marzo 2018, 12:57
Claudio Pros, ha fatto bene a specificare che è una favola "euganea" scritta in "neopavano", altrimenti come ce ne accorgevamo? E la ringrazio anche di aver scritto la traduzione in italiano altrimenti per i "non-eugaunofoni" sarebbe stato veramente difficile capire.
Lunedì 26 Marzo 2018, 22:44
Claudio Pros dice: "Per quale motivo questi reperti vengono rivestiti ideologicamente e del tutto inaccettabilmente di una farlocca patina di “veneticità”, o nelle sue fantasiose declinazioni?" Quindi ci fa capire che lui ha la competenza e l'autorità per stabilire che la ricerca scientifica internazionale (perché qui non si tratta solo di ricercatori nazionali) è inatendibile a causa di una non meglio specificata "ideologia venetica". Naturalmente senza fornire uno straccio di prove a queste argomentazioni. Insomma, abbiamo capito che le piace vincere facile barando: lei viene qui, fa il solito commento "alla sberleffi", lancia accuse di faziosità a destra e manca, parla di cose senza fondamento (euganei, disquisizioni linguistiche, storiche ecc...) e poi pretende pure di essere creduto. Di sicuro qui c'è solo una cosa: la rivoluzione scientifica del XXI secolo è fondata sul dogma del "Claudio Pros Dixit". E dunque la Terra è piatta (o cava??).
Domenica 25 Marzo 2018, 17:30
Claudio Pros, possiamo andare assieme ad esaminare questo vaso. Gliela pago volentieri io una suite all'Hotel Marriott di Bovolenta
Domenica 25 Marzo 2018, 16:43
Claudio Pros è in grado di dimostrare con prove certe che Polibio, Strabone, Plinio il Vecchio, Tacito, Tito Livio etc... sono inattendibili? Ed è in grado di mostrare scientificamente che le sue "teorie" sono fondate? Le favole le racconta chi non è in grado di dimostrare quello che dice, e questo tipo di approcio è altrimenti detto "ciarlatanesco". Claudio Pros è in grado di domostrare che Polibio, Strabone, Plinio il vecchio, Tacito, Tito Livio sono inattendibili? Ed è in grado di mostrare scientificamente che le sue "teorie" sono fondate?
Sabato 24 Marzo 2018, 20:56
la storia non è un'opinione. cordiali saluti