Vega, il primo lancio del razzo italiano da Kourou: l'orgoglio dei tecnici dell'Avio che cantano “Fratelli d'Italia”

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Vega, il primo lancio del razzo italiano da Kourou: l'orgoglio dei tecnici dell'Avio che cantano “Fratelli  d'Italia”

di Paolo Ricci Bitti

dal nostro inviato
KOUROU (Guyana Francese, 13 febbraio 2012)  «Fratelli d'Italia» urlato a squarciagola parte d'istinto tra i quasi cento tecnici nella giungla amazzonica quando il quarto e ultimo stadio del razzo Vega raggiunge quota 1500 chilometri. Anche il nono e ultimo satellite è stato incollato all'orbita terrestre: la missione, la prima, quella più difficile perché esposta al 60% di fallimenti, è riuscita alla perfezione e si può finalmente respirare a un'ora dal bagliore all'alba che aveva fatto tremare il suolo.

La testa non ce la fa più a piegarsi indietro per seguire il Vega fiammeggiante tra le nubi che, gentili, in questi ultimi minuti si sono fatte da parte sulla base di Kourou, nella Guyana, poco sotto l'equatore. Territorio d'oltremare francese, ma ieri qui, nell'ex colonia penale, il tricolore era quello verdebiancorosso e quell'inno di Mameli versione match di rugby è stato cantato davanti ai tecnici transalpini, alleati e partner, ma non sempre a loro agio, in questi anni, nel dividere conoscenze e competenze con i «cugini». L'Italia si è arrangiata, ha messo a punto da sola ciò che serviva, e ora si è piazzata alla testa dell'Europa che può competere con Usa, Russia e Cina nella corsa all'oro per portare in cielo satelliti con ogni funzione.

«Sì, les italiens - dice l'ingegnere Francesco Depasquale, ceo del consorzio Elv, da cinque anni diviso tra Colleferro e Kourou - si sono davvero distinti davanti al mondo. In un'ora ci siamo giocati anni di lavoro e le scorte di adrenalina di una vita, ma adesso che è andata bene la soddisfazione e l'orgoglio sono enormi: già nei prossimi mesi Vega potrà portare in orbita satelliti commerciali e scientifici fino a 1500 chili». Un business colossale quanto lo scatto che la ricerca scientifica potrà innescare grazie alla versatilità, persino a buon mercato, di Vega. Orgoglio nazionale: sì, il vettore lanciasatelliti Vega è stato ideato e costruito al 65% a Colleferro da Avio. Ci sarebbe scritto Roma se mettessero la targa al razzo che nessun velox potrebbe intercettare mentre sfreccia con le sue 137 tonnellate a 28mila chilometri orari.

Nello stabilimento da Cronache marziane di Valle Secola, 600 tra ingegneri e tecnici di altissimo livello, con i cervelli stranieri in coda per entrare, realizzano anche il 14% di Ariane 5, vettore tre volte più grande, ma diventato assai costoso. Vega invece, che ha tra i padri anche il professor romano Carlo Buongiorno, della Sapienza, morto appena tre mesi fa, venne definito da Gianni Agnelli la «500 dei cieli» anche se è alto 30 metri. Piccolo, in questi tempi di crisi, è diventato anche vantaggioso: per spedire in orbita un satellite si spenderanno 25/30 milioni di euro, meno di un quinto rispetto a quelli, sia pure più pesanti, dell'Ariane e con grande margine anche rispetto al Soyuz.

«A quasi 25 anni dalle prime idee e a 10 dall'avvio del progetto - dice Enrico Saggese, presidente dell'Agenzia spaziale italiana, abbracciato dalle decine di tecnici di Telespazio, Selex Galileo, Cira e Cgs al centro di controllo Jupiter - questo successo dimostra la capacità italiana di affrontare le eccellenze tecnologiche. I forti investimenti effettuati potranno godere di un grande ritorno economico». Il nuovo lanciatore costruito dal consorzio Elv (70% Avio, il resto Asi) è frutto di un accordo tra Agenzia spaziale europea e Agenzia spaziale italiana con la partecipazione di Francia, Olanda, Spagna, Belgio, Svizzera e Svezia. Oltre all'accelerata decisiva al progetto, l'Italia, attraverso l'Asi, ha fornito oltre 500 dei 700 milioni del programma.

L'Ile du diable da cui fuggì Charriere-Papillon è proprio di fronte allo spazio-porto di Kourou allestito con il vasto sostegno di Vitrociset, ma diabolici sono gli ingegneri-inventori dell'Avio che a Colleferro hanno brevettato millanta idee in questi anni dedicati a Vega. Grande opportunità anche per i ricercatori della Sapienza e delle università di Napoli, Bologna e Torino. Poi da ieri è in orbita anche Lares, 400 chili di tungsteno, per i prossimi 35mila anni l'oggetto più denso del sistema solare: pare quelle palle coperte di specchietti delle discoteche, ma avrebbe fatto comodo a Einstein. 


L'ORGOGLIO DEI DIPENDENTI
KOUROU (Guyana Francese) «Se aspetta un momento le rispondo, adesso ho qualcosa in gola che non va né su né giù». Otello Fanfoni ha 59 anni e, quale veterano «trasfertista» da Colleferro a Kourou, ne ha viste di tutti i colori: adesso, oltre alla lingua inceppata, ha anche gli occhi lucidi. Dallo spiazzo strappato dai Caterpillar alla giungla amazzonica nella Guyana Francese, il tecnico dell'Avio ha appena seguito Vega infilarsi con successo tra le nubi. Vega è il razzo lanciasatelliti ideato e costruito in gran parte a Valle Secola, ma, per quelli come Fanfoni, per quelli che lavorano nello stabilimento dell'Avio, Vega è piuttosto un'entità che li ha accompagnati negli ultimi dieci anni di vita, casa e fabbrica, fabbrica e casa.



Dal manager più in alto nel board, all'ingegnere più geniale, al tecnico più abile: dieci anni di lavoro, di studio, di esperimenti, di colossali investimenti (780 milioni di euro), di idee, di soggiorni di mesi e mesi in questa foresta poco sotto l'equatore che era stata scelta dalla Francia non per un Club Méditeranée, ma per la colonia penale poi raccontata da Charriere-Papillon. Non propriamente un paradiso tropicale, insomma, come ricordano gli stormi di zanzare, che non sanno leggere il certificato di vaccinazione per la febbre gialla e nemmeno sono abbattibili con i fucili mitragliatori, in dotazione soltanto ai soldati della Legione straniera che tengono tutto sotto controllo. Di più: prima di arrivare alla collinetta di osservazione Agami (ben esposta ai soliti 30 gradi all'ombra e all'umidità vicina al 100%, aiutata da continui acquazzoni) ti insegnano anche a usare una maschera antigas, perché a volte (più della metà, dice un'incoraggiante statistica) in questi lanci di prova qualcosa va storto e cade una (testuale sul depliant) «leggermente spiacevole pioggia acida».

Pioggia acida? Ma siamo a 7,5 chilometri dalla rampa. L'addetto alla sicurezza allarga le braccia. «Una soddisfazione così dice Fanfoni, mettendo in tasca il fazzoletto non avrei mai creduto di provarla. Sono addetto al controllo-qualità: devo accertarmi che ogni operazione (occhio e croce qualche milione, ndr) venga effettuata secondo i protocolli. Vedere che Vega ha funzionato alla perfezione ripaga davvero di tutti i sacrifici. La tensione era altissima perché puoi fare tutte le simulazioni del mondo, ma fino a che non accendi quel booster con decine di tonnellate di combustibile non sai che cosa accadrà: anni di lavoro possono andare in fumo in un attimo». Anche Ivano La Mura, 35 anni, e Maurizio Cesaritti, 32, sono qui in trasferta dall'Avio di Colleferro e si occupano dell'elettronica del «lanciatore»: sono cresciuti nella valle del Sacco seguendo da bambini l'epopea dei razzi Ariane, anche se come accade invece per tanti dipendenti della maxifabbrica i loro nonni o i loro padri non hanno costruito granate alla Bpd nella stessa zona dove adesso nasce il Vega.

«Siamo arrivati quattro mesi fa per l'ultimo ciclo di controlli», raccontano mentre i colleghi cantano Fratelli d'Italia davanti ai silenti «alleati» francesi (facce tipo: quanta strada ha fatto Bartali) e anche «Siam venuti fin qua per vedere volare Vegà». «Non ci pare vero continuano i due tecnici che tutto sia andato a meraviglia: ora passa la fatica, passa la nostalgia di casa che qui si può fronteggiare solo con Skype. Qui a Kourou restiamo alla base tutto il tempo. Altro da fare nella foresta, come avrà visto, non c'è. Gite? Anche solo a dirlo: "Vado a fare un giro a Cayenne" non suona bene. Invece adesso pare di stare in paradiso, un paradiso italiano».

Svelti, allora, una foto prima che i pullman ci riportino alla centrale di controllo Jupiter, ancora più in là nella giungla: Fanfoni, La Mura e Cesaritti si allineano, ma arrivano di corsa Riccardo Valle, Francesco Capri, Alessandro Giansanti, Maurizio Cutroni, Riccardo Iannuzzi, Mario Quondamsanti, Fabio Tamburello... Da Kourou tutta Colleferro è salita in orbita. 
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Lunedì 11 Novembre 2019, 12:30






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