Sanremo 2020, Anastasio difende Junior Cally: «In Italia c'è troppa voglia di indignarsi»

Sabato 25 Gennaio 2020 di Mattia Marzi
Sanremo 2020, Anastasio difende Junior Cally: «In Italia c'è troppa voglia di indignarsi»

«Processare Junior Cally è ridicolo. Tra la censura e le volgarità o i contenuti ritenuti sbagliati, è molto peggio la censura»: Anastasio non ci sta. Il 22enne rapper campano, in gara al Festival di Sanremo, dice la sua sulle polemiche legate alla presenza del collega romano, finito nell'occhio del ciclone per i versi di alcune vecchie canzoni, ritenuti violenti e sessisti. E da esponente del genere, non può che prendere le difese di Junior Cally: «Se qualcuno ritiene che non sia degno di partecipare al Festival è un problema suo, non di Junior Cally», dice. Anastasio sa cosa significa doversi confrontare con le polemiche. Nel 2018, quando era concorrente di X Factor, a poche ore dalla finale qualcuno andò a spulciare i suoi social, segnalando i mi piace ai post di Matteo Salvini e CasaPound. In poche ore il rapper si ritrovò ad essere accusato di essere un fascista e fu costretto a chiarire le sue posizioni: «Io fascista non sono, amo la libertà, amo il confronto, amo il diverso», scrisse.

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LA RIFLESSIONE
«In Italia c'è sempre troppa voglia di indignarsi», riflette ora. All'Ariston Anastasio porterà Rosso di rabbia, un rap-rock in cui interpreta un giovane alla ricerca del suo posto nel mondo (e nella serata delle cover farà ascoltare Spalle al muro di Renato Zero insieme alla Pfm). Proprio come lui, che ha 22 anni e tanta voglia di fare: «Vengo dalla provincia di Napoli, ma non è la stessa di cui si parla spesso nel rap, grigia e povera. In famiglia non ce la passiamo male: papà fa l'avvocato, mamma la casalinga. Però la crisi l'abbiamo sentita forte», dice del suo background. Al paesino dove è nato e cresciuto, Meta, ha dedicato anche uno dei pezzi contenuti nel suo album d'esordio, Atto zero (Sony), in uscita il 7 febbraio. Si intitola Cronache di gioventù metese e racconta la sua adolescenza in provincia: «Da ragazzino pensi di avere il mondo in mano. Con i miei amici ce ne stavamo sempre in giro a cercare guai. Oggi mi domando dove sia finito tutto quell'entusiasmo», racconta Anastasio.

Nel brano che dà il titolo all'album rappa provocatoriamente: Notre Dame è in fiamme / ed è bella come non lo è stata mai. «Guardando le immagini dell'incendio ho pensato: Cos'è che sta davvero bruciando? Una meta turistica? Il simbolo di una nazione? Il simbolo di Dio? Poi ho capito che anche se muore il simbolo, le idee resistono», spiega. Tra le tracce del disco c'è anche Il fattaccio del vicolo del Moro, rilettura di un monologo scritto dal poeta romanesco Americo Giuliani all'inizio del Novecento e reso celebre da Gigi Proietti, in cui Anastasio interpreta un fratricida che uccide per disperazione: «Un artista deve avere il diritto di impersonare anche uno psicopatico o un omicida». Sarà tra i momenti più intensi dei concerti del tour, che partirà da Roma con due date a Spazio Rossellini il 12 e 13 marzo.
 

Ultimo aggiornamento: 12:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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