Stazione spaziale: i primi 20 anni nel futuro e adesso arriva il primo frigorifero Il ruolo dell'Italia Il videotour con Parmitano Le foto di Paolo Nespoli

Lunedì 2 Novembre 2020 di Paolo Ricci Bitti
Stazione spaziale internazionale: i primi 20 anni nel futuro e adesso arriva il primo frigorifero Le foto di Paolo Nespoli in mostra

Finalmente un frigorifero e un vero wc - sì, la toilette - per far la vita meno amara sulla stazione spaziale internazionale, sull’avamposto dell’umanità nello spazio oppure, per dirla meglio, sull’opera ingegneristica più ardita e complessa che l’uomo abbia mai realizzato. Meglio partire dalle vicende di tutti i giorni, dalle incombenze casalinghe che accomunano noi terrestri agli astronauti per augurare il buon compleanno alla stazione spaziale internazionale. 
Alle 8.21 del 2 novembre 2000 l’astronauta americano William Shepherd e i cosmonauti Jurij Gidzenko e Sergej Krikalev trovarono tutti i parcheggi liberi a 400 chilometri di altezza e piazzarono la navicella Soyuz proprio davanti all’ingresso della loro nuova e panoramicissima abitazione.

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Si arrangiarono da soli per il trasloco di pochi scatoloni e delle ingombranti tute e da quel giorno l’Iss è diventata “casa dolce casa” per 241 persone di 19 nazioni, compresi 5 italiani. E anche 7 turisti non proprio low cost visto il biglietto da almeno 40 milioni di dollari pagati sull’unghia a Nasa e a Roscomos, l’Agenzia spaziale russa. Una montagna di soldi per vivere, sia pure fluttuando, in un camper parecchio spartano, dalla cubatura abitabile di un bus a due piani, con un bagno comune dietro a una tendina (niente privacy, insomma), il monotono ronzio dell’aria condizionata, niente doccia (immaginate sei mesi senza una doccia?), niente forno e niente frigo: colazione, pranzo e cena con cibi disidratati al più tiepidi oppure, ma solo negli ultimi anni, un po’ più caldi grazie a una valigetta tipo tostapane. Un accrocco, comunque. 


CAFFÈ ESPRESSO
Ma la vera rivoluzione di quest’anniversario lassù, mentre per 16 volte al giorno si orbita a 28.800 kmh attorno alla Terra con altrettante commoventi albe e tramonti, non è certo l’arrivo della prima navicella privata di SpaceX con equipaggio che rompe il monopolio Soyuz, ma l’installazione di due veri frigoriferi capaci di raffreddare gli alimenti a meno 15 gradi senza produrre quel calore che li rendeva finora incompatibili con l’Iss.

Un selfie di Luca Parmitano durante  una space walk: l'Iss si riflette sulla visiera del casco


Un lusso, in quella comune internazionale che l’anno scorso è stata aperta anche gli arabi: ogni secondo sulla Stazione costa un patrimonio e gli astronauti lavorano come matti per non restare indietro rispetto alla temuta “linea verde”, una time-line dettata senza alcuna pietà dalle sale di controllo. Ore frenetiche per completare mille esperimenti, test, attività fisiche per non deperire perdendo peso in assenza di peso, massacranti passeggiate spaziali, video telefonate con presidenti e papi che chiedono sempre le stesse cose. Un lavoro durissimo e mai che una volta smontati dal turno, prima di infilarsi appesi come pipistrelli nel loculo-camera-da-letto, si potesse stappare non dico una birra fresca, ma almeno una bottiglietta d’acqua (liscia, ovvero l’urina riciclata di tutto l’equipaggio) non a temperatura ambiente.

Una pagina del libro Interior space. A visual exploration of the international space station di Paolo Nespoli e Roland Miller

Musica nuova in cucina, adesso, così come dovrebbe cambiare la sinfonia nella toilette grazie al neoarrivato e costosissimo wc pensato anche per l’anatomia femminile. Una festa epocale per l’equipaggio come capitò nel 2015 quando Samantha Cristoforetti, nella sua lotta per sfuggire agli stereotipi da prima astronauta italiana, portò in dote la macchinetta per il caffè IssPresso, realizzata da Argotec e Lavazza che sono riusciti a condensare in 4 decimetrici cubici le tecnologie dei liquidi a pressione dei pozzi petroliferi. Geniale e affidabile tecnologia italiana come quella che ci rende leader nel mondo per la costruzione dei moduli abitabili spaziali (il 50% di essi sull’Iss è tricolore, made in Thales Alenia Space) e della più grande finestra affacciata dallo spazio sulla Terra: la cupola, fantastica bovindo dispensatrice di emozioni in orbita dalle quale vengono scattate le foto che fanno sentire anche noi fra le stelle.

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La stazione spaziale internazionale, assemblata dal 1998 con uno spettacolare via vai di Shuttle e Soyuz ed entrata in servizio appunto 20 anni fa per andare in pensione non prima del 2028, salvo successivi impieghi turistici da non escludere così come quelli di set cinematografico con Tom Cruise, pesa 450 tonnellate, è vasta come un campo da rugby ed è costata all’incirca 150 miliardi di dollari a Usa, Russia, Europa (Agenzia spaziale europea di cui l'Agenzia spaziale italiana è la terza contribuente), Giappone e Canada. Tanti? Troppi? Difficile fare i conti, ma nella space economy si calcolano dai 3 agli 8 dollari di ritorno per ogni dollaro investito e non hanno prezzo le innovazioni raggiunte, grazie a un laboratorio in condizione permanente di microgravità, nel campo della tecnologia e della medicina, ad esempio nelle cure dei tumori e dell’osteoporosi.

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Quanto valgono le vite salvate o migliorate grazie ai test effettuati anche da Umberto Guidoni, il primo italiano nel 2001, e poi Roberto Vittori, Paolo Nespoli, Luca Parmitano (record europeo di 366 giorni e 6 “passeggiate”, di cui una potenzialmente mortale, e pure il ruolo di comandante) e Samantha Cristoforetti, che vi tornerà fra due anni? Quanto vale la fenomenale e innovativa alleanza fra Usa, Russia, Europa e Giappone che ha permesso la costruzione dell’Iss? Neppure durante i momenti di più grande tensione fra le superpotenze è mai venuta meno la collaborazione per le attività relative all'Iss: un esempio senza precedenti di sintonia politica internazionale in nome dello spazio.

E poi l’esperienza accumulata servirà per la prossima stazione cislunare (Lunar gateway), il ritorno sulla Luna e il balzo su Marte, perché per passione e per denaro l’uomo ha sempre spostato l’orizzonte più lontano.

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Il ruolo dell'Agenzia spaziale italiana

La nota dell'Asi

Sono passati venti anni da quando il primo equipaggio si è insediato a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS); da allora è stata permanentemente abitata. Un laboratorio tra le stelle costruito modulo dopo modulo tra il 1998 e il 2011 fino a quando lo space shuttle, il mezzo più pratico per portare i pezzi in orbita, è andato in pensione. È da sempre considerata come l’opera ingegneristica più ardita che l’uomo abbia mai concepito dai tempi delle piramidi egizie. Un posto di lavoro unico al Mondo (anzi al di fuori del Mondo) dove, utilizzando lo stato di microgravità meglio conosciuta come assenza di peso, si possono fare esperimenti altrimenti impossibili. Dall’orbita a circa 400 km di quota si studiano, tra le altre cose, la fisiologia umana, la biologia, si osservano la Terra e l’Universo lontano.

 

Uomini, strutture ed esperimenti che parlano molto italiano. Oltre il 40% dei moduli della parte occidentale sono stati costruiti a Torino dalla Thales Alenia Space grazie al Memorandum sottoscritto nel 1997 i tra l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e la NASA. Un’intesa che ha permesso all’Italia, unico paese europeo, ad avere un doppio acceso allo sfruttamento del grande laboratorio orbitale e di avere voli supplementari di astronauti.

 

Tra i diversi moduli e laboratori uno su tutti spicca per le sue caratteristiche di innovazione e bellezza: la Cupola. Sette finestre affacciate sul mondo che conferiscono alla ISS il privilegio di uno sguardo panoramico verso la Terra che non può avere uguali in nessun altro posto. La cupola non è solamente una finestra sul mondo ma è anche il luogo dove gli astronauti hanno la giusta visuale per manovrare il braccio meccanico per agganciare le navicelle automatiche in arrivo. Si aggiungono a questa realizzazione i moduli logistici Leonardo, Donatello e Raffaello frutto del Made in Italy tecnologico. Il loro compito era quello di fare la spola, trasportati nella stiva dello shuttle, per costruire e trasferire sulla ISS materiale vario. Moduli impeccabili secondo la NASA che ha richiesto che Leonardo nel 2011 fosse lasciato permanentemente agganciato alla Stazione Spaziale.

 

L’Italia è divenuto così l’unico paese europeo ad avere con la NASA un rapporto di rilievo tanto da essere di nuovo in campo per la futura stazione spaziale in orbita lunare per il programma Artemis. Grande come un campo di calcio la ISS sai suoi 400 km di altezza dalla superficie terrestre ‘corre‘ a una velocità di circa 28.00 chilometri orari portando le sue 450 tonnellate a compiere il giro della Terra ogni 90 minuti. Ogni giorno gli astronauti e cosmonauti assistono a 16 albe e 16 tramonti. “Immagini che danno forti emozioni da togliere il fiato” a detta dei loro racconti. Come riferimento lassù hanno l’orario di Greenwich che è più o meno a metà strada tra gli USA e la Russia i principali contributori che negli anni ’60 rivaleggiavano per conquistare la Luna.

 

La Stazione Spaziale Internazionale è il più grande esempio di collaborazione internazionale. Coinvolge 5 tra le più grandi agenzie spaziali del mondo: l’americana NASA, la russa ROSCOSMOS, l’europea ESA (di cui l’ASI è il terzo contributore, primo per il volo umano), la giapponese JAXA e la canadese CSA. A bordo si sono susseguiti 241 astronauti di 19 diverse nazionalità e tra loro anche cinque dei nostri sette astronauti che dal 1992 od oggi hanno viaggiato nello spazio per un totale di 10 missioni: Umberto Guidoni, e gli astronauti ESA Roberto Vittori, Paolo Nespoli, Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti. Quest’ultima è attualmente in addestramento in previsione di un suo nuovo volo pianificato tra il 2022 e il 2023.

 

Il nostro Paese grazie ad una presenza costante ha collezionato vari primati sia a livello di ricerca che a livello personale. Per la parte scientifica l’ASI ha fatto volare ben 73 esperimenti che hanno toccato svariati campi della scienza. Alcuni di questi sono stati realizzati in collaborazione con scuole e università nazionali dando così anche un contributo educativo. Dei 73 esperimenti 69 sono stati effettuati con la NASA, 1 con l’agenzia russa ROSCOSMOS e 3 con l’Agenzia Spaziale Europea. Se si guarda al nostro apporto dato attraverso gli astronauti basti pensare che Umberto Guidoni è stato il primo europeo nel 2001 ad entrare nell’avamposto cosmico ancora in fase di costruzione. Paolo Nespoli il “meno giovane” europeo ad avervi soggiornato per un lungo periodo nel 2017. Luca Parmitano è stato nel corso della sua seconda missione nel 2019 il comandante dell’ISS ed ha effettuato 6 uscite nello spazio: un record continentale per numero e durata di attività extra-veicolare. Questi sono solo alcuni dei record che l’Italia ha ottenuto viaggiando a bordo dell’avamposto cosmico. Nel prossimo futuro della ISS si prevede che dal 2028 le aziende private potranno sfruttare ancora le sue strutture. Qualche anno per utilizzarla come un albergo per facoltosi turisti o come posto di produzione di materie estremamente pure grazie alla condizione di microgravità.

 

“Partecipare fin dall’inizio al più grande programma di cooperazione spaziale internazionale come è quello della Stazione Spaziale Internazionale – ha commentato Giorgio Saccoccia, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana - è stato per il nostro Paese un’occasione unica che ci ha permesso di diventare un riferimento mondiale nel settore dell’esplorazione spaziale soprattutto per quanto riguarda i moduli pressurizzati. Questo è un grande punto d’orgoglio per l’ASI. E adesso grazie all’esperienza acquisita sulla ISS possiamo giocare un ruolo da leader anche sull’orbita lunare e sulla superficie del nostro satellite. Ma anche il futuro della ISS ovvero quello commerciale vede per l’Italia e le nostre industrie nuove opportunità economiche grazie alla possibilità di sviluppare nuovi prodotti sfruttando la microgravità”.

Il tour dell'Iss con Luca Parmitano

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Leonardo

Per l'amministratore delegato di Leonardo, Alessandro Profumo, la Stazione Spaziale «è un formidabile esempio di ingegno umano, industriale e tecnologico. Gli innumerevoli esperimenti svolti al suo interno hanno rappresentato delle sfide avvincenti per l'uomo e per l'industria del settore che ci condurranno, nel prossimo futuro, alla realizzazione di nuove strutture orbitanti sempre piu' lontane, a partire da quella per la Luna».

 

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(Foto Nasa-Asi)

La mostra delle foto di Paolo Nespoli

La grande finestra della Stazione Spaziale con vista sulla Terra, la Cupola, che fa da cornice a ciuffi di nuvole contro un cielo azzurro: è stata una delle foto tecnicamente più difficili scattate dall'astronauta Paolo Nespoli, che nelle sue missioni per l'Agenzia Spaziale Europea (Esa) ha volato per due volte sulla grande casa-laboratorio nello spazio abitata dall'uomo ormai da 20 anni. La foto, con altre scattate dall'astronauta, è esposta fino al 28 novembre nella mostra «Interior Space. A Visual Exploration of the International Space Station», organizzata da Leonardo a Roma, presso la Galleria del Cembalo per celebrare i 20 anni dell'uomo a bordo della Stazione Spaziale. «Da un lato la bellezza e l'arte, dall'altro la tecnologia e la sua umanizzazione»: sono questi, ha detto Nespoli all'ANSA, i temi ricorrenti del racconto dell'uomo nella stazione orbitale raccontate nei suoi scatti. «Questi 20 anni di continua presenza umana nello spazio sono importanti - ha proseguito l'astronauta - perché ci fanno vedere che quando applichiamo le nostre conoscenze e riusciamo a unire le forze dal punto di vista tecnico, riusciamo a afre cose quasi impossibili». Tra queste c'è, per esempio, il fatto che in 20 anni non c'è mai stata nessuna grave emergenza. «La Stazione Spaziale - ha aggiunto - è la dimostrazione di come sia possibile trascendere le diversità e fra i Paesi in nome di un obiettivo valido per tutti: è cominciata come un progetto degli Stati Uniti, ai quali si sono uniti Giappone, Canada, Europa e la Russia». Per questo il cielo azzurro della Terra visto dalla Stazione Spaziale «ti tocca dal profondo». Così come sono significative le foto fatte nei laboratori della stazione orbitale: «Sembrano la cantina di un rigattiere. Sono importanti perché fanno vedere come sia possibile costruire un laboratorio nel quale devi poi abitare. Si tocca con mano come gli esseri umani hanno umanizzato un laboratorio che altrimenti sarebbe stato sterile».

 

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Il sottosegretario Fraccaro

«Esattamente 20 anni fa la Stazione Spaziale Internazionale ospitava a bordo i primi astronauti. Da quel giorno la stazione orbitale, grazie alle attività sperimentali e di ricerca, ha reso possibili enormi progressi in campo scientifico e tecnologico». A dichiararlo in una nota è il sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega alle Politiche per lo spazio, Riccardo Fraccaro, che aggiunge, «un laboratorio unico e indispensabile per lo sviluppo del settore spaziale a livello mondiale, grazie al quale sarà possibile costruire la stazione cislunare e raggiungere le prossime tappe dell'esplorazione umana dello spazio. La Iss è un ponte per il futuro e l'Italia è fiera di aver dato un contributo così determinante alla sua realizzazione». «La Stazione Spaziale Internazionale - aggiunge il sottosegretario - è un centro di ricerca aperto a tutti, che ha spianato la strada alla New Space Economy coniugando i dati forniti dallo spazio con le attività industriali più tradizionali. In questi 20 anni ha ospitato 242 astronauti, di cui 5 italiani: da Samantha Cristoforetti, la prima nostra connazionale ad andare nello spazio, a Luca Parmitano, il primo italiano a essere definito comandante della Iss. L'Italia ha portato a bordo anche le proprie eccellenze tecnologiche come i moduli pressurizzati e la stupenda cupola dalla quale si può ammirare il mondo con occhi diversi». «Proprio lo spazio può essere uno strumento indispensabile per vincere le sfide che abbiamo di fronte, fornendoci nuove soluzioni per garantire la sostenibilità ambientale. Da 20 anni la stazione spaziale, il più complesso oggetto mai costruito, rappresenta ciò che la cooperazione tra i Paesi può realizzare. Stati Uniti, Russia, Europa, Canada e Giappone lavorano in sinergia per tenere in orbita questa preziosa fucina scientifica dimostrando come lo spazio possa essere un esempio assoluto di politica internazionale. Un modello - conclude Fraccaro - che andrà replicato anche per il futuro, per i prossimi 20 anni e oltre».

 

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Ultimo aggiornamento: 3 Novembre, 00:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA